Il tentato colpo di Stato in Benin del 2025 è stato un fallito golpe militare messo in atto da una parte delle Forze armate beninesi il 7 dicembre 2025, con lo scopo di rovesciare il Presidente Patrice Talon ed il suo governo.
Esso ha avuto come esito l’arresto di molti dei militari golpisti (sebbene il loro leader, Pascal Tigri sia comunque riuscito a fuggire nel vicino Togo insieme ad altri soldati) ed il contestuale ripristino dell’ordine costituzionale sotto il governo di Patrice Talon, grazie anche all’aiuto di contingenti militari esteri, tra cui le Forze di Stabilizzazione messe a disposizione dall’ECOWAS, alcuni militari delle Forze armate nigeriane messi a disposizione dal paese ed il locale distaccamento del Commandement des opérations spéciales messo a disposizione dalla Francia.
Contesto precedente Sin dal ritorno alla democrazia multipartitica nel 1991, pur trovandosi adiacente ad un’area dell’Africa da sempre instabile e nota dal 2020 come “cintura dei golpe”, il Benin ha sempre goduto di una certa stabilità politica, non subendo colpi di Stato da quella stessa data (pur avendone subiti diversi a partire dalla sua indipendenza dal dominio coloniale francese, avvenuta nel 1960).
Ciò ha dunque permesso al Benin, nonostante alcune importanti problematiche di sicurezza jihadiste nel nord del paese, di consolidare le proprie istituzioni politiche attorno ad un sistema presidenziale con elezioni regolari e pacifici passaggi del potere, apprezzati anche in seno alla comunità internazionale e, segnatamente, all’ECOWAS (di cui il Benin è membro) ed ai suoi paesi costituenti, con cui è in buoni rapporti.
Al momento del tentato Colpo di Stato, dunque, i golpisti, il cui leader Pascal Tigri aveva proprio combattuto nel nord, si contrapponevano al governo del Presidente Patrice Talon, in carica sin dal 2016 ed al suo secondo mandato, criticandolo per l’incapacità di gestire la deteriorata situazione interna e sociale e, idealmente, di autoritarismo, sia perché il suo governo, nel settembre dell’anno precedente, aveva arrestato due ex-alleati del capo di Stato accusati di sedizione e di aver tramato contro di lui, e sia perché, poco meno di un mese prima, lo stesso governo stava spingendo per un emendamento costituzionale volto ad allungare la durata della legislatura dell’Assemblea nazionale, il parlamento del paese, da 5 a 7 anni e ad istituire un Senato con poteri di rinvio composto dagli ex-capi di Stato e da membri nominati dal Presidente, anche se queste modifiche, pur approvate, erano in attesa di verifica da parte della Corte costituzionale.
Tenendo conto di tale contesto, a seguito di indagini successive, sembra che il Colpo di Stato sia stato pianificato ed avviato dai golpisti a partire da Camp Togbin, una base militare presso Fidjrossè, estendendosi poi rapidamente alla vicina Cotonou ed in parte a Porto Novo, la capitale del paese, in quanto entrambe non molto distanti e costituenti un’unica Area metropolitana.
Colpo di Stato Il 7 dicembre 2025, dunque, intorno alle 02:10, un gruppo di soldati ribelli delle Forze armate beninesi, e segnatamente della Guardia Nazionale inviati da Camp Togbin per una missione regolare decidono di mettere in atto il loro piano, ammutionandosi e dirigendosi presso la casa del capo di stato maggiore Bertin Bada ad Abomey-Calavi, con l'intenzione di rapirlo. Da questa colluttazione, mentre Bertin riuscì a fuggire, sua moglie Berthe fu ferita a morte.
In seguito, diffusosi l’allarme, è stato inviato presso Camp Togbin il Capo della Guardia Nazionale Faizou Gomina, ma egli è stato presto aggredito e tenuto in ostaggio dai soldati golpisti e da altri soldati unitisi a questi, a seguito di colluttazioni con altri militari. Poco dopo, è stato riportato che la casa del capo di stato maggiore dell'esercito Abou Issa era stata assaltata, con Issa che era riuscito a resistere al gruppo iniziale di soldati inviati per rapirlo, ma non ai successivi rinforzi. Gomina e Issa furono dunque trasportati a Tchaourou, dove poi sarebbero stati rilasciati dopo il fallimento del colpo di stato.
