Il camuffamento per autodecorazione (self-decoration camouflage) è una forma di mimetismo in cui animali o soldati selezionano materiali dell'ambiente circostante, talvolta organismi viventi, e li attaccano al proprio corpo per ottenere occultamento.

Questo metodo fu descritto nel 1889 da William Bateson, che osservò i granchi decoratori del genere Stenorhynchus. Nel 1890 venne classificato come "protezione avventizia" da Edward Bagnall Poulton, mentre nel 1940 Hugh Bamford Cott lo definì "colorazione criptica avventizia" o "somiglianza avventizia", paragonandolo al modo in cui gli aborigeni australiani cacciavano gli uccelli acquatici, coprendosi il volto con foglie di ninfea.

Nel regno animale, l'autodecorazione è riscontrabile nei granchi decoratori, in alcuni insetti come le friganee (Trichoptera) e la cimice cacciatrice mascherata (Reduvius personatus), e occasionalmente anche nei polpi. Nel camuffamento militare, questa tecnica è evidente nell'uso delle tute ghillie da parte dei cecchini e delle reti mimetiche per elmetti dei soldati, quando vengono camuffate inserendo erba e altro materiale vegetale locale, nonché, in senso più ampio, nell'impiego di reti mimetiche decorate per coprire veicoli, postazioni d'artiglieria e punti di osservazione.

Storia

Nel 1889, William Bateson osservò in dettaglio il modo in cui i granchi decoratori fissano materiali sul dorso. Notò che «l'intero procedimento è estremamente umano e intenzionale» e che, se un granchio del genere Stenorhynchus viene ripulito, «inizia immediatamente a rivestirsi di nuovo con la stessa cura e precisione di prima».

Nel suo libro The Colours of Animals (1890), Edward Bagnall Poulton classificò la colorazione protettiva degli animali in diverse tipologie, come le colorazioni di avvertimento e il mimetismo protettivo. Egli incluse l'autodecorazione sotto la categoria di "protezione avventizia", citando il resoconto di Bateson sui granchi decoratori.

Nel suo manuale Adaptive Coloration in Animals (1940), Hugh Bamford Cott descrive l'autodecorazione sotto la voce "colorazione criptica avventizia", definendola anche "somiglianza avventizia". La presenta come un dispositivo «forse senza rivali» per l'occultamento efficace e sottolinea che essa è prodotta e dipende da un comportamento altamente specializzato. Inoltre, osserva come questa strategia sfumi in altri mezzi di protezione, tra cui il "prestito di protezione da partner aposematici" e l'uso di rifugi fortificati e tane. Cott paragona questa pratica al modo in cui gli aborigeni australiani un tempo utilizzavano foglie di ninfea sul volto per nuotare verso gli uccelli acquatici fino a poterne afferrare le zampe.

Negli animali

Una varietà di animali, sia predatori sia prede, utilizza l'autodecorazione per occultarsi.

Adattamenti antipredatori I granchi decoratori di molte specie si camuffano con frammenti di alghe, conchiglie, piccole pietre e organismi viventi come idrozoi, spugne e attinie per eludere i predatori. Raccolgono questi elementi e li fissano al carapace come camuffamento semipermanente, mantenendoli fino alla muta successiva. Il carapace è ricoperto da peli ricurvi che aiutano a trattenere le decorazioni. Il rapporto con alcuni di questi organismi, come le attinie, è mutualistico; nel caso di animali aposematici come le attinie urticanti, i granchi sfruttano la colorazione di avvertimento dei partner per scoraggiare i predatori.

L'autodecorazione si osserva anche in alcuni insetti, come le larve delle friganee, le ninfe della cimice cacciatrice mascherata e occasionalmente anche nei polpi.

Mimetismo aggressivo

Le larve dei crisopidi (Chrysopidae) si auto-decorano con una miscela di materiali che include cuticole della muta e propri escrementi, che sembra servire sia a camuffarle sia a respingere i predatori. Le larve di specie che si nutrono di afidi si decorano con la cera prodotta dagli afidi; le larve così decorate vengono ignorate dalle formiche che allevano gli afidi, mentre le larve non decorate vengono scacciate, configurando una strategia di mimetismo aggressivo "da lupo travestito da agnello". Anche alcune larve di ascalafidi, predatori d'agguato, praticano l'autodecorazione, rimanendo nascoste finché la preda non entra nel raggio d'azione.

Questa strategia è stata utilizzata anche da cacciatori umani tradizionali, ad esempio quando gli aborigeni australiani si vestivano con pelli di emù e adottavano posture simili a quelle dell'emù per cacciare questi uccelli.

In ambito militare

I cecchini, che operano spesso in solitaria, fanno grande affidamento su un camuffamento efficace. Questo è spesso garantito dalla tuta ghillie, una copertura integrale del corpo dotata di numerosi passanti nei quali l'utilizzatore può inserire erba o altri materiali vegetali per adattarsi all'ambiente locale, oppure realizzata con tessuti che simulano ciuffi di foglie. Un camuffamento così efficace ha però un costo: il peso della tuta ghillie e dei materiali applicati; inoltre, la tuta è calda e scomoda da indossare in climi caldi e limita la mobilità.

La tuta ghillie fu sviluppata dai guardiacaccia scozzesi per la caccia al cervo e successivamente adattata all'uso militare da un reggimento delle Highlands scozzesi, i Lovat Scouts. Nel 1916, i Lovat Scouts divennero la prima unità di cecchini dell'Esercito britannico. Da allora, cecchini di numerosi eserciti hanno adottato la tuta ghillie per l'elevato livello di occultamento che offre.

Hugh Bamford Cott utilizzò l'esempio della larva della falena smeraldo maculata, che fissa uno schermo di frammenti di foglie alle proprie setole appositamente uncinate, per sostenere che il camuffamento militare avesse adottato lo stesso principio. Egli osservò che tale «dispositivo è … essenzialmente lo stesso di quello ampiamente utilizzato durante la Grande Guerra per l'occultamento, non di bruchi, ma di trattori cingolati, postazioni di artiglieria, punti di osservazione e simili».

Note

Categoria:Etologia Categoria:Predazione