L'evoluzione spirituale, in filosofia, nelle religioni, nelle discipline ascetiche, è un percorso di crescita riguardante non solo l'individuo ma anche la natura e l'universo in generale, che implica una visione dello spirito in continuo sviluppo, in analogia all'evoluzione biologica,, p. 130. ma il cui scopo è l'acquisizione di una maggiore coscienza attraverso forme sempre crescenti di complessità.Lo sviluppo della coscienza è lo scopo indicato in maniera ricorrente nella storia della filosofia, cfr.
Storia del concetto
Antichità Sebbene anticamente non vi fosse un concetto analogo a quello moderno di evoluzione, i filosofi greci avevano presente il perenne divenire dei fenomeni, a partire da un'origine primordiale (Archè) da cui tutte le forme della natura scaturivano; tra i presocratici prevaleva un panpsichismo ilozoista, secondo cui anche la materia inanimata poteva produrre la vita per abiogenesi.
Nelle mitologie cosmogoniche comuni a diversi popoli, la nascita dell'universo era descritta come un processo che aveva portato dal caos indifferenziato al kosmos, cioè all'ordine, sebbene all'interno di una visione ciclica tendente a ripetersi continuamente. Nei culti misterici si insegnava come legge di evoluzione la reincarnazione in forme superiori oppure inferiori, a seconda delle azioni pregresse, che nella tradizione indiana costituiscono il karma.
Per Platone la discesa dell'uomo nella materia rappresentava anzi una sorta di involuzione, dovuta secondo la dottrina orfica a una colpa originaria ;Anna Marina Storoni Piazza, Padri e figli nella Grecia antica, pag. 32, Armando Editore, 1991. soltanto i sapienti avevano la possibilità di tornare, attraverso un lungo percorso di ascesi esemplificato dal mito della caverna, al mondo iperuranio degli Dei, dove essi dimoravano prima della caduta nell'oblio: Come riporta nel mito della biga alata esposto nel Fedro «l'anima perde le ali, precipitando nei legami corporei» (Fedro, 246 c, cit. in ) più che un'evoluzione si trattava quindi del ripristino dell'autentica condizione umana.
La dynamis aristotelica e neoplatonica Aristotele introdusse un finalismo esteso a tutte le forme di vita, in virtù del quale esiste una potenzialità (dynamis), una forza interiore ritenuta immanente (non più trascendente alla maniera platonica), che spinge gli organismi ad evolversi per realizzare la loro essenza.Aristotele cercava in tal modo di risolvere il dualismo platonico che appariva insanabile tra il mondo delle idee e le loro copie sensibili, ma in lui si presenta il problema rovesciato di come l'essenza spirituale dei singoli enti possa sopravvivere in seguito alla loro dissoluzione materiale.
Perché il possibile divenga in atto, occorreva poi un Essere supremo contenente già tutte le realizzazioni, che fungesse da motore pur restando immobile. In seguito tuttavia il neoplatonismo attribuirà al divino anche la potenza intesa come potere dinamico di sviluppo, anziché pura possibilità logica, concependolo quale infinita energia creatrice, trascendente e al contempo immanente nelle ragioni seminali degli organismi, dove sono veicolati dall'Anima.Plotino, Enneadi, II 3, 14; IV 3, 15; IV 4, 12.
È a partire da questo Logos universale che venivano spiegati i singoli aspetti della natura, nei quali l'intelligenza poteva svilupparsi perché già presupposta in essi, ritenuta anteriore in un senso per così dire perpendicolare, mentre sul piano materiale la vita appare procedere orizzontalmente, prima dagli esseri inferiori fino a quelli più evoluti.La visione di Plotino si contrapponeva cioè frontalmente al meccanicismo atomistico, secondo cui invece la natura costruirebbe dapprima gli organismi inferiori assemblando singole parti, fino ad arrivare casualmente agli organismi più intelligenti (cfr. Vittorio Mathieu, Come leggere Plotino, Bologna, Bompiani, 2004, pp. 21-22).
