La Casa Voltini è un edificio storico di Crema.

Storia Trattasi di un edificio di origini cinquecentesche di cui sopravvivono alcuni brani interni..

Dallo stemma disegnato su una delle poche tavolette da soffitto giunte fino a noi, rinvenute nel 1961 e per lo più andate disperse, si evince una probabile antica proprietà della nobile famiglia dei Robatti estintasi nel corso del XVII secolo.; ne sarebbe indizio anche la presenza di un Ippolito Robatti, citato nello Stato d’anime della chiesa di San Benedetto e censito nella Strada di Serio.

NellEstimo del 1685 abitava in loco Giovanni Giacomo Marazzi fu Giacomo, successivamente alcune lacune non permettono di ricostruire i passaggi di proprietà fino ai libri censuari del 1815 quando vi risiedeva il nobile Giuseppe Sonzogni, di origini bergamasche.; il Sonzogni vendeva lo stabile a Curzio Franchini il quale presentava istanza nel 1827 per modificare la facciata. Ma il Franchini rivendette entro breve tempo l'immobile al farmacista Paolo Branchi: fu lui a perseguire nel 1832 l'intervento ricavandovi al piano terra il negozio.

Agli inizi del XX secolo l'esercizio fu ceduto al farmacista Mangini che poi spostò l’attività nell'edificio confinante, al civico 47.

Personalità legate al palazzo Giovan Battista Branchi (1822-1904), figlio del farmacista Paolo, partecipò ai moti di Crema del 1848: la sera del 18 marzo era giunta la notizia dell'insurrezione di Milano e tanto nella notte quanto al mattino del giorno 19 si svolsero cortei di cittadini con motti inneggianti il papa e la libertà, esposizione di coccarde e bandiere tricolori. Parecchi furono circondati da soldati austriaci e inseguiti per le vie di Crema lungo le quali sortirono dei tafferugli, di cui uno violento presso l'ex convento di Sant'Agostino; morirono 9 o 10 persone.; il Branchi abbracciò, successivamente, la carriera militare arrivando al grado di generale..

Paolo Branchi (morto nel 1927), fu presidente dell'Ospedale Maggiore tra il 1920 ed il 1922.

Caratteristiche Un prospetto pubblicato da Mario Perolini e rinvenuto nell'archivio comunale ci mostra come era la facciata cinquecentesca; al primo piano a sinistra l’ingresso che introduceva (allora come oggi) ad un corridoio voltato in cotto che giunge fino al cortile posteriore; due finestre rettangolari con semplici cornici davano luce ad un grande salone.

Le aperture del secondo piano erano più complesse, arcuate affiancate da lesene o pilastrini con capitello e architrave. Tre oculi davano luce al sottotetto.

Nella forma ottocentesca è stato mantenuto l'ingresso originario a sinistra, con arco a tutto sesto e circondato da una cornice in cotto; ne veniva realizzato uno simmetrico a destra, ora vetrina di un esercizio commerciale. Al centro due grandi aperture rettangolari sono affiancate da una fascia a bugnato.

I piani sono divisi da marcapiani: al primo piano e sopra i due portali arcuati si aprono altrettante porte-finestre che si affacciano su balconi con elaborata ringhiera in ferro battuto.

Nel portico interno permangono due colonne e due lesene con capitelli di ordine corinzio e cartigli in pietra sulla chiave di volta.

Note

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