La Menade dormiente è una scultura romana risalente al II secolo e attualmente conservata presso il Museo archeologico nazionale di Atene.

Storia L'opera viene ricondotta al periodo adrianeo, dal 117 al 138. Tale datazione è possibile poiché lo stile che caratterizza la scultura è affine a quello classicheggiante adottato, all'epoca, dalle botteghe attiche.Pensabene 2018, pp. 29-30

La Menade dormiente venne ritrovata nel 1880, frammentata in diversi pezzi. Il luogo della scoperta si colloca in un'area a sud dell'Acropoli di Atene, nell'attuale quartiere di Makrygianni: precisamente, si ipotizza fosse stata concepita per impreziosire una dimora di lusso presente in un possedimento del mercante e politico Giovanni Macrijanni, da cui il quartiere prende il proprio nome.

Descrizione

Il soggetto della scultura è una menade, termine che deriva dal greco antico μαίνομαι e può essere tradotto come «essere folle». Nella mitologia greca, le Menadi (conosciute come Baccanti nella mitologia romana, seppure con alcune differenziazioni) erano le seguaci frenetiche e invasate di Dioniso, note principalmente attraverso la tragedia di Euripide - intitolata per l'appunto Le Baccanti - in cui vengono descritti i riti orgiastici ad esse associati e caratterizzanti i Misteri Dionisiaci.

La menade è raffigurata nuda, leggermente più grande del naturale, con un himation drappeggiato che le copre solo parzialmente il ginocchio sinistro. La figura è distesa su una pelle di pantera (la pardalide è un attributo iconografico ricorrente nelle rappresentazioni dionisiache), che a sua volta si poggia su una superficie rocciosa irregolare. La testa giace sul braccio destro, che è piegato. I lunghi capelli sono parzialmente raccolti da un nastro e le cadono sul collo. Alcuni elementi della scultura sono mancanti, in particolare: i piedi e la parte inferiore delle gambe, l'indice e il mignolo della mano destra, parte del busto e della roccia su cui si distende la menade. Anche il braccio sinistro è completamente assente e parte del panneggio risulta danneggiato. Le imperfezioni più importanti della superficie furono restaurate con il gesso.

Influenza La statua indubbiamente corrisponde per forma ed esecuzione al modello iconografico dellErmafrodito dormiente, datato al II secolo a.C. e attribuito allo scultore Policle (per quanto in realtà conosciuto attraverso copie di età ellenistica o romana, come nel caso dellErmafrodito Borghese).Plinio il Vecchio, Hist. Nat., XXXIV.80.

Secondo l'archeologo Patrizio Pensabene, le differenze con lErmafrodito non si limiterebbero alla mera assenza degli attributi maschili: la scultura, difatti, si presenta di dimensioni inferiori, con una resa del corpo semplificata e un'acconciatura meno sofisticata, nella quale sono visibili ancora delle influenze classiche (a titolo esemplificativo, si può notare il modo in cui le ciocche di capelli cadono sulla testa e formano dei piccoli cerchi). La menade e il supporto roccioso, peraltro, sarebbero stati ricavati da un unico blocco di marmo, a differenza di quanto accade in alcuni degli esemplari più celebri di Ermafrodito dormiente.Pensabene 2018, p. 29

Note

Bibliografia

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