Un viaggio che non promettiamo breve. Venticinque anni di lotte No Tav è un saggio narrativo, storico e d'inchiesta scritto da Wu Ming 1 e pubblicato nel 2016 da Giulio Einaudi Editore.
Sinossi
Il libro copre il primo quarto di secolo (1991-2016) di opposizione alla linea ferroviaria ad alta velocità Torino- Lione in Val di Susa. Non si limita alla cronaca degli eventi principali (dalla nascita del movimento alle grandi manifestazioni del 2005, dal campeggio di Venaus alla "Libera Repubblica della Maddalena" dell'estate 2011) ma ricostruisce l'intera genealogia della lotta: le radici nella cultura di autonomia delle popolazioni alpine (rintracciabile nell'esperienza della Repubblica degli Escartons), nel movimento operaio novecentesco in bassa valle, nel cattolicesimo del dissenso, nella lotta antimilitarista e per l'obiezione di coscienza, da cui provengono leader come Alberto Perino. Wu Ming 1 documenta la creazione di pratiche di democrazia diretta, l'invenzione di un immaginario e di un linguaggio propri, il passaggio dalla protesta locale alla costruzione di una "comunità resistente" transnazionale.
Per rappresentare tutto questo, ha scritto il critico Daniele Giglioli, "Wu Ming 1 si impolvera le scarpe e colleziona da Torino al Veneto un lungo martirologio di nonsense, retromarce e figuracce ovunque la macchina apologetica del Tav tenti di contrabbandare interessi privati per ragioni pubbliche; le scarpe e le mani, sfogliando montagne di documenti, spulciando archivi, relazioni e controrelazioni, e soprattutto richiamando in vita, a sostrato delle lotte attuali, una filiera di memorie locali: industrializzazione, resistenza, piccoli giornali, storie di ferrovieri, preti e circoli cattolici, ma anche leggende popolari sapientemente rimesse all’ordine del giorno dai resistenti".
Genere e stile
Un viaggio che non promettiamo breve appartiene all'insieme di titoli che Wu Ming chiama "oggetti narrativi non-identificati", tra i quali spiccano Il sentiero degli dei, Point Lenana e La Q di Qomplotto. Non è un saggio accademico, né una cronaca giornalistica tradizionale, né un romanzo, ma un ibrido che mescola ricostruzione storica, narrazione in terza persona con cui si dà voce a decine di attivisti, inserti diaristici e autobiografici dell'autore, elementi di storia orale, di letteratura di viaggio e persino di romanzo horror, nelle apparizioni della cosiddetta "Entità", versione mostruosa della "grande opera".
Sulla rivista letteraria La balena bianca Elia Rossi ha parlato di "una scrittura che rischia molto, poiché in ogni momento cammina sul crinale del divorzio di realtà e finzione, avendo dato ad ognuno dei due partner delle ragioni autonome – saggistiche al primo, narrative (e pure di genere!) al secondo – che hanno la priorità sulle ragioni della coppia. La scommessa è estrema".
Ricezione critica
Alla sua uscita Un viaggio che non promettiamo breve ha suscitato il plauso di Goffredo Fofi, che lo ha definito "la ricostruzione più utile e completa su un episodio di disobbedienza civile straordinario, e davvero “di base” e collettivo, unico nella recente storia italiana e forse europea (...) un libro che resterà e che tanti dovrebbero leggere, per capire cosa davvero è accaduto nella valle e cosa certamente vi accadrà ancora di importante per tutti".
Sul lavoro di Wu Ming 1 si è espresso anche lo storico dell'arte Tomaso Montanari, che come Fofi aveva più volte espresso il proprio sostegno alla lotta No Tav: "basato su una documentazione minuziosa, e analiticamente ripercorribile anche dal lettore più scettico, questo libro davvero importante riesce a consegnare la vicenda della Val di Susa all’epopea nazionale: sì, proprio quella che dal Risorgimento arriva alla Resistenza. Era ora: le mille battaglie per il territorio avevano drammaticamente bisogno di potersi riconoscere anche in una dimensione epica, e dunque universale..
Il meteorologo Luca Mercalli ha scritto che "la lettura [di Un viaggio che non promettiamo breve] lascia il senso di una storia paradossale vissuta da uomini e donne “normali” che di fronte all’ennesimo assalto alla terra – non solo alla loro piccola terra, questo sarebbe Nimby, ma alla Terra in generale – hanno rischiato sulla propria pelle e pagato un prezzo repressivo e giudiziario sproporzionato".
Un parere più critico lo ha espresso Gian Carlo Caselli, ex procuratore capo a Torino dal 2008 al 2013. Pur definendo il libro "una raccolta immensa (652 pagine) di narrazioni, testimonianze, cronache e documenti" e "una vasta silloge – ordinata, ragionata e metodica – che potrà essere utile ai cittadini, ai politologi e agli studiosi interessati", ha lamentato il fatto che il libro contenga "prevalentemente (se non esclusivamente) la versione dei militanti, spesso chiusi nella superbia di giudizi trancianti" e denunciato "le frequenti cadute di stile sui magistrati. Trattati – a prescindere – come personaggi brutti e cattivi, maniaci del rispetto della legge. Gentaglia. Il vulnus della delegittimazione del controllo di legalità (introdotto dal ventennio berlusconiano) continua a generare l’idea di una giustizia à la carte valida per gli altri ma mai per sé".
Note
Collegamenti
Un viaggio che non promettiamo breve sul sito di Giulio Einaudi Editore.
Categoria:Opere di Wu Ming Categoria:Romanzi di Wu Ming