Biografia Nato a Manfredonia, attualmente sede arcivescovile in provincia di Foggia, il 2 luglio 1613, è l'ultimo dei dodici figli di Annibale e di Eufrasia Locatella di Melfi. Non è una famiglia della grande nobiltà locale ma il padre è sindaco della città dal 1606 al 1608. Grazie ai matrimoni, intrecciano rapporti con alte autorità ecclesiastiche ed esponenti delle principali famiglie del Regno di Napoli.
Gioventù Negli anni della gioventù, insieme ai fratelli, si inserisce prima nel mondo aristocratico romano e poi in quello napoletano. Dal 1622 frequenta il Collegio Clementino dei Chierici regolari di Somasca. Si specializza in lettere e lettere, con il dottorato in utroque iure, conseguito a Roma nel 1658. Nel 1630, dopo la morte del padre, si inserisce pienamente nel contesto aristocratico di Napoli, godendo del prestigio della carica episcopale del fratello Francesco. Infatti, da allora, insieme alla madre, prende le redini della famiglia.
Il Mas'Aniello Nel 1648 pubblica Il Mas’Aniello, overo Discorsi narrativi la sollevatione di Napoli, nella cui dedica a Giovanni d'Austria sottolinea come la sua opera voglia essere alternativa rispetto alla Partenope liberata di Giuseppe Donzelli. Altri sonetti sono dedicati al viceré di Napoli Iñigo Vélez de Guevara, di cui sono celebrate le vittorie, e alla città di Napoli. Mostra nel testo di essere molto vicino ad alcune figure di spicco, come il cardinale Ascanio Filomarino, cui dedica alcuni anagrammi e brevi componimenti poetici.
L'intento del suo racconto è quello di sminuire la portata rivoluzionaria della rivolta di Masaniello, di cui narra solo la prima fase. Durante i tumulti è infatti a Napoli, negli ambienti ecclesiastici della città, per poi trasferirsi, nei primi giorni di agosto, ad Ischia. Assume una posizione filo-ecclesiastica, mostrando la sua valutazione positiva del ruolo svolto dall'arcivescovo metropolita di Napoli, il cardinale Ascanio Filomarino. Presenta il suo giudizio su Giulio Genoino, riconoscendogli il tentativo di conciliare interessi del re e del popolo. II testo dimostra una vasta erudizione, con numerose citazioni di testi letterari e storici, classici e moderni, come Publio Cornelio Tacito o Battista Guarini.
Sindaco di Manfredonia Sindaco di Manfredonia, scrive una relazione al viceré di Napoli, dove cerca di provare la fedeltà della città alla Corona. Tenta inoltre di ricordare la sua personale lealtà verso i sovrani spagnoli, precisando di essersi rifugiato, durante la rivolta di Masaniello, a Castelnuovo di Conza. Insieme al fratello Francesco, continua a mantenere buoni rapporti con Roma, dove gode della stima del cardinale Fabio Chigi.
A Roma Nel 1651 si trasferisce a Roma, dove perora la causa dell'arcidiocesi di Manfredonia, da tempo in contrasto con la chiesa di Monte Sant'Angelo, presso la Congregazione dei vescovi e regolari. Dietro questo conflitto, vi è la tensione derivante dal fatto che, a differenza di Manfredonia, la città di Monte Sant'Angelo è terra baronale. Per questo, dopo la morte dell'arcivescovo Paolo Teutonico, nel 1648, il capitolo sipontino elegge il vicario generale, mentre il clero di Monte Sant'Angelo elegge un antivicario.
Nel 1654 pubblica Memoriae diversae metropolitanae ecclesiae Sypontinae et collegiatae ecclesiae Terrae montis S. Angeli Sypontinae diocesis. Qui traccia la storia dell'arcidiocesi di Manfredonia e dimostra che la pretesa di Monte Sant'Angelo di avere una propria sede arcivescovile indipendente fosse del tutto arbitraria. Il suo intervento ha successo: l'11 febbraio 1661 la Congregazione dei vescovi e regolari ribadisce la supremazia del clero di Manfredonia.
Il 24 settembre 1663 papa Alessandro VII lo nomina vescovo di Ruvo, ruolo che ricopre fino alla sua morte, avvenuta due anni dopo, il 16 novembre 1665.
Voci correlate
Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi
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