Nativo del Peloponneso, di origine greco-ortodossa con il nome originario di Δημήτριος Καρτσιώτης (dal nome del luogo di nascita Astros di Carizza), fu uno dei pionieri nei traffici commerciali con il levante e fondatore di numerose società mercantili e assicurative.

Biografia Carriera commerciale (1770-1800) Carciotti giunse a Trieste da Smirne nel 1770 “non per tentare avventura, ma fornito di capitali sufficienti ad avviare la mercatura su basi solide e redditizie”. Il suo obiettivo era di sfruttare al massimo i vantaggi economici e commerciali offerti dal porto franco. In quegli anni, Maria Teresa d’Austria aveva scelto come interlocutore naturale per la trasformazione urbanistica e amministrativa della città il ceto mercantile emergente costituito in gran parte da stranieri (greci, illirici, olandesi, tedeschi, ebrei).

In questo contesto favorevole, nel 1775 Demetrio Carciotti ottenne la cittadinanza austriacaF. Costantinides, E. Rizzi Rosati, I greci nella Trieste di ieri, Trieste, 2001, pag. 18-19. Iniziò così una carriera commerciale che gli porterà un prestigio tale da superare i confini dell’impero austro-ungarico. Così scrisse di lui il direttore di polizia barone Pietro Antonio de Pittoni a Giacomo Casanova che chiedeva informazioni per conto di un amico che voleva iniziare un traffico di stoffe:

"il Mercante il più atto ed il più solido, ch'io giudico per lo smercio de panni Waldstein nel Levante, è Demetrio Carcioti. Questo ha tutte le nozioni e relazioni possibili in Costantinopoli, Smirne, Alessandria, ed ancora nell'Affrica, cioè Tunisi in principalità (…); garantisco la sua onestà e le sue cognizioni".

Il 10 dicembre 1780, Demetrio Carciotti venne eletto governatore della comunità ortodossa che allora riuniva sotto un’unica “nazione” i greci e gli “illirici” (serbi, bosniaci e montenegrini). Si trovò nel mezzo di una accesa e complessa diatriba politico-religiosa che era giunta più volte fino agli uffici centrali di Vienna e all'attenzione dell’imperatore stesso. I cittadini triestini di Serbia, Montenegro e Bosnia infatti appartenevano al dominio ottomano e si sentivano discriminati nel corso dei riti religiosi (allora officiati alla Chiesa di San Spiridione da un pope greco). Nel 1782 la rottura tra le due comunità - favorita dalla tolleranza che voleva dimostrare Giuseppe II ai sudditi del porto franco - è legge: in città nasce la “nazione” greco ortodossa. A sancirlo sono l’elezione di Demetrio Carciotti tra i sei deputati e la raccolta fondi per la costruzione della Chiesa ortodossa di San Nicolò (1784-1787) a cui lo stesso commerciante darà un contributo molto generoso.

Anni dopo la separazione tra greci e illirici, Demetrio Carciotti sposò in seconde nozze proprio una serba. Si tratta di Maria Vojnovich, figlia del conte della Serenissima Giovanni II Vojnovich, un ricco commerciante che fu tra i principali esponenti delle istanze separatiste. In questo senso, il matrimonio era spesso usato dagli uomini d’affari dell’epoca come uno strumento per consolidare il capitale e facilitare l’attività economica. Le conseguenze dell’unione di queste potenti famiglie furono importanti: dal 1797 al 1806, le navi a nome delle società di Demetrio Carciotti e del nipote Giorgio passarono da 2 a 6.