Visione devolutiva gnostica Nello gnosticismo ritorna una visione «devolutiva» o decadente della creazione, ritenuta opera di un dio inferiore, il Demiurgo, contrapposto dualisticamente al Pleroma verso il quale soltanto poche anime possono risalire, grazie alla gnosi, liberando la loro scintilla divina dal mondo materiale in cui sono intrappolate.
L'idea cristiana di progresso Al contrario il cristianesimo fu portatore di un'idea della storia come progresso, che pur partendo da un peccato originale, migliora all'infinito verso un finale escatologico di redenzione.Ubaldo Nicola, Atlante illustrato di filosofia, Firenze, Giunti Editore, 2000, p. 173.
Nelle parole di Paolo di Tarso questa non riguarda solo il singolo individuo, ma l'intera creazione che «attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità […], e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio: sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto».Cit. dalla Lettera ai Romani ()
Nei testi patristici come la La città di Dio veniva così prospettata una prima filosofia della storia, suddivisa in varie epoche, connotate da una progressiva elevazione e vittoria sul mondo, sotto la guida della Provvidenza.
La catena dell'Essere
La visione neoplatonica di una natura dinamica, che aveva permeato il pensiero di Agostino d'Ippona,Spingendo Agostino ad affermare che «piante, uccelli e la vita animale non sono perfetti… ma creati in uno stato di potenzialità» (cit. in si congiunse con quella aristotelica nell'immagine della «grande catena dell'essere», portata avanti nella filosofia cristiana medievale da Tommaso d'Aquino e dagli scolastici, fino al pensiero rinascimentale ed oltre, basata su una suddivisione gerarchica delle specie viventi. Pur adottando un modello statico, presupponeva una sorta di continuità dagli organismi più semplici ai più complessi, che constatava ad esempio la vicinanza delle scimmie all'essere umano.
Significativo fu inoltre il recupero di concezioni magiche, animistiche ed ermetiche nel contesto dell'alchimia, che prospettava la possibilità di un'evoluzione personale (microcosmo) in analogia alla convinzione che tutti i metalli presenti nelle viscere della terra fossero destinati naturalmente a diventare oro,Anna Maria Partini, Athanasius Kircher e l'Alchimia: Testi scelti e commentati, pag. 133, Mediterranee, 2004. come del resto il creato (macrocosmo), corrottosi a causa del peccato, tendeva a ritornare verso la perfezione originaria.
Tale processo poteva essere accelerato con opportune trasmutazioni, operazioni ed eliminazione delle scorie, fino a produrre la pietra filosofale dal potere palingenetico.Si cercava in un certo senso di risolvere la materia nello spirito, come l'uomo tende verso la divinizzazione in un percorso comune di continuo miglioramento evolutivo.
Il concetto leibniziano di forza Si trattava di un principio evolutivo non solo fisico e biologico, ma anche culturale e spirituale, insito nella materia stessa, come nella concezione di Leibniz che la riteneva non statica o inerte secondo il meccanicismo cartesiano, bensì in continuo movimento perché animata da una forza viva, unentelechia o monade affine alla coscienza e alla volizione, che la struttura gerarchicamente in vista di un fine, ossia l'appercezione divina.
Il dinamismo romantico Il paradigma cosmologico della grande catena dell'essere, la cui influenza poco riconosciuta ebbe riflessi anche sul modello sociale dell'era elisabettiana, continuò a prevalere durante l'Illuminismo fino ad assumere un carattere sempre più dinamico durante il Romanticismo, la cui Naturphilosophie, incentrata sui concetti di Lebenskraft e di continua metamorfosi delle forme viventi, vedeva l'anima umana capace di ascendere o progredire spiritualmente attraverso stadi successivi, avvicinandosi sempre più a Dio.Arthur O. Lovejoy, The Great Chain of Being: a Study of the History of an Idea (1936), Cambridge, Harvard University Press, 1936, 1961, 1970 ISBN 0-674-36153-9.