Nel mentre, alle 05:00 i soldati ribelli della Guardia Nazionale hanno iniziato ad attaccare il Palazzo Presidenziale a Cotonou, facendo scoppiare uno scontro durato circa 45 minuti tra ammutinati ed i membri della Guardia Repubblicana dispiegati a protezione della Presidenza, con il capo dello Stato Patrice Talon, sua moglie, e vari membri di alto rango della Guardia Repubblicana, tra cui il comandante Dieudonné Djimon Tévoédjrè portati al sicuro in una posizione sconosciuta (poi identificata dalla BBC, a colpo di Stato concluso, nell’ambasciata della Francia a seguito di una comunicazione con un consigliere presidenziale). Nella confusione, un soldato lealista è stato ucciso ed uno è stato ferito.
A seguito della colluttazione, tuttavia, i soldati golpisti, ridotti in inferiorità, si sono ritirati tra i vicoli della città fino a raggiungere l’emittente nazionale Société de radio et de télévision du Bénin (SRTB) dove otto di questi, guidati dal leader delle operazioni Pascal Tigri, dopo aver tenuto in ostaggio i lavoratori, hanno proclamato (rendendolo così noto anche alla comunità internazionale oltre che al resto del paese), pur senza un effettivo controllo del territorio e delle istituzioni, di aver preso con successo il potere nel paese e che Talon era stato "rimosso dall'incarico di Presidente della Repubblica", annunciando, identificandosi come Comitato Militare per la Rifondazione (CMR - ), la contestuale sospensione della Costituzione e delle relative libertà, nonché delle istituzioni statali, la sospensione dei partiti politici e la chiusura di tutti i confini del paese. Essi hanno citato molteplici ragioni a giustificazione del colpo di stato, come la generale malagestione del paese da parte di Talon, il favoritismo nell'esercito, l'abbandono dei soldati uccisi in servizio e delle loro famiglie, il deterioramento della situazione della sicurezza nel nord del Benin, i tagli all'assistenza sanitaria, l'aumento delle tasse e le restrizioni all'attività politica. Poco dopo l'annuncio, il segnale dell’SRTB è stato spento ma è stato ripristinato più tardi nel corso della giornata.
Contestualmente, anche l'ambasciata francese a Cotonou ha riferito di aver sentito spari provenienti da Camp Guezo, un’altra installazione militare appena a nord della SRTB e del Palazzo presidenziale, mentre iniziavano a circolare sui social media video di veicoli militari che sfrecciano lungo Boulevard de la Marina, dove si trovano le istituzioni governative e l'Assemblea Nazionale, nonché segnalazioni di spari anche al porto. È stato anche riferito che alcuni elicotteri avevano iniziato a sorvolare Cotonou, mentre è stato anche bloccato l’accesso all’hotel a cinque stelle Sofitel ed al distretto internazionale della città. In seguito, il capo della guardia presidenziale Tevoedjre avrebbe riferito che i soldati filogovernativi avevano lanciato nel mentre una controffensiva sulla stazione televisiva mentre il messaggio veniva trasmesso, distruggendo un veicolo ribelle.
