Biografia Formazione Giuseppe nacque a Ferrara da Olimpia Paglianti e dal ricco latifondista Carlo che lo incoraggiò nel 1855 a frequentare nell'istituto d'arte cittadino i corsi di pittura di Giovanni Pagliarini e Gaetano Domenichini, dove il giovane si distinse come copista di opere antiche. La presenza all’Accademia di belle arti di Milano è documentata dall'iscrizione nell'a. a. 1864/65 al corso di litografia di M. Fanoli al termine del quale ottenne in riconoscimento una medaglia di rame (20 agosto 1865): lì fu allievo di Eleuterio Pagliano. e in contatto anche, se non direttamente allievo, con Francesco Hayez del quale riprese la tematica de Il bacio in una litografia del 1866. In quegl'anni Mazzolani imparò l'uso del pantografo copiando ad olio su tela opere di svariati maestri come ad esempio il San Francesco di Lorenzo Costa (1859), la testa della Madonna del cardellino di Raffaello (1865) e L'addio di Ugo e Parisina di Bartolomeo Giuliano.
Sposatosi nel dicembre del '65 con Antonietta Borelli con la quale ebbe numerosi figli tra cui Bruto anch'esso pittore,Bruto Mazzolani (1880-1946) operante prevalentemente come paesaggista per committenti privati di Milano, dove si trasferì per non aver trovato, a differenza del padre, un proprio ruolo nell'ambiente ferrarese; gli studi di Giuseppe furono interrotti dalla morte del padre (1868), costringendolo al ritorno a Ferrara e al trasferimento a Portorotta, frazione di Portomaggiore e poi nel capoluogo (1891), per occuparsi dei possedimenti familiari intensificando l'attività pittorica, portando con sé «l'eco di un neoclassicismo ormai tramontato» legato a modelli hayeziani ma svolto in declinazione neo-estense, lavorando principalmente come ritrattista ufficiale di famosi personaggi cittadini e impartendo lezioni private a Federico Bernagozzi.
Attività Pittura e fotografia Durante il soggiorno milanese, Mazzolani collaborò con Raffaele Casnedi e con l'ex maestro Pagliano alla decorazione di lunette nella Galleria Vittorio Emanuele II (1866-67). Dopo il rientro forzato da Milano si dedicò professionalmente alla pittura con risultati maturi nella resa delle fisionomie e talvolta con derivazioni dal «filone romantico milanese che prediligeva il sentimentalismo espressivo», partecipando a molte esposizioni tra cui quelle della Società Promotrice di Belle Arti Benvenuto Tisi come socio-espositore (pur essendone poi uscito assieme ad altri a causa di molteplici malcontenti) ed avviando l'attività professionale di fotografo, aprendo uno studio a Ferrara (1870-1890) dove immortalò soggetti per poi riprodurli con «realismo fotografico» in pittura, come la serie dedicata ai nobili ferraresi tra i quali i ritratti di alcuni Massari dove restituì la verità sia pittorica che morale, avendo maturato «uno stile espressivo del tutto originale, dal segno robusto e vigoroso»: è il periodo in cui vengono ascritti alcuni tra i migliori suoi ritratti, produzione che racchiude sia autoritratti che soggetti familiari, come la Dama in nero (1888) raffigurante la figlia Beatrice nata nel '66 e prematuramente scomparsa nel 1880, eseguiti su diversi supporti mentre nelle nature morte e nelle rappresentazioni di animali si ritrova soprattutto l'adesione ai canoni veristi, occupandosi di temi sacri verso fine Ottocento.
