Introduzione Le origini della città di Acri sono state a lungo dibattute tra gli studiosi, e in generale attribuite all'antico popolo degli Osci, soppiantati più tardi dai Bruzi e Lucani.
Gli insediamenti preistorici Il ritrovamento del sito archeologico di Colle Dogna di Acri, da parte del prof. Giuseppe Palermo, avvenne nel 1996. In seguito egli fondò l'ACRA (Associazione Culturale per la Ricerca Archeologica). Gli scavi in Acri (sito archeologico di Colle Dogna) furono iniziati nel 1998 dalla Soprintendenza archeologica della Calabria, Ufficio Scavi di Sibari, d'intesa con la cattedra di Protostoria Europea dell'Università "La Sapienza" di Roma. Essi hanno permesso il rinvenimento di un insediamento umano sulle pendici occidentali del Colle Dogna, nel centro urbano, accanto all'Istituto T.C.G.T. "G. B. Falcone". I reperti più antichi rinvenuti sono stati datati all'inizio del Neolitico medio (6350+-50 a.C.), con datazione al Radio carbonio 14 (5625-5515)pubblicazione Fondazione V Padula "Acri scavi Colle Dogna 4000 anni di presenza umana alle porte della sila ; autori Prof Alessandro vanzetti, Archeologhi A.schiappelli; archeologa M.A. Castagna, edizione 11/2019 e hanno somiglianze alla facies di Laterza, mentre i più recenti sono riconoscibili quali manifestazioni dell'Età del bronzo antico (2800-2100 a.C.), simili per alcuni aspetti alla facies di Cessaniti-Capo Piccolo, e quasi identici alle facies di Palma Campania.
A tal proposito si propone un estratto dalla XXXVII Riunione scientifica della Preistoria e Protostoria in Calabria:
Gli archeologi così la evidenziano nella loro descrizione:
Il sito ha messo in luce il primo abitato all'aperto del Bronzo antico nella provincia di Cosenza; Non è accertata, ma è abbastanza verosimile, una continuità di insediamento fra l'Unità Stratigrafica 9 e la 6; in questo caso ci troveremmo di fronte ad un centro, almeno parzialmente coevoDef. Ita. : "Coevo - co·è·vo/aggettivo - Che si svolse od operò nello stesso tempo"., a quello della Sibaritide, ma in anticipo rispetto ad esso all'inizio della sua occupazione; Il quadro culturale complessivo dei siti sembra alquanto diverso da quello noto per la Sibaritide, ma con legami stretti con la Campania, Basilicata e Puglia da una parte, e le Isole Eolie dall'altra.
Nel 2002, nella località di Policaretto, nel comune di Acri, a circa 10 km dell'attuale centro storicoLa frazione Policaretto, nel Medioevo veniva chiamata Policastrio, come è dichiarato nel documento delle "Capitolazioni" dell'antico casale di Acri di San Demetrio redatto il 3 novembre 1471 da Paolo Greco da Terranova, Archimandrita del convento di San Adriano, che annota i testimoni della confraternita (tra cui i monaci Iacopo de Pulicastrio de Acrio, Basilio, Nicodemo, Attanasio da Montealto e Andrea), a cui gli albanesi chiedevano di essere accolti nelle terre del monastero. Se ne riporta uno stralcio tratto da Emanuele Giordano e D. Cassiano, Note per una storia delle popolazioni albanesi nel feudo di San Adriano, 2001, Eianina, Cosenza: "(...) Ipsi Albanenses, una voce et pari voto asseruerunt, quod propter sinistram et infelicem victoriam Turcorum expoliati ex exule sunt a patriles mansionibus, gratles et aequitanibus necessaries in eurum vita ipsa amplectari et caros haberi", vengono accolti come vassalli né a titolo di vassallaggio, ma sotto titolo di tutela paterna a "Dimitri de Malasca, Petrus Brescia, Theodorus Lopes, et nonnulli Albanenses"., a seguito di una segnalazione dell'Archeoclub d'Italia, venne identificato un secondo sito.Dal verbale di consegna, prot. n° 2 modulo 3, si legge: «In data 14/06/02 La sottoscritta (...), I Assistente Tecnico Scientifico presso L'ufficio Scavi di Sibari della Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, prende in consegna dal Sig. Fiorito Angelo, presidente dell'Archeoclub d'Italia, e residente in Acri (Cs), nº 1 scatola di cartone contenente svariati reperti archeologici ed alcune monete, recuperati sul sito Policaretto frazione di Acri (Cs), durante ricognizioni sul territorio.» I due insediamenti sono posti un di fronte all'altro, e, sul vasto pianoro che si estende per varie decine di ettari sulla dorsale a Sud-Ovest del fiume Mucone, sono stati rinvenuti materiali identici a quelli di Colle Dogna, ma in quantità enormemente superiore, e forse, secondo gli esperti, addirittura più antichi. L'estensione dell'insediamento doveva essere notevole, comprendendo diverse cime collinari in prossimità dei fiumi, Mucone e Cieracò di Acri.
