La chiesa dei Santi Santi Giuseppe e Filippo Neri è la chiesa parrocchiale della frazione di Chiarino, comune di Recanati.
Storia La chiesa di Chiarino sorge in un luogo dove non sono documentati villaggi preesistenti, anche se si tratta di un’area di antico insediamento; lo dimostrano la scoperta nella zona di una villa romana e la presenza, nella vicina area di Montarice, del castello del Poggio, appartenuto ai signori della Marina, che vennero sconfitti dal Comune di Recanati nel 1199Moroni 2018, p. 28. Nel Trecento si ha notizia di un insediamento monastico, probabilmente sulla collina dove sorge l’attuale cimitero di ChiarinoFini 1996, pp. 19-25. Gli eremiti che vi risiedevano venivano chiamati “frati de sacco”, “fraticelli” o“clareni", ovvero seguaci di frate Angelo di Chiarino detto Clareno (1250 circa – 1337). Fu lui a guidare il movimento degli "spirituali" che, nell'ordine francescano, si contrapponevano ai "conventuali"Frugoni 1961; Moroni 2018, pp.332-333. Molto probabilmente, il toponimo Chiarino, che compare dai primi del 1500, deriva dalla presenza in questo territorio dell'eremo dei frati Clareni.
La collina dove sorge la chiesa si trova lungo la bassa valle del fiume Potenza, area strategica di transito e di comunicazione fin dall'antichità. Si trova infatti in prossimità della via romana Helvia Recina, oggi detta strada Regina (SS 571). Lungo questa strada transitava a metà Cinquecento una parte del flusso di fedeli che, provenendo da Macerata o dalla costa adriatica (Via Lauretana marittima), giungevano al Santuario della Santa Casa di Loreto. Questo percorso è seguito oggi dal pellegrinaggio Macerata-LoretoMoroni 2019, p. 386; Giulietti, Serenelli 2021
In seguito alla diffusione della mezzadria nelle campagne recanatesi, si verificò nel corso del Settecento e Ottocento un aumento delle famiglie contadine, mentre diminuirono gli abitanti residenti nella città di Recanati. Di conseguenza, furono costituite delle parrocchie rurali come quella di Chiarino, istituita il 12 luglio del 1869 con la bolla del vescovo Tommaso Gallucci e grazie ad un lascito da parte del cancelliere vescovile Placido Conti. Nel 1872 fu nominato il primo parroco, don Nicola Iorini. La nuova parrocchia accoglieva i fedeli di sei contrade prima appartenenti alla parrocchia urbana recanatese di sant'Agostino. Queste contrade erano Valdice, Chiarino, Monti, Cava Vasari, Molino e Ponte di PotenzaFini 1979, p. 28.
Il lavori per la costruzione della nuova chiesa iniziarono attorno al 1867 e nel 1873 venne consacrata e dedicata ai SS. Giuseppe e Filippo Neri alla presenza del vescovo Gallucci, come si può leggere nella lapide posta sopra il portale d'ingressoFini 1979, pp. 28, 34-35.
Il 20 dicembre del 1919 un fulmine colpì la chiesa, danneggiandone il campanile e il presbiterio. I restauri, iniziati nel 1921 e condotti secondo criteri per l'epoca innovativi, sono così descritti in una pergamena sigillata dentro un tubo di zinco rinvenuta, nel corso di lavori successivi, sotto l'altare, dove si legge: Durante la Seconda Guerra Mondiale, nella notte tra il 4 e 5 luglio del 1944 la vicina città di Loreto venne colpita da un bombardamento aereo con effetti distruttivi anche sul territorio di Chiarino, dove fu lesionato il tetto della chiesa parrocchiale. Ai danni bellici negli anni successivi si aggiunsero quelli causati da eventi naturali, con un deterioramento di alcune sezioni dei dipinti che il pittore faentino Luigi Emiliani aveva realizzato per la chiesa nei primi anni '20. Dopo circa 40 anni senza opere di manutenzione, tra il 1957 e il 1967 furono realizzati i lavori di completamento, restauro e decoro, come ricorda una lapide posta nel lato sinistro della navata, voluta dai “fedeli grati e riconoscenti al parroco Don Cesare Fini”. È grazie a questi lavori che si devono le sale parrocchiali, l’abitazione per il parroco e il sacrestano, inaugurate nel 1957 dal vescovo Emilio Baroncelli. Venne anche aperto nei locali parrocchiali un circolo ACLI con uno spaccio di generi alimentariFini 1979, p. 44.
Nel 2016, le scosse del sisma del Centro Italia causarono la chiusura della chiesa, poi riaperta, dopo importanti lavori di consolidamento, il 18 maggio 2019 con una solenne celebrazione presieduta dal vescovo Nazzareno Marconi.
Descrizione Esterno La chiesa, affiancata da un parcheggio e dalla sacrestia si trova all'incrocio di via Gigli e della Contrada Chiarino, che conduce a Loreto tramite la frazione di Costabianca. L'edificio presenta una muratura esterna in laterizio mentre la facciata, intonacata e in stile tardo neoclassico, è delimitata lateralmente da due lesène e termina con un frontone triangolare modanato. Interno
La copertura della chiesa è un tetto a spiovente che all'interno è occultato da una volta a botte in camera a canne.
