I Palazzi San Celso e San Daniele, altrimenti detti Quartieri militari, intesi come un unico fabbricato percorso dalla via del Carmine, sono due palazzi storici di Torino costruiti nella metà del Settecento in corso Valdocco da Filippo Juvarra su commessa di Re Vittorio Amedeo II.

Adibiti a caserme fino al secondo dopoguerra, dal 2003 sono sede del Museo storico della Resistenza (palazzo San Daniele) e dal 2016 del Polo del '900 (palazzo San Celso)https://museodiffusotorino.it/chi-siamo-museo-diffuso/.

Storia

Dopo l'assedio del 1706, Vittorio Amedeo II sentì la necessità di aumentare la fortificazione e la capacità difensiva della città. Diede quindi il compito all'architetto di corte Michelangelo Garove di procedere ad un ampliamento della cittadella (III ampliamento della capitale)https://atlas.landscapefor.eu/category/secxviii/poi/16899-quartieri-militari/15644-il-piano-di-michelangelo-garove/. Alla morte prematura dell'architetto nel 1713 subentrò, nel progetto di ampliamento, Filippo Juvarra che progettò, in questa parte della città, la costruzione di due massicci isolati di caserme, i Quartieri Militari, pensati all’interno di un programma di ampliamento della guarnigione fissa di presidio alla capitale, e quindi come caserme stanziali dotate di tutti i servizi, nonché come ingresso occidentale alla città (cioè per coloro che arrivavano dalla Francia)https://atlas.landscapefor.eu/category/secxviii/poi/16899-quartieri-militari/15643-lingresso-ovest-della-citta/.

Invece di una porta monumentale, come immaginato da Garove, Juvarra creò inoltre una piazza su cui si affacciano gli edifici, integrandoli perfettamente con l’ambiente circostante e rappresentando un ingresso armonioso alla città. Essendo poi i due isolati di dimensioni diverse, per dissimularne la asimmetria, Juvarra creò due avancorpi separati, perfettamente simmetrici, arretrandone parte delle fronti in corrispondenza della strada che separava i due blocchi (via del Carmine)https://torinostoria.com/il-borgo-dei-narratori-per-scoprire-il-territorio-che-ospitera-il-polo-del-900/.

Le due caserme furono intitolate, dal nome delle isole (o isolati) in cui sorsero, ai santi Celso e Daniele, come risulta da una pianta della città dell'epoca<ref>Piano della Città di Torino colla denominazione delle contrade secondo la disposizione del nettamento, e l'Indice delle Isole assegnate ai sessanta Capitani di Quartiere", R. Archivio di Stato - I Sezione - Mazzo II d'Addizione (Inventario di Torino)</ref>.

Con l’aumento delle forze militari dello Stato Sabaudo a seguito del Trattato di Utrecht, gli edifici furono destinati ad ospitare un numero sempre crescente di ufficiali e truppe di fanteria, tra cui il Reggimento di Cavalleria Nizza Cavalleria e il Reggimento di Fanteria Regina, arrivando a contenere fino a 2500 uominihttps://mole24.it/2024/04/24/quartieri-militari-di-torino-unarchitettura-militare-barocca/.

All'interno, gli edifici erano organizzati attorno a cortili interni, che offrivano spazio per l’addestramento militare; ai piani superiori si trovavano grandi camerate con separazioni lignee, camere più piccole per gli ufficiali e alloggi destinati ai comandanti; al piano terra si trovavano i dormitori, mentre nei sotterranei vi erano i servizi e le cucine. I quartieri erano anche dotati di strutture amministrative, come uffici e sale riunioni, dove venivano gestite le attività quotidiane dell’esercito. Era presente anche una cappella, dove i soldati potevano pregare e partecipare ai servizi religiosiBarbera, Ottavio, Le caserme di S. Celso e S. Daniele in Torino, Tipografia Giuseppe Anfossi, Torino 1926.

Nel 1768 l'architetto militare Ignazio Renato Birago di Borgaro progettò la sopraelevazione e la realizzazione dell’attico. Una incisione del 1775 di Ignazio Sclopis di Borgostura, conservata presso l'archivio storico della città, testimonia la data dell'interventohttps://www.museotorino.it/view/s/7487e567d84f488d97e405c5cd36af22.

Nel corso della seconda guerra mondiale, sotto palazzo San Celso fu costruito un rifugio antiaereo a protezione dei dipendenti della Gazzetta del Popolo, la cui sede si trovava proprio lì accanto. Il rifugio, situato a circa 12 metri di profondità e composto da 4 gallerie rinforzate in cemento armato, fa oggi parte dell’allestimento permanente del Museo Diffuso della Resistenzahttps://www.guidatorino.com/rifugio-antiaereo-palazzo-quartieri-militari-torino/.

Nel 1966 i cortili divennero uno dei luoghi cittadini in cui vennero ospitate le famiglie fatte sgomberare dall'area nord delle Casermette.

Dopo essere diventati proprietà del Comune di Torino, che per qualche anno lì adibì a sportelli comunali, sono stati oggetto di un profondo restauro iniziato nel 1996La Stampa 5 giugno 1996, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,36/articleid,0646_01_1996_0153_0040_8800136/ e concluso il 30 maggio 2003, con inaugurazione alla presenza del presidente della repubblica Oscar Luigi ScalfaroLa Stampa 30 maggio 2003, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,52/articleid,0162_01_2003_0147_0052_1091720/.

Descrizione

Progettati e realizzati tra il 1716 e il 1728, i due isolati, 8.000 mq di superficie in stile barocco con mattoni a vista, sono intesi come un unico fabbricato percorso dalla via del Carmine e dotati di un ampio porticato continuo sostenuto da colonne di stile dorico; Un ”ordine gigante”, ossia un’unica colonna, dotata di capitello, che segue l’intero sviluppo del fabbricato, dallo zoccolo fino al coronamento, conferisce il necessario carattere marziale agli edificihttps://www.museotorino.it/view/s/e7a49392c243458caa0efd0f53bcea45.

L'edificio di San Celso ha una profondità di 95,40 metri (dei quali 58,50 sono del progetto di Juvarra, i rimanenti aggiunti da Birago di Borgaro), mentre l'edificio di San Daniele, simmetrico, ha una profondità di 61 metri. Le caserme presentano, verso Via del Carmine, una fronte di circa 32 metri, più il risvolto sulla piazzetta e verso il corso, per un totale di 46,50 metri. l porticati sono larghi 4,50 metri, alti 9,20 metri, composti da 14 arcate con volta a botte impostata.

Note

Bibliografia Roggero Bardelli, Costanza, Da Garove a Juvarra: progetti per la città, in Griseri, Andreina - Romano, Giovanni (a cura di), Filippo Juvarra a Torino. Nuovi progetti per la città, Cassa di risparmio di Torino, Torino 1989, pp. 75-130 Roggero Bardelli, Costanza, Contrada di Porta Susina, poi del Senato e Quartieri Militari, in Comoli Mandracci, Vera (a cura di), Itinerari juvarriani, Celid, Torino 1995, pp. 67-73 Barbera, Ottavio, Le caserme di S. Celso e S. Daniele in Torino, Tipografia Giuseppe Anfossi, Torino 1926https://digit.biblio.polito.it/secure/1067/1/Caserme_S.Celso-indice.pdf AA.VV, Torino 1938/45: Il Palazzo dei Quartieri Militari'', Istituto piemontese per la storia della resistenza e della società contemporanea, Stampa Sagat, Torino 2000

Voci correlate

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Categoria:Storia di Torino Palazzi di San Celso e San Daniele