Furono elaborate così le prime teorie evoluzionistiche, come quella di Lamarck che assegnava un ruolo attivo agli esseri viventi nel modificarsi in risposta agli stimoli ambientali, secondo il principio «la funzione crea l'organo», dotandoli di una potenzialità latente di natura vitalistica, ben diversa rispetto al darwinismo basato su una spiegazione puramente deterministico-casuale dei cambiamenti nelle specie.
Anche Goethe formulò una sua concezione evolutiva nella Metamorfosi delle piante, dove attribuiva l'infinita varietà dei vegetali diffusi sulla Terra alle trasformazioni di un'unica «pianta-tipo» originaria (die Urpflanze) nei suoi tentativi di adattarsi alle sempre mutevoli condizioni ambientali in cui si imbatte. Egli combinava in tal modo scienza e poesia:
Idealismo e storicismo La visione romantica tipicamente finalistica o progressiva, estesa da Herder dai singoli individui al più generale «spirito del popolo» (Volksgeist) inteso in un'ottica provvidenzialista, assunse poi in filosofia le vesti dell'idealismo di Fichte, Schelling, Hegel.
La difficoltà di spiegare la mutevolezza dei fenomeni a partire da un principio immateriale che, essendo spirituale, connotato cioè da una propria perfezione e autonomia, teoricamente non avrebbe alcuna necessità di incarnarsi, portò nel pensiero hegeliano a concepire l'assoluto in senso storicistico, non come verità extra-temporale, ma che si individualizza esso stesso in forme immanenti sempre più complesse, per un suo bisogno di accrescere la coscienza e il sapere di sè.
Hegel sosteneva infatti che lo Spirito era «in guerra con se stesso», e perciò doveva «superare se stesso come il suo ostacolo più formidabile». Si trattava dunque di un'evoluzione non lineare ma dialettica, che doveva passare attraverso varie antitesi culminanti in una sintesi, le quali davano luogo a ulteriori negazioni, riprendendo la concezione storica di Giambattista Vico fatta di continui «corsi e ricorsi», secondo cui il progresso non segue un percorso rettilineo ma tortuoso, alternando avanzamenti e regressioni.
Per Hegel solo nella storia si dà un'autentica evoluzione spirituale, che prosegue dalla natura dalla quale tuttavia occorre distaccarsi perché incapace ormai di progredire, essendo basata su un andamento ciclico:
Benedetto Croce descrisse questo processo come un andamento a spirale, che è circolarmente ripetitivo ma anche progressivo, perché ogni ritorno su se stesso conduce a un livello più alto di comprensione, sicché la storia passata si riconnette alla vita presente riattualizzandosi ogni volta.«... con questo di più che quel circolo è stato rischiarato dall'idea complementare del perpetuo avanzamento ed elevamento dell'umanità attraverso il percorso necessario, o, secondo l'immagine che piacque al vostro Goethe, del suo "corso a spirale". Questa idea è il fondamento della nostra fede nella ragione, nella vita e nella realtà» (Benedetto Croce, da una lettera ad Albert Einstein del 28 luglio 1944, cit. in ) Cfr. anche
Dallo spiritualismo ai movimenti esoterici
Nel corso dell'Ottocento gli esponenti dello spiritualismo reagirono con ambivalenza di fronte all'avanzare del darwinismo. Da un lato l'idea di un'evoluzione si adattava al pensiero di uno sviluppo progressivo dell'umanità. Allo stesso tempo, tuttavia, l'attribuzione di una provenienza animale allo sviluppo dell'uomo minacciava il fondamento di una sua origine divina e immortale.Janet Oppenheim, The Other World: Spiritualism and Psychical Research in England, 1850–1914, Cambridge University Press, 1988, p. 267.