Negazione di san Pietro è un dipinto a olio su tela (99x120,5 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1619-1626 e conservato in collezione privata a Zurigo. Storia Sul verso del dipinto è presente l’iscrizione «Dom.co Catt.eo», abbreviazione di Domenico Cattaneo, nobile genovese che nel 1633 si trasferì a Napoli, dove ottenne il titolo di principe di San Nicandro. Cattaneo sposò Maria Serra, cugina del cardinale Jacopo Serra, legato pontificio di Ferrara dal 1615 al 1623, che si era a sua volta trasferita a Napoli nel 1631, al seguito del fratello Giovanni Francesco. Questo contesto rende plausibile l'ipotesi che il dipinto sia stato eseguito da Guercino quando Maria Serra si trovava ancora a Ferrara e che il dipinto l'abbia accompagnata nel suo successivo trasferimento a Napoli. La figlia dell'ottavo principe di San Nicandro, nel 1922, sposò un esponente della famiglia Barberini, Don Urbano Barberini, per cui il san Pietro entrò a far parte della collezione di famiglia. Fra le due guerre mondiali i Barberini vendettero il dipinto. Descrizione e stile La scena raffigura l’episodio evangelico della negazione di san Pietro (Luca 22, 54–62), concentrandosi sul momento della prima accusa. Nel cortile della casa del sommo sacerdote, Pietro è seduto presso un braciere acceso; alla sua sinistra, leggermente arretrata ma ben visibile, una serva lo osserva attentamente alla luce del fuoco e lo riconosce come seguace di Gesù. Lo sguardo insistente della donna e il gesto della mano con l’indice puntato costituiscono il principale elemento di tensione narrativa della composizione, ponendosi in diretto contrappunto alla figura di Pietro, colto in un atteggiamento di sorpresa e di esitazione.
Dal punto di vista stilistico alcuni studiosi suppongono che Guercino abbia eseguito l'opera negli anni trascorsi a Ferrara alla corte del cardinale Serra, e conseguentemente lo datano intorno al 1619-20. Tutta via, per «i modi più semplici e pacati, che la distinguono, sembra richiedere una datazione di qualche tempo più tarda, almeno posteriore al rientro del maestro dal soggiorno romano.» D'altro canto Ghetti osserva come il dipinto, pur presentando un’ambientazione a lume notturno, potrebbe suggerire una datazione successiva al rientro romano, ma la materia pittorica appare ancora riconducibile alla fase giovanile dell’artista. Si tratterebbe infatti di una stesura macchiata, sensibile agli effetti luministici, ricca e vibrante, analoga a quella riscontrabile in opere come il Giacobbe che benedice i figli di Giuseppe e il San Giovanni Battista in prigione. Anche nel dipinto in esame, caratterizzato da mezze figure immerse nell’oscurità, l’intervento di una luce esterna contribuisce a definire le forme secondo modalità tipiche degli anni iniziali dell’attività del Guercino. Copie e incisioni Presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna è presente una copia nel complesso di buona qualità, apprezzabile nella sobria raffinatezza dei toni cromatici mediati dal Guercino, sebbene caratterizzata da una resa più incisa e ferma nel rapporto tra luce e ombra. In alcuni passaggi, tuttavia, la stesura appare più greve, come nelle accentuazioni delle rughe del volto e del collo di san Pietro.
Guercino eseguì due versioni autografe della Negazione di san Pietro, la seconda delle quali nel 1646, che si trova in un'altra collezione privata, di ubicazione ignota. Nel 1715, dopo la morte di Benedetto Gennari, che aveva ereditato l'ingente patrimonio del Guercino, venne redatto l'inventario dei suoi beni,Archivio di Stato di Bologna, ASBo, fondo notarile, Camillo Casanova, 31 ottobre 1719 nel quale compare un dipinto descritto come «quadro grande per traverso rappresentante la Negazione di San Pietro con un’Anciella e un soldato, trè mezze figure al naturale, copia dl Guerzino». Il documento notarile attesta l’esistenza di una copia dell’invenzione guercinesca in casa Gennari, ma non consente di stabilire a quale dei due originali essa si riferisse. Una terza copia, invece eseguita da Francesco Riva, che a metà del ’600 si trovava in casa Riva, per motivi cronologici, non può essere quella presente in casa Gennari nel 1719.
Giovanni Battista Pasqualini ne trasse un'incisione in controparte, datata 1627, che non è utile per fissare un termine ante quem. L’incisione eseguita da Pasqualini, infatti, presenta alcune differenze iconografiche rispetto all’originale oggi noto. In particolare, mentre nell’incisione il braciere è raffigurato con fiamme visibili, nella copia conservata presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna e nell’originale fotografato si osserva una piastra che copre le braci, suggerendo che Pasqualini abbia inciso una variante o una copia della composizione, piuttosto che l’originale stesso.
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su san Pietro Categoria:Dipinti a Zurigo