Restauro e copie
Richiesto al Sindaco e ottenuto il permesso di copiare gli affreschi del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia ed esporre la tavola incompiuta dei mesi di Marzo e Aprile, su incarico del Comune e di alcuni privati tra il 1894 e il 1905 cominciarono «gli anni di Schifanoia», una massiva campagna di rilievo e restauro degli stessi affreschi alla quale si aggiunse l'incarico di intervento nell'adiacente Sala degli Stucchi (1898 assieme a Ippolito Medini). Il lavoro di restituzione di Mazzolani con l'opera di strappo degli affreschi del SaloneVi fu un primo intervento di restauro nel 1840 ad opera di Alessandro Compagnoni e Giuseppe Saroli. e l'esecuzione delle copie (alcune delle quali, anche commissionate, confluirono poi in collezioni private oltre che nelle museali), ancora utili come fonte documentaria, risultò talmente abile che durante la campagna fotografica della Ditta Alinari (1897) «si perse la distinzione tra la riproduzione delle copie (perlopiù in collezioni private) e quella degli originali, provocando inavvertitamente errori di valutazione da parte degli storici» tra cui Aby Warburg che nel 1922 utilizzò le fotografie delle opere riprodotte dal pittore ferrarese scambiandole per quelle degli originali affreschi quattrocenteschi.Italienische Kunst und internationale Astrologie im Palazzo Schifanoja zu Ferrara, in "L’Italia e l’arte straniera. Atti del Convegno", 1912, Roma, citato in Riguardo al restauro lì svolto, Mazzolani integrò le perdite originali di tempera su intonaco con operazioni ad olio su tavola, in linea col pensiero colto e scientifico di allora nonostante l'uso di tecniche più aggiornate in altri Paesi europei, dove tali procedimenti venivano resi pubblici e non tenuti “segreti” come succedeva ancora per certi restauratori in italiani e, in questo caso, Mazzolani. Dopo un'ulteriore invio di preventivo per la pulizia, tornò a lavorarvi (muro settentrionale, 1903) senza informare l'Ufficio Regionale né il competente Ministero, per eseguire la pulitura a seguito della necessità segnalata da Corrado Ricci (1902) e del seguente e limitato saggio di pulitura di Luigi Cavenaghi; nello stesso anno creò un cartone copiando senza modifiche i ritratti idealizzati degli artisti presenti nelle xilografie settecentesche di Giuseppe Maria Moretti eseguite per l'edizione delle Vite dei pittori e scultori ferraresi di Girolamo Baruffaldi; tra il 1904 ed il 1906 e ancora nel 1908 e 1910 intervenne per incarico della Commissione Comunale di Belle Arti su numerosi dipinti conservati nella civica Pinacoteca tra cui la Madonna del Pilastro del Garofalo, operando con sorprendente velocità considerando lo stato e le dimensioni di molte di esse e sulle quali intervennero già altri pittori prima di lui.
Malgrado il non accoglimento della proposta avanzata per intervenire sul degrado parietale della Chiesa di San Domenico; il preventivo steso per staccare il Crocifisso esterno della Chiesa di Sant'Antonio Abate (1885); l'opera di integrazione sulla miniatura cinquecentesca dei Giustiziati (1901) che lo collocava «perfettamente in quel gusto amatoriale di fine Ottocento, che troverà nella falsificazione la sua espressione più significativa»; le non poche polemiche riguardo ai metodi usati nel «pulimento delle pitture» negli edifici dell'Abbazia di Pomposa dove usò come “fissativo” un'emulsione di acqua e latte scremato (1902); nei procedimenti antiquati di almeno cinquant'anni per lo stacco degli affreschi della Chiesa di Santa Caterina Martire (1904) dove intervenne di nuovo senza autorizzazione ministeriale, evitando procedimenti legali grazie all'interessamento dell'Amministrazione Comunale e il mancato restauro degli affreschi del Seminario Vescovile (1904-1906), l'unanime consenso da parte della Commissione di Belle Arti, del membro Giuseppe Agnelli - che divenne sostenitore del pittore - e il successo di accoglienza suscitato dalle copie di Schifanoia, procurò a Mazzolani nuove commissioni di restauro svolte principalmente a Ferrara.
