Colloqui sulla pluralità dei mondi (Entretiens sur la pluralité des mondes) è un'opera di divulgazione astronomica e filosofica in forma di dialogo, apparsa anonima nel 1686 e attribuita a Bernard le Bovier de Fontenelle. Il testo espone le teorie astronomiche di Cartesio e Niccolò Copernico attraverso le conversazioni tra un narratore e una marchesa, distribuite in sei serate e precedute da una prefazione e da una dedica a Monsieur L***.
Il libro era destinato a lettori colti non specialisti, in particolare dell'ambiente aristocratico e mondano. La scelta del francese, anziché del latino scientifico, favorì la diffusione dell'opera presso un pubblico non specialistico: i Colloqui ebbero numerose riedizioni - 33 già durante la vita dell'autore - e vennero tradotti in più di dieci lingue.
Storia editoriale
Composizione e pubblicazione L'opera fu pubblicata nel 1686 in forma anonima. La prima edizione comprendeva cinque serate; una sesta fu aggiunta nell'edizione del 1687. Durante la vita dell'autore apparvero trentatré edizioni del testo.
Contesto scientifico e culturale
Il tema della pluralità dei mondi era già presente nella filosofia antica: Epicuro, nella Lettera a Erodoto, ammetteva l'esistenza di innumerevoli mondi. Alla fine del XVI secolo Giordano Bruno, nel De l'infinito, universo e mondi, sostenne l'idea di un universo infinito popolato da mondi abitati.
Alla fine del XVII secolo il sistema copernicano non era ancora universalmente accettato e il pubblico colto restava più familiare con il sistema geocentrico di Tolomeo. Gli Entretiens furono tra le prime opere a divulgare in francese le concezioni copernicane e cartesiane.
Diffusione e traduzioni Le traduzioni pubblicate tra la fine del XVII e il XVIII secolo attestano la diffusione europea dell'opera. La prima traduzione inglese, A Discovery of New Worlds, fu pubblicata nel 1688 da Aphra Behn. La prima traduzione italiana a stampa fu pubblicata a Parigi nel 1748 da Annibale Antonini con il titolo Ragionamento sù la pluralità de' mondi. Altre edizioni italiane adottarono i titoli Ragionamenti su la pluralità de' mondi nel 1788, Trattenimenti sopra la pluralità de' mondi nel 1797 e Colloqui sulla pluralità dei mondi dal 1978.
Struttura L'opera è organizzata come una serie di colloqui serali fra un narratore e una marchesa in un giardino. Attraverso il dialogo, Fontenelle introduce i temi astronomici in modo progressivo, alternando spiegazioni del narratore, esempi e obiezioni della marchesa.
Il tono della conversazione alterna divulgazione scientifica, galanteria e ironia. Fontenelle ricorre spesso a immagini tratte dalla vita quotidiana e dalla società mondana per spiegare fenomeni astronomici e concetti filosofici.
La divisione in sei serate combina il modello del dialogo filosofico e scientifico con le forme della conversazione aristocratica del XVII secolo.
Contenuti
Nella prima sera il narratore introduce il sistema copernicano: la Terra non è immobile al centro dell'universo, ma è un pianeta che ruota sul proprio asse e attorno al Sole. Fontenelle presenta questo mutamento di prospettiva come un esercizio di ragionamento più che come una dimostrazione tecnica e invita a non fermarsi all'apparenza immediata dei sensi.
Nella seconda sera la Luna viene descritta come una Terra abitata. L'argomento non è presentato come una certezza osservativa, ma come un'ipotesi fondata sull'analogia fra i corpi celesti. Il confronto fra la Terra e la Luna introduce l'ipotesi che anche altri corpi celesti possano essere abitati.
Nella terza sera il discorso si concentra sulle caratteristiche del mondo lunare e si estende agli altri pianeti. Il narratore sviluppa l'ipotesi che i pianeti possano essere mondi distinti, ciascuno con proprie condizioni fisiche e propri abitanti. Le ipotesi sugli abitanti degli altri pianeti rendono più concreta l'esposizione astronomica e mettono in discussione il ruolo centrale attribuito alla Terra.