A seguito della segnalazione, ebbe inizio, nel luglio 2002, una terza campagna di scavi nelle località Policaretto e Gastia, frazioni di Acri, grazie al finanziamento della Fondazione culturale Vincenzo Padula, dedicata all'omonimo poeta e patriota italiano.
Tra i rinvenimenti sul sito, nei saggi di scavo del luglio 2002, nelle frazioni di Piano del Barone, Policaretto, Gastia e Valle del Mucone, si segnala il ritrovamento di forni per la lavorazione della ceramica, di vasellame di tipo bruzio e i resti di una villa romana, datati al II-I secolo a.C. Altri ritrovamenti nel territorio riguardano punte di freccia in ossidiana e selce, frammenti di ceramica locale, osca o bruzia, resti di ceramica greca arcaica del tipo Kylix a vernice nera in stile protogeometrico, oggetti in bronzo di piccole dimensioni, e infine varie monete grecheTriobolo, dracme e semidracme., ora in custodia al Museo archeologico nazionale della Sibaritide.
A tal proposito l'archeologo il prof. A. Vanzetti scrive sul sito di Colle Dogna
Rinvenimenti numismatici La quantità di monete, rispetto agli altri reperti provenienti dagli scavi, è esigua: si tratta, in totale, di sessanta esemplari, le cui datazioni si possono ricondurre ad un ampio lasso di tempo, di cui trentasei presenti nel Museo Civico di Cosenza.
Hubert Goltzius documentò nel "Thesaurus rei antiquariae"Bruges, Belgio, circa il 1575-76. e nel "Sicilia et Magna Graecia sive Historiae Urbium populorumque Graeciae ex antiquis nomismatibus", il rinvenimento, alla confluenza degli attuali fiumi Mucone e Chàlamo, che scorrono ai piedi della città di Acri, di due monete bruzie con la scritta Acherontham, e, in esergo, Niko.
A queste si aggiungono ritrovamenti più recenti, con esemplari da Thurii (490 a.C.), Metaponto (550 a.C.) e Crotone (443-442 a.C.), oltre ad alcune monete provenienti dall'illirica Dyrrhachium (Durazzo), alcuni trioboli ed uno statere del 590 a.C. e molte monete romane: tra queste, esemplari della monetazione dei Gallieno, Giulia Domna, Uranio Antonino (253-254 d.C.) e di Tiberio.
Nel settembre del 1997 si ebbe un ritrovamento di ulteriori 14 monete: una greca da Crotone, con tripode e Nike alata; due monete di Gallieno, una di Dyrrhachium, due monete greche di Thurii ed altre, ancora da identificare, ma di quasi certa provenienza Alessandrina (Alessandria d'Egitto). Fu trovato inoltre un reperto metallico (probabile parte di una corazza bruzia), un anello digitale in oro giallo di forma serpeggiante, di epoca imprecisata e di probabile origine semitica.Verbale di consegna del 5 novembre 1997, prot. n. 4088, collo n. 1, effettuato dalla Soprintendenza archeologica della Calabria, deposito Museo archeologico Nazionale della Sibaritide, (ritrovamento ad opera della sede dell'Archeoclub d'Italia sede di Acri). Un terzo ritrovamento avvenne nel 2002Consegna alla Sovrintendenza della Calabria in data 14 giugno.: si tratta di svariati pezzi di ceramica Osco-Bruzia, una punta di freccia di ossidiana e di due monete romane. I ritrovamenti numismatici attestano la continuità nella frequentazione del territorio fino al periodo dell'impero bizantinoMoneta dell'imperatore Leone VI il Saggio detto il saggio 886-912 d.C., rinvenuta nel fiume Chàlamo nel 1995).