La pianta della chiesa è a navata unica ed è orientata in direzione Nord - Sud. Si compone di tre campate longitudinali. Alle estremità della campata mediana si trovano due altari laterali alloggiati nelle rientranze del muro. Grandi finestre illuminano la volta a botte, che risulta scandita da fasce trasversali decorate a motivi geometrici e floreali. Nella parte centrale delle fasce compaiono tre grandi tondi con dipinti l’agnello mistico, la corona di spine e l'occhio al centro di un triangolo, simbolo della Trinità.
Il ciclo iconografico della tribuna absidale, in stile Liberty, è stato realizzato con la tecnica della pittura a secco da Luigi Emiliani, poliedrico artista nato a Faenza nel 1892 e morto nel 1963Zama, rivista La Piè 1964. Luigi Emiliani ha lavorato anche in altre chiese, soprattutto nell'area tra Faenza e Rimini. Alcune opere si sono conservate, ma altre sono andate perse con i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. . Emiliani iniziò a lavorare alla chiesa di Chiarino nel 1921, mentre si trovava a Recanati per svolgere il servizio di leva nel corpo dei bersaglieri. Finito il periodo sotto le armi, l'anno successivo tornò a Recanati per completare il lavoro a titolo gratuito.Fini 1976, p. 38 Lo stile da lui utilizzato per esprimere simbolicamente la sacralità del tema può essere considerato una combinazione di diversi linguaggi artistici non accademici riferibili principalmente al divisionismo di Gaetano Previati, al linearismo ondulato di Gustav Klimt, a un accentuato cromatismo complementare come quello utilizzato da van Gogh, attraverso l’accostamento dei colori blu-viola e giallo oro.
Le pareti dell'abside sono scandite da tre nicchie voltate ad arco: in quella centrale è rappresentato il Cristo risorto, rappresentato con la tecnica divisionista, che emana una luce di un bianco accecante che stordisce le guardie poste ai suoi piedi. Fa da sfondo alla figura di Cristo una teoria di angeli in atteggiamento di riflessione e contemplazione, raffigurati in abiti con motivi floreali, oppure con simboli che richiamano la Passione.
Nelle nicchie laterali sono rappresentati San Giuseppe che riceve la visita dell’angelo in sogno, tema ripreso dal Vangelo di Matteo, e San Filippo Neri, santo protettore dei bambini e della gioia, raffigurato nell'atto di insegnare ai piccoli. Tutto il resto delle pareti della tribuna è decorato da una selva di cipressi che sembrano animarsi, mossi da una sorta di fremito che li innalza verso il cielo stellato. Nel catino absidale compaiono alcune figure angeliche femminili simili, ma diverse nei tratti somatici, nel colore dei capelli e nelle attitudini. Queste figure simboliche, che sembrano alludere alle stelle, sorreggono un velo verde trasparenteFini 1976. Ai loro piedi, una serie di medaglioni con rappresentati i simboli della passioneFini 1996, pp. 47-48. La composizione si conclude in alto con un terzetto di figure maschili, realizzate con un forte scorcio prospettico, mentre sorreggono e presentano ai fedeli una grande ostia con il cristogramma IHS, e un nastro con la scritta “Ecce Panis Angelorum”. Nelle due lunette laterali all’altare si possono osservare, partendo da quella posta a sinistra, lo stemma di Benedetto XV, il papa che contribuì ai finanziamenti per la ricostruzione della chiesa e a destra lo stemma di Alfonso Maria Veroli, vescovo di Recanati nel periodo in cui fu realizzata la decorazione. Luigi Emiliani realizzò anche il tabernacolo, costituito da una scultura in cemento dipinto e terracotta invetriata, con due angeli che sostengono una croce greca rappresenta due angeli che sostengono una croce greca. La raggiera attorno allo stesso tabernacolo è del pittore e ceramista recanatese Arturo PolitiFini 1976, p. 94.
Nei due altari laterali al centro delle pareti della navata, sono conservate due tele di Luigi Emiliani raffiguranti rispettivamente a destra Sant'Antonio Abate e S.Vincenzo Ferreri, a sinistra La Madonna del Carmelo. Queste tele furono realizzate in sostituzione di due opere del pittore Francesco Saverio Moretti che, secondo la testimonianza di Don Cesare Fini, parroco di Chiarino a partire dal 1957, sarebbero state depositate presso il Museo Diocesano di RecanatiFini 1979.
Le opere di Luigi Emiliani nella chiesa di Chiarino sono contemporanee a quelle realizzate da Augusto Mussini, detto fra Paolo, un religioso emiliano che seguiva lo stile divisionista e che ha dipinto soggetti sacri nelle Marche a Caldarola, presso la chiesa dei Santi Gregorio e Valentino, e ad Ascoli Piceno, nella chiesa di san Serafino.
Note
Bibliografia Arsenio Frugoni, Angelo Clareno, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 3,Roma 1961, https://www.treccani.it/enciclopedia/angelo-clareno_(Dizionario-Biografico)/ Piero Zama, La Piè, 1964, pp. 70-73. Cesare Fini, Parrocchia nostra, Micheloni Editore, Recanati 1979. Cesare Fini, Ricerche e ricordi, Editrice S.I.F.I.C srl., Ancona 1986. Marco Moroni, Recanati in età medievale, Andrea Livi Editore, Fermo 2018. Marco Moroni, Recanati in età moderna, Andrea Livi Editore, Fermo 2019. Paolo Giulietti, Chiara Serenelli, La Via Lauretana da Cortona e Assisi a Loreto, Terre di Mezzo, Milano 2021.
Voci correlate
Recanati Diocesi di Macerata
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