La casa del Larario di Achille, conosciuta anche come casa del Sacello Iliaco. o casa del Larario,. è una casa di epoca romana dell'antica Pompei; è ubicata nella regio I, insula 6, civico 4 degli scavi archeologici di Pompei.
Storia L'edificazione originaria della dimora risale all'epoca sannitica, nel III secolo a.C., e presentava inizialmente dimensioni contenute. Tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C., l'abitazione fu unificata a una proprietà adiacente per creare un'unica, vasta residenza dotata di giardino; a questa fase risalgono le prime decorazioni pittoriche. In seguito al terremoto del 62, la proprietà venne nuovamente frazionata, dando origine a due unità distinte: la casa del Larario di Achille e la casa del Criptoportico;. in questo periodo furono avviati interventi di ristrutturazione per riparare i danni sismici, durante i quali le pareti vennero ornate con pitture in quarto stile.
Al momento dell'eruzione del Vesuvio del 79, che seppellì l'edificio sotto i materiali piroclastici, i lavori di restauro non erano ancora conclusi; nonostante l'assenza di resti umani suggerisca che gli abitanti siano riusciti a mettersi in salvo, il ritrovamento di gioielli e di una cucina in piena attività testimoniano che la casa fosse regolarmente abitata.
La riscoperta avvenne tra il maggio 1912 e il settembre 1913 nell'ambito degli scavi diretti da Vittorio Spinazzola, che documentò meticolosamente ogni reperto. Infine, nel 1929, la struttura fu completamente liberata dal materiale vulcanico e messa in sicurezza.
Descrizione L'abitazione dispone di un unico ingresso lungo via dell'Abbondanza: originariamente strutturata su due livelli, presenta un piano terra di circa 500 metri quadrati con la pianta tipica delle domus romane. L'accesso è caratterizzato da una facciata in opera quadrata e da un architrave con cornice a dentelli, elemento distintivo del primo stile. Il corridoio d'ingresso mostra pareti con cornici in stucco e un pavimento in cocciopesto impreziosito dall'inserto di tessere colorate.
Si accede all'atrio, che ospita al centro un impluvium rivestito in tufo di Nocera con, nell'angolo sud-est, un puteale in travertino: la parete est conserva resti di una zoccolatura rossa, mentre le restanti superfici sono semplicemente intonacate; il pavimento è in lavapesta. Nell'ambiente si trovavano degli armadi, di cui sono state rinvenute le cerniere: al loro interno erano custoditi oggetti in vetro come bottiglie, flaconi, tazze e ciotole, e riserve alimentari, come dimostrato dalle lische di pesce ritrovate in un vaso; tra i reperti spiccano anche una lampada in bronzo e un peso in piombo. Lungo il lato destro dell'atrio mancano le stanze, cedute dopo il terremoto del 62 per la creazione della fullonica di Stephanus.
Nell'angolo nord-ovest si apre un cubicolo dove sono stati rinvenuti i resti di un letto decorato in avorio dalla larghezza di circa un metro e trenta che occupava tutta la parete di fondo. Le pareti, fatta eccezione per quella orientale interamente intonacata, presentano una zona centrale gialla e una superiore bianca ornata con ghirlande e cigni, sopra una zoccolatura in intonaco grezzo; il pavimento è in cocciopesto.
Presso l'angolo nord-est dell'atrio si trova un ambiente che, al momento dell'eruzione, fungeva presumibilmente da deposito, sebbene la struttura originaria fosse quella di un triclinio. Le pareti mostrano una zoccolatura intonacata, una zona mediana rossa con un'edicola centrale e nature morte, come cesti con ricotte, asparagi fichi e un servizio da tavola in argento, ai lati, separate da prospettive architettoniche, e una zona superiore bianca; il pavimento è in cocciopesto. All'interno della stanza sono stati recuperati piedi in bronzo, appartenenti probabilmente a letti triclinari, oltre a una statua, un'anfora e due pestelli in piombo.
Sullo stesso lato si trovano i resti di una scala che conduceva al piano superiore, composta da tre gradini in muratura e la restante parte originariamente in legno, andata perduta.
Segue un ulteriore cubiculo che presenta alle pareti una zoccolatura rossa con inserti vegetali, una zona centrale gialla, i cui quadretti al centro dei pannelli rimasero incompiuti e mai dipinti, e una zona superiore bianca decorata con elementi architettonici, pavoni, capre, figure umane e ghirlande. Il pavimento è in cocciopesto con tessere bianche inserite agli angoli del motivo decorativo. Dalla stanza si accede a un ripostiglio ricavato nel sottoscala, dove furono rinvenute due anfore, una delle quali contenente nocciole, una patera e diverse forme da pasticceria.
Una piccola sala da pranzo è decorata con uno zoccolo nero a motivi floreali e una zona centrale rossa, i cui scomparti, talvolta ornati da figure volanti, sono separati da inserti bianchi; la zona superiore è bianca con decorazioni di ghirlande e figure. Il pavimento è un mosaico caratterizzato da tessere centrali rettangolari in marmo colorato e un perimetro a fasce bianche e nere.
