Fu membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) e collaboratore diretto di Dino "Livio" Frangioni nell'organizzazione della lotta clandestina.

Biografia Nato a Castelfiorentino da Demetrio Martelli e Palmira Ginanni, di estrazione operaia, si trasferì con la famiglia a Livorno in giovane età. Iniziò a lavorare prestissimo, svolgendo vari impieghi e sperimentando direttamente le dure condizioni di vita degli operai. Il suo primo lavoro fu presso un ufficio telegrafico, quando aveva appena dodici anni. Giovanissimo aderì al Partito Comunista, riconoscendo in sé un’inclinazione politica quasi istintiva. Come egli stesso scrive:

«Non mi sarei mai potuto spiegare né tanto meno spiegare ad altri il perché della mia profonda avversione al sistema fascista, ed il perché nutrivo invece simpatia per il partito comunista».

Nel giugno 1932, quando faceva parte del Comitato federale dei giovani comunisti, Martelli fu arrestato in una vasta operazione dell’OVRA, da lui stesso ricordata come una delle più significative per numero di fermi. L’amnistia concessa in occasione del decennale della Marcia su Roma gli permise di tornare in libertà nell’autunno dello stesso anno. Nell’agosto 1933 venne nuovamente arrestato in piazza San Marco, mentre organizzava un grande lancio di volantini antifascisti. Subì gravi minacce e, poco più che diciannovenne, fu condannato dal Tribunale Speciale a due anni e cinque mesi di carcere. Detenuto a Civitavecchia, considerò quell’esperienza paradossalmente formativa: lì conobbe Giovanni Parodi e Giovanni Carsano, figure determinanti per la sua maturazione politica.

Nel 1934 uscì per indulto, ma fu immediatamente chiamato a svolgere il servizio militare: prima al 75° Fanteria a Siracusa, reggimento di disciplina, poi, nel 1935, imbarcato per l’Africa Orientale, dove rimase per quasi due anni.

Rientrato in Italia nel 1936, Martelli trovò impiego al Cantiere Navale Orlando di Livorno, pur restando sotto sorveglianza speciale. Quel lavoro gli permise di costruire una fitta rete di rapporti antifascisti, insieme al cognato Dino Frangioni, a Mario Galli e ad altri militanti, avviando anche una collaborazione con un gruppo di intellettuali tra cui Umberto Comi, Furio Diaz e Giorgio Stoppa. Nel marzo 1939 fu licenziato in tronco dal cantiere dopo un episodio di insubordinazione collettiva: insieme ad altri operai aveva abbandonato il posto di lavoro durante la trasmissione di un discorso di Mussolini. Nonostante si battesse per la riassunzione di tutti, solo gli altri operai furono reintegrati: il cantiere, ormai militarizzato, non intendeva riaccogliere un agitatore politico della sua caratura.

Nel 1942, con il rientro in Italia di Dino Frangioni, Martelli entrò nel primo nucleo dirigente incaricato di riorganizzare il fronte antifascista. Dopo il 25 luglio 1943 e l’8 settembre, l’attività clandestina si intensificò e Martelli fu coinvolto nei contatti per la formazione del CLN, di cui divenne membro. Gli venne affidata da Frangioni la zona della provincia di Pisa, con il compito di costruire i primi nuclei partigiani. Nel gennaio 1944 entrò nel Comitato Militare, ma l’incarico ebbe breve durata: il 21 gennaio fu arrestato presso casa Manna, in via Trieste, in un’operazione congiunta di brigate nere, tedeschi e questura. Trasferito prima al carcere Don Bosco di Pisa e poi a Sant’Eufemia a Modena, visse mesi di durissima prigionia. Liberato nel settembre 1944, rientrò a Livorno passando da Cevoli con documenti falsi forniti dal comando partigiano. La città era stata liberata il 19 luglio 1944.

Nel secondo dopoguerra Martelli ricoprì numerosi incarichi politici e sindacali: fu responsabile di settore per la Federterra livornese, segretario della Federazione comunista di Treviso e di Massa Carrara, dirigente della FIOM a Torino, per poi rientrare definitivamente a Livorno nel 1960. Qui svolse diversi ruoli: responsabile del settore di Massa nel Comitato cittadino, del settore fabbriche a livello provinciale, membro del consiglio di amministrazione dell’AMPS e del Consiglio di Federazione. Negli anni Settanta fu presidente del bacino di carenaggio di Livorno. Si spense a Livorno nel 1992.

Il Fondo Giovanni Martelli Il Fondo Giovanni Martelli, contenente documentazione personale, materiali politici e testimonianze dell’attività antifascista e resistenziale, è stato donato dalla famiglia nel gennaio 2025 ed è oggi conservato presso ISTORECO di Livorno, dove costituisce una fonte di grande rilievo per lo studio della Resistenza e del movimento operaio nel territorio livornese e toscano.

Bibliografia

Giovanni Martelli, Autobiografia, Direzione del Partito Comunista Italiano (Sezione Quadri), 20 marzo 1945. Giovanni Martelli, Nota autobiografica, Livorno, gennaio 1985. Giovanni Martelli, Nota autobiografica riferita al “dopo Liberazione”, marzo 1987.

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