Ipotesi sull'origine della città
Come è già stato accennato nell'introduzione, tra l'Eneolitico e il Bronzo Finale, nel territorio di Acri è stato rinvenuto un consistente insediamento umano. I reperti hanno dimostrato che era composto da popolazioni che possiamo identificare con le prime giunte su quelle terre, gli Enotri, soppiantati nel corso del tempo dagli Osco-Umbri, dal cui ceppo derivano i Sanniti, quindi dai Lucani ed infine dai Bruzi. Infatti, nell'elenco delle località Enotrie esistenti già nell'anno 1240 a.C., lo storico Davide Andreotti Loria, nell'opera "Storia dei cosentini", cita: "Acrae, Albistria, Blanda, Besidie, Cerre, Lao, Nucria, Napezia, Tyllesion". Nel 1641, lo storico Giovanni Fiore così la descrive: "...essendo Terra della Iapigia, conviene dire che i Iapigi ne fossero i primi fondatori...". Aristotele nel suo opuscolo De Mirabilis Auscult, scrive: "che in tutta l'Italia infiniti monumenti si vedevano di Ercole per tutte le vie battute, e che presso Pandosia nella Iapigia, si rispettavano ancora le sue orme, perché non si potevano calcare con i piedi" ... . Si attribuisce ancora ad Aristotele « [...] Dicono che in Italia, fino alla terra celtica, dei Celti liguri e degli Ibrei, c'è una via detta Heracleia, attraverso la quale qualunque viaggiatore, sia esso greco o indigeno, è protetto dagli abitanti del luogo, perché non gli sia fatta alcuna ingiustizia; infatti debbono pagare il fio quelli che nel cui territorio sia avvenuta un'ingiustizia...» F. Carona, G. Mezzarobba 2003. Plutarco, con notevole precisione, cita la descrizione del campo di battaglia di Agatocle. Lo storico Luigi Caruso, nella sua opera, "Storia di Cosenza", fra gli antichi nomi di alcuni comuni della Calabria cita: "Ocriculum - Auxo - Axia - Acrium - Acresium - Acrae - Acra", tralasciandone evidentemente altri, con i quali si ricordava in altri tempi. Acri così viene descritta "...antica città del popolo dei Coni, anzi la loro capitale, probabilmente dopo la distruzione di Cone..." (Francesco Grillo 1952). Lo storico Cantù, nella sua opera, "Storia Universale", al volume VIII, scrive: "Ne l'interno Acheruntia e Pandosia ne l'Acheronte". Davide Andreotti Loria scrive sulle origini di Acri: "Acri e l'antica Aciris, che declinava come metabo, vale a dire: Aciris, Aceruntis, Acherontis". Precisa poi che il nome non è di origine greca:
« [...] Che Acri, adunque, fu l'antica Aciria o Acherontia lo prova uno de suoi fiumi detto né tempi Osci Acherante ed Acironti, né tempi greci Acheros, nei mezzani, Cironti, ed oggi Caramo e Calamo. Del resto essendo Acri antichissima abitazione dei primitivi coloni Osci, che prendeva denominazione da' prossimi monti ove sorgeva, è chiaro che dovesse appellarsi Aciria ed Acherontia, quando il fiume che le scorreva presso, appellavasi Acironte ed Acheros...». Davide Andreotti Loria scrive:
"Pandosia nei cui pressi trovò la morte Alessandro il Molosso era dunque posta sopra Cosenza. Non può ricercarsi in Castelfranco, odierna Castrolibero - come sostiene il Barrio e quanti ad essi si rifanno - perché non posta nella posizione indicata da citato Strabone. Questi vuole che Pandosia sorgesse sopra Cosenza - ma non si troverebbe sopra Cosenza se si ponesse in Castelfranco; perché al tempo che Strabone scrivea, Cosenza era tutta al di qua del Crati sui monti Gramazio, Venere e Triglio; e Castelfranco, in una postura che non sovrasta affatto Cosenza..."
Alcuni studiosi affermano, contrariamente, che il nome della cittadina deriva dal greco ἄκρα (Akra) che significa "sommità".