Nel gennaio del 1797 Demetrio Carciotti acquistò dalla signora Anna vedova Hosmüller per 120.000 fiorini austriaciLaura Roaro Loseri, Dalla fine del Settecento al Novecento ne AA.VV., Palazzo Carciotti a Trieste, Assicurazioni Generali 1995, p. 74. quattro terreni nel cuore della “nuova città”: il borgo teresiano. Risale proprio a quegli anni la costruzione dell’omonimo Palazzo Carciotti (1798–1805). Progettato dal giovane architetto dell’Accademia di Brera Matteo Pertsch nello stile della classicità greca (in onore del committente), esso rappresentò il primo “fuori scala” a iniziativa privata nella Trieste della prima metà dell’Ottocento; diventò un punto di riferimento compositivo e stilistico per un’intera generazione di progettisti triestini; diede inoltre un contributo fondamentale all’affermazione e allo sviluppo dell’architettura neoclassica in cittàDiana Barillari, Neoclassico in riva al mare: storia e fortuna di palazzo Carciotti a Trieste, in Arte in Friuli Arte a Trieste, n. 28, 2009. Così scrisse dell’impresa architettonica il committente stesso: “Ho impiegato una considerevole porzione della mia facoltà nell’eriggere (…) una casa in Trieste che forma un’isola intiera (…) e forma d’ogni sua parte uno dei principali ornamenti della città”AA. VV., Il Nuovo Giorno. La comunità greco-orientale di Trieste: Storia e patrimonio artistico-culturale, Udine, 1982, pag. 22; Giuseppe Stefani, I Greci a Trieste nel Settecento, Monciatti, Trieste, 1960, pag. 124-125.

Tra Francia e Austria (1800-1809) Nel 1803, il magnate greco si ritirò ufficialmente dagli affari affidandone la gestione al nipote GiovanniRoberto Costa, L’edificazione del palazzo, in AA.VV., Palazzo Carciotti a Trieste, Assicurazioni Generali 1995, p. 91.. Ma la sua fu un’uscita solo formale.

Già nel 1805, con la pace di Presburgo, le pesanti richieste fiscali imposte da Napoleone alla città, si avvertirono i primi segnali della crescente pressione dei francesi sull’area adriatica. La minaccia di saccheggi e arresti, il clima di incertezza politica e la tensione tra l’Impero austriaco e Francia misero a dura prova l’equilibrio economico triestino. Ma anche in questo scenario instabile e minaccioso, il capitale di Demetrio Carciotti alla vigilia della dominazione napoleonica appare solido. Malgrado la grande spesa sostenuta per la costruzione di Palazzo Carciotti (circa 600.000 fiorini), nel 1808 il commerciante greco risultò tra i primi cinque proprietari di immobili a Trieste, con beni stimati attorno ai 258.000 fiorini. La sua nuova ditta inoltre - che ha sede proprio nel nuovo palazzo di Pertsch - appare ancora a suo nome con l’aggiunta di quella del nipote: “Demetrio Carciotti e Nipote”..

Il periodo napoleonico (1809-1813) L’occupazione francese (1809–1813) mise in ginocchio l’economia triestina: vennero aboliti il porto franco e le agevolazioni doganali, i collegamenti con l’Austria furono interrotti, la supremazia navale inglese bloccò i commerci marittimi, mentre requisizioni e imposte di guerra colpirono duramente la popolazione. Fu inoltre introdotta la leva militare obbligatoria che privava per 5 anni le ditte commerciali dei collaboratori più giovani.

Nel 1810, Demetrio Carciotti fu tra i trenta notabili triestini imprigionati come ostaggi nella fortezza di Palmanova, per due mesi, a garanzia del pagamento di un contributo forzato di due milioni di franchiLuigi Sorrentino, Aziende familiari e in accomandita di ebrei e greci nella Trieste della prima metà del 1800, tesi di laurea in storia coordinata dalla prof.ssa Tullia Catalan, A.A. 2007-2008, pp. 33-34.. Due anni dopo, tuttavia, fu cooptato da Napoleone Bonaparte all’interno del Magistrato Municipale, nell’ambito della consolidata strategia di integrare nei governi locali i maggiori possidenti delle élite cittadine. Con lui vennero nominati dodici cattolici, tre israeliti, due greci, un serbo e un protestante : un consiglio municipale nominato dall’alto, ma rappresentativo del carattere profondamente cosmopolita della Trieste dell’epoca.

