Il Ritratto del cardinale Roberto Ubaldini è un dipinto a olio su tela (196,8 x 149,2 cm) realizzato da Guido Reni intorno al 1625 e conservato presso il Los Angeles County Museum of Art, a Los Angeles (USA).

Storia La prima menzione di questo dipinto si trova nell'inventario legale dei beni, unito alle volontà testamentarie del cardinale Roberto Ubaldini (Firenze, 5 giugno 1581 – Roma, 22 aprile 1635) datato 26 aprile 1635 ed è così descritto: un «quadro grande del S. Card.le a sedere di Guido Reno con cornice di legno ravescata in oro (cioè cornice di legno dorata con doratura non levigata).» Il cardinale abitava in affitto nel palazzo romano in via Borgo Vecchio del duca Francesco Maria Cesi.

Alla morte del cardinale Roberto Ubaldini, avvenuta nel 1635, il ritratto rimase nella sua residenza romana e, in seguito a un fidecommesso, rimase nell'ambito della famiglia fino al 1802, quando Virginia Ossoli Accoramboni, l'ultima erede tentò invano di venderlo.

Nel 1821 il ritratto risulta nella collezione inglese del dottor Somerville, segnando il primo spostamento documentato fuori dall’Italia. L’opera passò poi nella raccolta di George James Welbore Agar-Ellis (1797–1833), I barone Dover, alla cui morte fu ereditata dalla moglie Georgiana Howard e dal figlio Henry Agar-Ellis, III visconte Clifden (1825–1866). Per successione arrivò quindi a Henry George Agar-Ellis, IV visconte Clifden (1863–1895) presso Lanhydrock House in Cornovaglia.

Alla morte di quest’ultimo venne messa in vendita da Christie’s a Londra il 6 maggio 1893 (lotto 29), senza trovare acquirenti. Fu nuovamente offerta all’asta il 25 maggio 1895 (lotto 731, Robinson & Fisher), dove venne venduta per £430.1, probabilmente al mercante londinese Frank T. Sabin.

Agli inizi del XX secolo il dipinto si trovava negli Stati Uniti nella collezione di Robert Walton Goelet (1880–1941), nella residenza di Ochre Court a Newport, Rhode Island. Alla morte del proprietario fu lasciato in eredità al Salve Regina College, che tentò una vendita nel 1947, poi ritirata.

La prima vendita documentata ebbe luogo solo nel 1982, quando fu offerto da Sotheby’s a New York (21 gennaio, lotto 87) con attribuzione a “circle of Guido Reni” e aggiudicato per 5.000 dollari al mercante Bracaglia di Roma. Nel 1983 il dipinto passò alla galleria Colnaghi (Londra/New York), che lo vendette al Los Angeles County Museum of Art (LACMA), dove entrò come dono della Ahmanson Foundation (inv. M.83.109).

Prima dell'asta Sotheby’s a New York 1982 (21 gennaio, lotto 87), l'originale del ritratto era ritenuto una copia in possesso nel 1923 di Benjamin Guinnes. Questa copia (andata distrutta nel 1943 durante la seconda guerra mondiale) stabilisce un importante termine ante quem, poiché riportava la data, il nome dell'effigiato e l'autore del dipinto.

Il cardinale Roberto Ubaldini fu una figura di rilievo presso la corte pontificia, sotto i pontificati di Paolo V e di Gregorio XV. Ricoprì la carica di legato pontificio di Bologna dal 1623 al 1627 ed ebbe rapporti stretti con il cardinale Ludovico Ludovisi, con il quale condivideva interessi culturali e artistici. Fu protettore di letterati come Agostino Mascardi e Francesco Balducci e apprezzò anche le ricerche di Galileo Galilei, che nel 1618 gli inviò in dono un telescopio.

Descrizione e stile Il cardinale Roberto Ubaldini è raffigurato a figura intera, seduto di tre quarti su una poltrona intagliata. Indossa l’abito cardinalizio rosso, reso con grande attenzione alle variazioni della stoffa, dallo smalto lucente del mantello ai ricami minuti della cotta bianca, descritta con un effetto marezzato e vibrante. La mano destra è appoggiata al bracciolo, mentre la sinistra regge un documento sigillato. Sul tavolo accanto a lui si trovano un calamaio ornato dalle insegne cardinalizie e alcuni fogli. Lo sfondo è costruito su due registri: da un lato un pesante drappo rosso-violaceo, dall’altro un’ambientazione aperta, con un portico a più arcate che conduce a un giardino con fontana. Secondo le indagini a infrarosso, il portico era inizialmente concepito ancora più alto, mentre il pinnacolo della sedia fu aggiunto in un momento successivo alla verniciatura. L’insieme conferisce al ritratto un tono solenne, segnato da un equilibrio tra la monumentalità della figura e l’articolazione architettonica dell’ambiente.

Il ritratto unisce una posa ufficiale – a figura intera e impostata di tre quarti – a un trattamento brillante della materia pittorica, evidente nelle superfici dei broccati e nello scintillio delle sete, che mostrano un virtuosismo tecnico del tutto consapevole. La resa dei tessuti, con la loro lucentezza e il loro movimento controllato, trova analogie nel linguaggio che Van Dyck sviluppò durante la sua stagione romana, quando ritrasse prelati vicini a Gregorio XV, come Agostino Pallavicini e Guido Bentivoglio. Anche se Malvasia afferma che Guido Reni non fu particolarmente apprezzato come ritrattista, tuttavia quest’opera dovette imporsi come un vertice della ritrattistica del tempo: lo testimoniano il gran numero di copie e il desiderio del cardinale Bernardino Spada, successore di Ubaldini come legato pontificio a Bologna, di ottenere un ritratto “che competesse con quello di Ubaldini”, come egli stesso scriveva a proposito del proprio ritratto iniziato da Guido Reni.

Il drappo retrostante, con il suo andamento composto e solenne, dialoga con l’apertura verso il paesaggio, un elemento che richiama non tanto un generico contesto bolognese, quanto piuttosto l’ambiente romano frequentato dal cardinale. Il portico che dà accesso al giardino, unito al riferimento alla villa Ludovisi di Frascati – di cui Ubaldini godeva l’usufrutto dal 1621 al 1623, prima dell’allontanamento per contrasti con i Barberini – conferma il carattere insieme celebrativo e allusivo dell’ambientazione, che intreccia identità personale, status istituzionale e memoria dei suoi legami con la corte papale.

Note

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