La fontana di San Pietro a Coppito è una fontana monumentale databile alla seconda metà del XIV–XV secolo, situata nel Quarto di San Pietro della città dell'Aquila, capoluogo abruzzese.
Storia La fondazione dei quartieri aquilani si deve a Lucchesino da Firenze, con lo scopo di organizzare lo spazio urbano. L'elemento distintivo di tale struttura fu l'estensione dell'ordinamento oltre le mura, comprendendo anche il territorio limitrofo: questa scelta rafforzò, negli abitanti della città nascente, il legame con il castello d'origine.
Il sistema stabiliva che ogni comunità castellana disponesse, entro il perimetro cittadino, di un'area propria — detta "locale" — destinata alla futura residenza degli abitanti trasferiti. In ciascun locale era inoltre previsto lo spazio necessario per un edificio religioso e per la piazza posta di fronte ad esso.
La fontana si trova nel quarto di San Pietro di Coppito, quasi al centro della piazza che porta lo stesso nome. L'assetto urbanistico medievale dell'Aquila prevedeva la suddivisione della città in quattro settori, ciascuno dotato della propria piazza, della chiesa principale e della fontana pubblica. L'area appartenente agli abitanti provenienti da Poppletum (Coppito) occupa il quadrante nord-occidentale, lungo la direttrice che conduceva ai confini del Regno delle Due Sicilie e verso Roma. Il monumento sorge ai piedi della scalinata che sale verso la chiesa capo-quarto di San Pietro di Coppito.
Le testimonianze scritte non permettono una ricostruzione completa della storia della fontana. Emidio Mariani (Miscellanea, manoscritto s.d., L'Aquila, Biblioteca Regionale Salvatore Tommasi (BRST), ms.107) menziona soltanto lo spostamento dell'opera dall'angolo della piazza alla sua attuale posizione centrale in occasione del rifacimento della pavimentazione dell'odierna via Roma, direttrice verso Porta Barete. Gli Statuta Civitatis Aquile, (raccolta di leggi e normative medievali che regolavano la vita della città dell'Aquila, risalenti alla sua fondazione), forniscono ulteriori indicazioni: si stabiliva che il Camerario dovesse provvedere, a spese della comunità, alla manutenzione e al corretto funzionamento delle fontane cittadine, compresa quella del settore di San Pietro, senza necessità di votazione del Consiglio. Proibiva inoltre lavare indumenti, pelli o interiora animali sia presso le fontane dentro le mura sia nelle loro vicinanze, almeno per un raggio di sei canne napoletane (circa 2,06 m); era vietato anche appoggiarvisi o provocare disordini. Le infrazioni comportavano il pagamento di venti soldi al Camerario.
Nel margine di una pagina dello Statuta compare un piccolo schizzo a inchiostro raffigurante una fontana molto simile a quella di San Pietro com'era agli inizi del Novecento: vasca poligonale, colonna centrale, catino superiore con copertura sagomata e sfera terminale. Un impianto analogo è riproposto anche nella planimetria dell'Aquila incisa da Jean Bleau e pubblicata dal Mortier nel 1680. L'impianto originario della fontana è antico e affine a quello delle altre fontane dei quattro settori, pur avendo subito modifiche consistenti nel corso dei secoli.
Una ricostruzione importante risale ai primi anni successivi al 1780. Un ulteriore intervento consistente ebbe luogo tra il 1875 e il 1877.
Una fotografia storica, pubblicata dal quotidiano Il Messaggero nel giugno 1996, mostra la fontana con un aspetto riconducibile agli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale: una configurazione molto vicina a quella della fontana di San Marciano, con catino superiore scanalato, copertura lapidea ornata e sormontata da una sfera. In seguito un restauro radicale modificò il fusto centrale, sostituì o ridisegnò interamente il catino ormai deteriorato e comportò la perdita del copricatino modanato con sfera. Non si conservano documenti ufficiali relativi a questo intervento, verosimilmente collocabile tra la fine della seconda guerra mondiale e i primi anni Sessanta. Da quel periodo in poi la fontana ha ricevuto solo manutenzioni sporadiche e non sempre appropriate, tanto che oltre metà della corona della vasca risultava compromessa.
Nel restauro del 1995, condotto dalla S.B.A.A.A.S. dell'Aquila, si optò per la sostituzione della parte terminale del fusto, ormai gravemente deteriorata e alterata da precedenti operazioni, con un nuovo elemento realizzato nello stesso materiale e modellato secondo la forma originaria.
La fontana, danneggiata a seguito del sisma del 2009, è inserita nei progetti di restauro finanziati dalla Fondazione Carispaq d'intesa con Comune e Soprintendenza.
Descrizione La fontana di San Pietro a Coppito è dodecagonale, alta circa 2,60 metri e larga 3,50, costruita in pietra aquilana con elementi metallici.
È impostata su un basamento circolare dotato di un gradino e richiama, per concezione complessiva, la fontana di piazza San Marciano. La vasca, scolpita in materiale lapideo locale, presenta una conformazione poligonale in cui lati diritti e tratti curvilinei si alternano regolarmente. In una delle superfici è inserito un rilievo con un'aquila dalle ali aperte, simbolo della città.
Al centro della vasca, tra i quattro sostegni in pietra destinati alle conche e disposti su due assi perpendicolari, si innalza un fusto cilindrico semplice che regge un catino da cui scaturiscono quattro zampilli. A differenza dell'esempio di San Marciano, il bacino superiore non presenta decorazioni e manca del copricatino lapideo sormontato da una sfera.
Note
Voci correlate Fontane dell'Aquila Quarto di San Pietro
Categoria:Fontane dell'Aquila