Biografia Il marchese e generale Antonio Trotti Bentivoglio nacque a Milano nel 1839 da Lodovico Trotti Bentivoglio, ufficiale sabaudo, e da Sofia figlia di Alessandro Manzoni. L’infanzia fu segnata precocemente da eventi traumatici: la morte della madre, provata da cure mediche invasive allora comuni, lo lasciò orfano in età tenerissima. Il padre, ufficiale degli Ulani, subì la confisca dei beni da parte delle autorità austriache per la scelta filopiemontese, arrivando a essere simbolicamente condannato mediante impiccagione in effigie. In tale contesto Antonio e i fratelli trovarono sostegno nell’ambiente familiare piemontese, accolti dalle zie paterne Costanza e Margherita sposa di Giacinto Provana di Collegno. Il legame con il Manzoni, suo nonno materno, rimase costante e documentato attraverso una fitta corrispondenza, nella quale il giovane Antonio si rivolgeva a lui con l’appellativo affettuoso di «gran papà».

Compì gli studi presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove entrò in contatto con ambienti patriottici e con coetanei destinati a un ruolo pubblico di rilievo, tra cui un figlio di Giuseppe Garibaldi. Nel 1859 si iscrisse all’Accademia Militare di Torino e fu nominato sottotenente il 26 aprile dello stesso anno, giorno in cui il Piemonte dichiarò guerra all’Impero austriaco. Partecipò immediatamente alla seconda guerra d’indipendenza, distinguendosi a Magenta ed entrando a Milano al seguito di Vittorio Emanuele II; prese parte anche alla battaglia di Solferino, svolgendo l’incarico di portaordini presso il sovrano. Per decisione regia, i cadetti di estrazione nobiliare furono dispensati dall’ultimo corso accademico e inviati direttamente al fronte.

Negli anni successivi partecipò alle operazioni militari per l’annessione dell’Italia meridionale, servendo agli ordini del generale Enrico Cialdini. Dal 1861 fu impiegato nella repressione del brigantaggio tra il Tavoliere e la Terra di Bari. In tale contesto subì gravi perdite personali, tra cui la distruzione delle lettere di Alessandro Manzoni durante un incendio appiccato all’accampamento da bande armate riconducibili a Nicola Somma, detto Ninco Nanco. Lo stesso episodio vide il ferimento del cavallo del giovane ufficiale, colpito al suo posto. La cattura del capobanda a Castel Lagopesole avvenne con il contributo diretto del capitano Antonio Trotti Bentivoglio, che - nei primi mesi del 1864 - ne individuò il rifugio al comando del 1° squadrone del reggimento "Cavalleggeri di Lodi";. la successiva esecuzione sommaria impedì che emergessero ulteriori complicità. L'episodio della cattura di Ninco Nanco fruttò ad Antonio una menzione onorevole.

Parallelamente alla carriera operativa, Antonio coltivò un interesse costante per l’arte equestre, addestrando cavalli di razza irlandese e ottenendo risultati di rilievo nelle prove di salto, attività che continuò a praticare in età avanzata. Partecipò alla terza guerra d’indipendenza del 1866, riuscendo a sottrarsi alla disfatta di Custoza, e nel 1870 ebbe un ruolo nella gestione dei prigionieri pontifici a Roma, mentre le truppe italiane aprivano la breccia di Porta Pia.

L’avanzamento di carriera lo portò ai vertici dell’arma di cavalleria: fu tenente colonnello del reggimento "Cavalleggeri di Foggia", quindi colonnello comandante del reggimento "Lancieri d’Aosta" e, dal 1885, comandante della scuola di cavalleria di Pinerolo. Nel 1886 lasciò il servizio attivo a causa di una progressiva sordità, ma rimase formalmente in ruolo fino al 1903, quando fu collocato in congedo con il grado di tenente generale.

Durante la prima guerra mondiale non ebbe incarichi operativi, ma partecipò simbolicamente alla mobilitazione nazionale con interventi pubblici e componimenti celebrativi; tra questi si ricorda il brindisi lirico intitolato "Il Risveglio", pronunciato la sera della dichiarazione di guerra. Trascorse la tarda età dividendosi tra Milano e Trezzo sull'Adda, mantenendo un’immagine pubblica riconoscibile e autorevole.

Negli ultimi anni si dedicò alla cura e all’educazione degli orfani del nipote Lorenzo, assumendo un ruolo di riferimento familiare e civile. Morì nel luglio 1930. Alle esequie partecipò l’intera comunità locale, che lo accompagnò come figura rappresentativa di una generazione formatasi nel Risorgimento e rimasta simbolicamente legata alla costruzione dell’identità nazionale. Sul feretro fu deposto l’elmo piumato dei generali d’Italia, emblema conclusivo di una lunga carriera militare e di un’esistenza interamente inscritta nella storia dell’Italia unita.

Ascendenza

Note

Bibliografiche

Bibliografia

Genealogica e araldica

Storica, annalistica e trattatistica

Risorse digitali

Voci correlate Trotti Bentivoglio Tavole genealogiche della famiglia Trotti

Altri progetti

Categoria:Trotti Bentivoglio