Ma più dei privilegi politici locali, furono le relazioni commerciali internazionali a fare la differenza. Mentre molte imprese triestine chiudevano o si trasferivano all’estero e mentre diverse compagnie marittime cercavano rifugio sotto bandiere neutre o inglesi, Carciotti riuscì a contenere i danni grazie alla fitta rete di relazioni negli stati italiani, in Germania e nel levante. In questo contesto, strategici si dimostrarono i legami con la potente famiglia Vojnovich, già menzionati in precedenza, che garantirono al magnate l’accesso privilegiato a rotte e scali nel Mar Nero, in particolare a Odessa, dove molti armatori triestini come i Gopcevich e i Popovich iniziarono a costruire la loro fortuna.

Il ritorno degli austriaci e gli ultimi anni (1813-1819) Nel 1812 morì il nipote Giovanni, figlio di suo fratello, a cui era intestata la ditta di famiglia. L’evento obbligò Demetrio Carciotti a rinnovare il proprio impegno nella gestione degli affari. Nel frattempo, con la sconfitta nella campagna di Russia, il predominio napoleonico si avviò verso il tramonto. Nell’agosto del 1813 le truppe austriache riconquistarono Trieste e gli Asburgo ripresero possesso del loro grande porto sul Mediterraneo.

Il ritorno dell’amministrazione austriaca a Trieste non portò l’abrogazione immediata delle legislazioni francesi. Ad esempio, la Camera di Commercio rimase in vigore fino all’ottobre 1814 e fu solo per le forti pressioni dei possidenti e commercianti triestini che venne ripristinato il privilegio del porto franco alle condizioni del 1809.

Il 1815 fu l’anno della maggior attività accomandante di Demetrio Carciotti. Le società in accomandita Iacovo Rota, Franguli Glicofridis e Giovanni Carciotti vennero fondate grazie ai capitali del magnate greco e tutte ottennero il riconoscimento dell’iscrizione alla Borsa. Nel frattempo, quale rappresentante dell’élite commerciale locale, Carciotti non smise di esercitare le proprie influenze nel tentativo di ripristinare i privilegi che avevano determinato la fortuna di Trieste nel periodo teresiano. Il 29 aprile 1816 giunse in città un’ampia delegazione austro-ungarica. Il commerciante greco fu in prima fila nell’attività di accoglienza, tanto da ospitare nel proprio palazzo l’astro nascente della politica estera europea del tempo: Klemens von Metternich. L’11 maggio, Carciotti è tra gli organizzatori di una sfarzosa festa in onore degli illustri ospiti presso la Società del Casino Vecchio di cui è socio. Per una quindicina di giorni, Trieste sembrò trasformarsi nella capitale dell’impero asburgico. Ma l’evento non ebbe conseguenze e “del principe di Meternich, pochi decenni dopo (1848) il popolo triestino non voleva nemmeno udire e vedere il nome” Memorie storiche della società del Casino Vecchio di Trieste MDCCLXIII-MCMXIII, Stabilimento L. Herrmanstorfer, Trieste 1914, pp. 35-36.

Senza figli, nelle proprie volontà testamentarie Demetrio Carciotti lasciò agli eredi 4 immobili nella città nuova. Affinché rimanesse “ornamento della città” anche dopo la sua morte, dispose di lasciare Palazzo Carciotti in fedecommesso a suo nipote, il diacono Procopio, figlio di suo fratello. La condizione però fu che, ottenuto il permesso dal Patriarca, sposasse una donna greca, assumesse il suo nome e generasse figli maschi.

Si spense a Trieste nel 1819.

Note

Bibliografia

Voci correlate Palazzo Carciotti Matteo Pertsch

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