Biografia Le notizie riguardanti la sua influenza nel panorama messinese, risalgono agli inizi degli anni '70, in particolare 1972, quando avvennero una serie di attentati dinamitardi, tra cui quello al Motel Faro e quello al circolo "Ariston". Per tali episodi egli fu tra gli indagati. Negli anni successivi si verificarono numerosi episodi estorsivi, per i quali vennero accusati Ingemi stesso, Alessandro De Tullio, Nicola Mazza (capo di un gruppo di rapinatori) e Gaetano Costa (prima che arrivasse ai vertici del crimine messinese). Le estorsioni non si limitavano alla sola Messina, ma arrivavano anche in provincia, come avvenuto ai danni dell'imprenditore palermitano Nicola Ancione, la cui macchina fu fatta esplodere mentre si stava occupando dei lavori nel tratto dell'autostrada A20 tra Messina e Patti. Come presunti responsabili fu accusato anche stavolta Lorenzino IngemiGazzetta del Sud 8-5-75La Tribuna del Mezzogiorno 1-6-73. Tuttavia fu quasi sempre assolto dalle accuse più gravi. Nel 1978 a Messina scoppia una guerra tra il clan di Gaetano Costa (ex "scagnozzo" proprio di Ingemi divenuto ormai al vertice di una propria organizzazione) ed il clan di Placido Cariolo, coadiuvato dal gruppo criminale dei fratelli Rizzo. Ingemi pare non fosse direttamente coinvolto nel conflitto, ma subì un agguato nel 1980, dal quale uscì illeso. Il potere di Ingemi andò ad affievolirsi dopo quell'anno. Venne nuovamente arrestato nel dicembre 1983, questa volta con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafiosoGazzetta del Sud 8-12-83.
Viene coinvolto nel maxiprocesso di Messina nel 1986, accusato di essere il capo della terza cosca messinese, dopo quella di Gaetano Costa e quella di Placido Cariolo. Secondo gli inquirenti il suo clan era composto da 16 individui. Secondo il pentito Giuseppe Insolito il clan di Gaetano Costa "si avvaleva, talvolta, per il compimento di azioni delittuose di altra piccola organizzazione facente capo ad Ingemi Lorenzo, persona che fino agli inizi degli anni settanta reggeva le fila della delinquenza messinese". Viene fuori sempre tramite le dichiarazioni del pentito, che Ingemi avesse contatti con la mafia catanese, dalla quale acquisiva banconote false per smerciarle a Messina, e con la 'Ndrangheta, in particolare con un boss di nome Zito. Altre alleanze vi erano con il clan barcellonese di Carmelo MiloneTribunale di Messina, Sentenza nella causa penale a carico di Antonuccio Aldo + 251, 3 aprile 1987. Il clan di Ingemi secondo Insolito, disponeva anche di armi ed esplosivi. Secondo gli inquirenti, Ingemi era in amicizia con i fratelli Di Mauro di Catania, alleati inizialmente con il clan di Alfio Ferlito, e poi dopo la guerra tra clan a Catania, si legarono ai SantapaolaL’Ora 15-4-86Gazzetta del Sud 13-10-82L’Ora 28-4-86. Tuttavia la "banda" di Ingemi non fu ritenuta mafiosa, contrariamente a molti pareri soprattutto postumi. In particolare fu detto: «se un’organizzazione criminosa capeggiata da Ingemi Lorenzo è esistita, essa certamente ha avuto i caratteri dell’associazione per delinquere di tipo comune e non certo di quella di tipo mafioso».
Il superpentito della 'Ndrangheta Giuseppe Scriva, ha dichiarato che “nel 1970-72 esisteva a Messina, una organizzazione delinquenziale di modesta entità che agiva quale promanazione della ‘ndrangheta calabrese e di cui l’esponente più in vista era Ingemi Lorenzino; di tale organizzazione la ‘ndrangheta si serviva per ottenere aiuto in favore dei propri latitanti, segnalazione di notizie utili e manodopera per alcuni fatti criminosi, dando alla stessa, in cambio, prestigio, armi e denaro”.L’Ora 23-5-86
Di lui si seppe poco dopo gli anni '80. Secondo le deposizioni del pentito Antonio Cariolo al processo Orsa Maggiore I, Ingemi era amico del responsabile sanitario del carcere di Messina, ed era stato contattato da Luigi Sparacio per fornire appoggio a persone da lui favorite.
Si segnalano accuse di usura intorno al 1998. Venne arrestato nuovamente insieme al figlio nel 2003 per una presunta estorsione ai danni di un'attività commerciale ortofrutticola. Nel 2010 quando fu approvato il regolamento sui beni sottratti alla criminalità organizzata, gli furono confiscati quattro appartamenti nel complesso Fiumarella di Rodia e un locale commerciale sul viale San Martino di Messina. Ingemi era in possesso anche di partecipazioni societarie. Venne nuovamente arrestato nel 2012, a 72 anni per estorsioneLe edizioni di giornale citate, sono tratte dall'articolo "Le mani nel pallone: calcio e mafia a Messina" il cui link è presente tra le note. Dunque NON sono opera dell'autore della seguente pagina..
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