Nel mentre, il governo del Benin, ha altresì chiesto sostegno alla Francia ed all'ECOWAS per sedare il colpo di stato, permettendo così il dispiegamento su ordine, rispettivamente, dello stesso Emmanuel Macron (Presidente della Repubblica francese) e di Julius Maada Bio (Presidente dell’ECOWAS), del locale Commandement des opérations spéciales francese e delle Forze di Stabilizzazione ECOWAS, che hanno iniziato a penetrare dal confine tra Benin e Nigeria e dal confine tra Benin e Togo. In seguito, durante la giornata, il Presidente nigeriano Bola Tinubu, oltre a fornire assistenza tramite il contingente militare ECOWAS, ha anche annunciato, grazie ad un provvedimento ad hoc del Senato nigeriano, convocato d’urgenza, il dispiegamento di alcune brigate delle Forze armate nigeriane, anch’esse a tutela delle istituzioni civili. Poco dopo, il ministro dell'interno del Benin, Alassane Seidou, ha dichiarato a Reuters che era in atto "un tentativo di colpo di stato ma [che] la situazione [era] sotto controllo" e che "gran parte dell'esercito della guardia nazionale [era] ancora fedele al presidente e [stesse] controllando la situazione", seguito da una dichiarazione simile di Romuald Wadagni, il ministro delle finanze, e di Wilfried Houngbedji, il portavoce del governo.
Alle 09:00, tuttavia, è stato riportato che le truppe ribelli avevano ancora il controllo della televisione di stato.
Controffensiva Poco dopo le richieste di assistenza del governo beninese, dunque, alcuni cacciabombardieri dell’aeronautica nigeriana hanno iniziato a sorvolare Cotonou, avviando una campagna di attacchi aerei di precisione su Camp Togbin, sede originale dei golpisti, per spingerli alla resa, uccidendone alcuni, mentre alcuni soldati dell’esercito nigeriano, infiltratisi, hanno eliminato ed espulso i golpisti dalla Société de radio et de télévision du Bénin, bloccando alcuni veicoli. Altre forze di terra nigeriane sono poi rapidamente entrate in Benin poco dopo, segnando così il primo intervento militare all’estero della Nigeria dalla crisi costituzionale del Gambia del 2017 (c.d. Operation Restore Democracy). Il governo francese, invece, ha dispiegato i propri uomini in loco principalmente in ottica di sorveglianza, osservazione e assistenza logistica alla Forze armate beninesi e coordinare le operazioni.
Gli scontri a fuoco, secondo le dichiarazioni del ministro dell'interno Alassane Seidou, sono ufficialmente terminati alle 11:09. Questi ha poi ringraziato le truppe lealiste ed internazionali per aver soppresso il colpo di stato. Almeno 14 persone sono state arrestate, tra cui 12 soldati in servizio attivo ed un altro, che è stato radiato. Si ritiene che, complessivamente, dodici sospetti abbiano partecipato all'attacco alla televisione di stato e che Tigri e molti dei suoi uomini, rimasti latitanti nella notte del 9 dicembre, siano riusciti a fuggire a Lomé, in Togo.
Alle 19:37, infine l'ECOWAS ha rilasciato una dichiarazione che annunciava la continuazione delle operazione di dispiegamento di militari nigeriani, sierraleonesi, ivoriani e ghanesi a pattugliare le zone e reprimere le ultime sacche di resistenze. I soldati ivoriani sono infine arrivati a Cotonou nella notte, mentre in serata il presidente Patrice Talon è apparso in televisione, ribadendo il fallimento del colpo di Stato e la promessa di punizioni esemplari. Altre armi, infine, sono state scoperte anche nei quartieri di Togbin, Fidjrosse e Akogbato.
A seguito dell'attacco, le strade da e per il Palazzo Presidenziale sono state chiuse, con agenti di polizia davanti che hanno deviato il traffico dalla scena. Il traffico altrove a Cotonou è rimasto normale.
Complessivamente, il governo del Benin ha effettuato diversi arresti e ha emesso diversi mandati di arresto per persone che ritenevano concorrenti o coinvolte nel tentativo di colpo di Stato. Almeno 30 sospetti, in data 15 dicembre, sono poi comparsi presso la Corte penale speciale (CRIET) in relazione alle loro azioni. Nel mentre, il 12 dicembre, l'avversario politico di Talon Candide Azanai è stato arrestato, così come, il 14 dicembre, Chabi Yayi, figlio dell'ex presidente Thomas Yayi Boni.
Il 3 febbraio dell’anno successivo, infine, con la partenza dell’ultimo contingente delle Forze armate nigeriane, l’intervento estero è ufficialmente terminato.
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