Promosso dalla neonata associazione di tutela del patrimonio Ferrariae Decus, Mazzolani si distinse per la rapidità di pulitura dell'affresco del Garofalo in San Francesco e per l'intervento di distacco (1906 e 1909-1910) degli affreschi nell'ex Chiesa di Sant'Andrea (trasformata in deposito per le truppe d'artiglieria e cavalleria) esponendone i risultati al Teatro comunale durante una conferenza di Antonio Fradeletto e in parte donati dalla Ferrariae Decus al Comune nonché per la riuscita integrazione "in stile" degli affreschi nella Sala dell’Aurora in Castello (1907, refertati da egli stesso poco prima) e nella Sala grande di Palazzina di Marfisa d'Este (1910-1911, affidatagli nel '09 su sollecitazione di Nino Barbantini ed Agnelli) edificio acquistato dal Comune nel luglio 1865 e fino ad allora utilizzato come officina e poi magazzino, situazione che ne indebolì sia la struttura che le decorazioni. Quest'ultimo intervento, avviato e ripreso in più volte dal Comune dal 1909 sino al 1937, fu affidato nuovamente all'associazione Ferrariae Decus seppur avente mezzi finanziari limitati e all'opera, oltre di Mazzolani (1910-1911), di altri pittori locali tra cui Errico Giberti (1912-1918, atrio, Sala del Camino, Sala Rossa), Luigi Guerresi ed Augusto Pagliarini,Nipote di Giovanni, i quali furono incaricati, tra l'altro, del completamento dell'opera di Mazzolani, costretto ad abbandonare la commissione nel 1912 a causa di una malattia alla mano destra. Oltre alla ridipintura completa della parte in corrispondenza dell'entrata principale, nella Sala Grande Mazzolani prima e Pagliarini poi, colmarono le lacune ed omogeneizzarono l'ampia decorazione a grottesche del soffitto e delle pareti dove in generale si riscontra l'impostazione creata dal Bastianino e dalla sua bottega e dove Mazzolani rimaneggiò con aggiunte e creazioni personali, in parte o del tutto, i temi originali, talvolta replicando lo stesso soggetto in diverse sezioni e in altre creando figure prive di rapporto con il resto.
Ultimi anni L'ultimo incarico affidato a Mazzolani risulta essere il secondo intervento nell'ex Chiesa di Sant'Andrea tra il 1909 e il 1910 quando il Comune concede al restauratore una proroga per completare il distacco ma rifiuta ulteriori richieste avanzate dal pittore, paralizzato alla mano destra e sofferente di arteriosclerosi. A seguito del decesso della moglie Antonietta (1909) e di un breve soggiorno a Venezia probabilmente dal figlio Fausto (1913), Giuseppe si isolò dagli ambienti artistici: in concomitanza col diffondersi di nuove tecniche di conservazione, istituzioni e critica persero interesse per la pratica di restauro integrativo svolta dal Mazzolani, del quale si perdono notizie sino alla morte. Le figlie Adele e Aida ringraziarono Giuseppe Agnelli per il necrologio dedicato al padre, che riassunse l’ultimo periodo della vita dell’artista, rimasto povero e dimenticato:
È sepolto alla Certosa di Ferrara.
Critica
Esposizioni Oltre all'assidua partecipazione alle esposizioni della Benvenuto Tisi a Palazzo dei Diamanti (1892, due ritratti di preti; 1897, espose anche il figlio Bruto; 1900, copie di Schifanoia), alla Permanente di Ferrara (1873, Paesaggio della Svizzera, La ghiacciaia del signor Luigi Mulinelli; 1882; 1886-1888) e alle prime Biennali veneziane:
1875 - Rassegna a Palazzo dei Diamanti (Ritratto dell'Ariosto) 1877 - Circolo Artistico Industriale (sei ritratti), medaglia d'argento 1888 - Esposizione provinciale delle belle arti 1892 - Esposizione di Monaco di Baviera 1893 - Circolo Artistico Ferrarese (tre ritratti; la tavolozza Sabbato) 1895 - Mostra d’arte moderna in onore di Torquato Tasso, Palazzo dei DiamantiPer il terzo centenario della morte del poeta; Mazzolani fu anche curatore dell'allestimento assieme a Filippo Bordini, espose le copie di Schifanoia. 1898 - Mostra per il centenario di Savonarola, Palazzo dei Diamanti 1905 - Negozio Obici (copie di Schifanoia)
Postume 1921 - Mostra d'arte ferrarese (collettiva) 2000 - Giuseppe Mazzolani tra Risorgimento e Realismo, Delizia del Verginese, 10/9-22/10
Opere
Alcune opere sono indicate come custodite nelle collezioni di Palazzo Massari a Ferrara tra cui il Museo dell'Ottocento e altre in collezioni private e municipali della Provincia di Ferrara.
Ritratti Oltre a quelli dedicati all'Ariosto e alle signore Borelli nata Roda, Contessa Cristina Massari ed Elena Pareschi:
Ritratto di papa Innocenzo XI, 1853-1858, Bologna Ritratti dei nonni materni, 1867 Ritratto di Ludovico Ariosto, 1875, su modello dell’incisione di Ferdinando Poletti, Ferrara, collezione Mascellani