Nella quarta sera Fontenelle passa in rassegna Venere, Mercurio, Marte, Giove e Saturno, adattando a ciascun pianeta considerazioni sulle dimensioni, sulla distanza dal Sole e sulle possibili condizioni di vita. La spiegazione resta legata alla fisica cartesiana e presenta il sistema solare come un insieme ordinato di mondi.
Nella quinta sera le stelle fisse sono interpretate come altri soli, ciascuno capace di illuminare un proprio mondo. Il modello planetario viene così esteso oltre il sistema solare. Questa estensione ha anche un significato filosofico: l'universo non è costruito intorno alla Terra e l'uomo perde la posizione centrale che gli era attribuita dalla cosmologia tradizionale.
Nella sesta sera, aggiunta nel 1687, Fontenelle riprende gli argomenti precedenti alla luce di nuove osservazioni celesti. Il dialogo richiama osservazioni astronomiche recenti e le collega all'ipotesi della pluralità dei mondi. Molte affermazioni restano presentate come ipotesi, ma Fontenelle contrappone il ragionamento probabile e l'osservazione all'autorità della tradizione.
Accoglienza e critica Il successo degli Entretiens sur la pluralité des mondes fu "eccezionale" e l'opera ebbe trentatré edizioni già durante la vita di Fontenelle. I Colloqui furono l'opera più nota di Fontenelle e contribuirono alla diffusione del sistema copernicano, ancora non universalmente accettato nel 1686. Le conoscenze scientifiche su cui l'opera si basava erano però limitate e alcuni dati erano errati anche per l'epoca.
Marie-Françoise Mortureux ha ricordato che nel 1686 il Journal des savants presentava Fontenelle tra gli autori di logica e fisica; la studiosa legge però gli Entretiens anche come un testo letterario, non solo come esposizione scientifica. Secondo Mortureux, il dialogo non è un semplice ornamento: le domande e le obiezioni della marchesa guidano la spiegazione e traducono il linguaggio scientifico in conversazione mondana. Marc Hersant, recensendo lo studio di Fabrice Chassot sul dialogo scientifico nel XVIII secolo, presenta gli Entretiens come un punto di riferimento per il dialogo scientifico settecentesco, nel quale la spiegazione delle scienze passa attraverso una situazione narrativa e conversazionale.
Serge Hochedez ha interpretato l'ironia degli Entretiens come uno strumento per discutere criticamente le autorità tradizionali e abituare il lettore all'esercizio del dubbio. Per Hochedez, il dialogo fra il narratore e la marchesa non espone soltanto un sistema astronomico, ma abitua il lettore al dubbio e al distacco dalle autorità tradizionali.
Nel valutare l'edizione critica curata da Robert Shackleton, Suzanne Delorme segnala che l'introduzione ricostruisce sia la teoria cartesiana dei vortici sia i precedenti costituiti da John Wilkins e Pierre Borel, aggiungendo che i dati scientifici usati da Fontenelle nel 1686 erano lontani dall'esattezza. L'interesse storico dell'opera riguarda quindi soprattutto il modo in cui Fontenelle trasformò un dibattito astronomico e filosofico in una conversazione accessibile a lettori non specialisti.
Gli Entretiens furono inseriti nell'Indice dei libri proibiti nel 1687; Giuseppe Tanzella-Nitti collega questo provvedimento alle cautele del dibattito teologico seicentesco sulla pluralità dei mondi abitati.
Edizioni (elenco parziale) Edizioni francesi
Prima edizione, con cinque serate Indicata come settima edizione
Traduzioni
Ceco
Greco
Inglese
Italiano
Neerlandese
Polacco
Portoghese
Russo
Spagnolo
(ristampa facsimilare dell'edizione del 1914)
Svedese
Tedesco
Note
Bibliografia
Voci correlate Abitabilità planetaria Cosmologia (filosofia) Divulgazione scientifica Esobiologia Sistema eliocentrico Pluralità dei mondi Storia della fantascienza
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