Un'altra stanza presenta un apparato decorativo incompleto: la parte inferiore è in intonaco grezzo, mentre la zona superiore mostra architetture, animali e ghirlande su fondo bianco; all'interno sono stati recuperati alcuni reperti, probabilmente crollati dal piano superiore, legati alla scrittura e alla toeletta.
Sul fondo dell'atrio si apre il tablino, dotato di una finestra sul lato sud che affacciava direttamente sul cortile. La decorazione parietale consiste in un intonaco grezzo, mentre il pavimento è in cocciopesto con motivo romboidale; nella stanza si trovava un armadio ligneo con rifiniture in avorio, contenente oggetti in vetro e gioielli.
Sempre sul fondo dell'atrio, accanto al tablino, è un piccolo ambiente voltato, che nell'ultimo periodo di utilizzo della casa fu usato come deposito, come confermato dal ritrovamento di due casse contenenti vasi in vetro, ma che in origine era un sacello. La volta e il fregio infatti sono decorati con stucchi che riguardano scene dell'Iliade: in particolar modo, nel fregio, di colore azzurro, sono narrati scene del duello tra Achille e Ettore come la partenza di Achille per la battaglia, l'uccisione di Ettore con il trascinamento del corpo sul carro, Priamo ai piedi di Achille che chiede la restituzione del corpo del figlio e Priamo con il corpo di Ettore che torna alla reggia; la scelta di questo tema, da cui deriva il nome della casa, intendeva sottolineare l'elevata cultura del proprietario e le nobili origini della famiglia. Nella lunetta sono affrescati Selene ed Endimione,. nella volta è il ratto di Ganimede, mentre il resto della muratura della parte basale è in intonaco grezzo e il pavimento è in cocciopesto a motivo romboidale con tessere bianche e nere. Nel sacello furono rinvenute anche colombe in alabastro legate al culto di Venere.
Dall'angolo sud-est dell'atrio, un corridoio conduce al cortile: le pareti sono in intonaco grezzo, mentre nella pavimentazione si nota la sovrapposizione di più strati di mosaici; l'unico reperto rinvenuto in quest'area è una perla.
Si accede quindi al cortile, caratterizzato da un'aiuola centrale e un deambulatorio che corre lungo i quattro lati, con pareti che mostrano ancora tracce di intonaco; al suo interno sono stati ritrovati cumuli di gesso pronti per nuovi rivestimenti, oltre a un'ascia e un peso in travertino. Dal cortile, una scala conduceva al piano superiore.
Sul lato est si trova la cucina:. priva di decorazioni parietali e di pavimentazione, ospita una latrina e il focolare; su quest'ultimo, al momento degli scavi, fu rinvenuta una pentola, segno evidente del rapido abbandono della dimora durante l'eruzione. Segue una stanza adibita a deposito, nella quale è stato ritrovato altro materiale da costruzione, probabilmente gesso.
Sul fondo del cortile si apre una piccola stanza con intonaco grezzo e una nicchia rettangolare nella parete est, che funge da passaggio per l'oecus, chiamato anche salone degli Elefanti: l'ambiente ha le pareti nord, est e ovest affrescate in secondo stile,, pitture realizzate tra il 30 e il 40 a.C.,. a differenza del resto della casa decorata in quarto stile. Sulla parete est spiccano due elefanti a grandezza naturale, l'uno di fronte all'altro con un candelabro al centro e sono cavalcati da amorini che usano rami di mirto come redini,. il tutto su uno sfondo di elementi architettonici, sulle pareti nord e ovest, al centro, sono raffigurate figure sedute a grandezza naturale, mentre, alle estremità, sono disegnati blocchi di bugnato e infine la parete sud è rifinita in intonaco grigio. Nell'affresco della parete settentrionale, sebbene in cattivo stato, si riconoscono due figure maschili sedute, forse il poeta Arato di Soli e il proprietario della casa, raffigurato come un astronomo, seduti davanti a un globo in una grotta. alla presenza della musa Urania,. sulla parete occidentale è invece visibile Clio con un rotolo in mano. Nella stanza sono stati rinvenuti anche alcuni graffiti, tra cui un disegno di incerta interpretazione. Il pavimento presenta nella parte nord tessere in bianco e nero disposte a motivi geometrici, mentre il lato sud è composto da tessere bianche in una cornice nera: le due zone sono separata da un fregio a mosaico simile a un tralcio vegetale.
Dall'oecus si accede a un cubicolo, anch'esso decorato in secondo stile: pareti rosse con paraste verdi e un fregio con motivi a meandro e Nereidi su ippocampo; il pavimento è un mosaico in bianco e nero.
Sempre dal fondo del cortile si raggiunge un'area priva di pavimenti e decorazioni, dove si trova una fornace per la preparazione dell'intonaco, destinato ai restauri della casa o alla vendita: durante gli scavi sono stati ritrovati un mortaio e un maglio in legno; completa l'area un'ulteriore camera non decorata.
Le stanze del piano superiore erano presumibilmente collocate lungo i lati sud, est e a nord dell'atrio.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Larario di Achille Categoria:Scoperte archeologiche nel 1912