Sebbene la bicicletta sia un mezzo di trasporto comune in Italia, il suo utilizzo varia molto tra città ed aree rurali e tra le diverse regioni.

Al 2023 la rete ciclabile combinata dei capoluoghi di provincia contava ma la densità delle reti era maggiore nel Nord (69,9 km/) e inferiore nel Centro (19,2 km/) e nel Sud (7 km/).

Il paese è noto per una lunga tradizione di ciclismo sportivo grazie a competizioni come il Giro d'Italia e la Milano-Sanremo; tuttavia solo recentemente la bicicletta è stata rivalutata come mezzo di trasporto quotidiano nell'ambito delle politiche a favore della mobilità sostenibile.

Storia

Dopo la fine della guerra e soprattutto dalla metà degli anni '50 la bicicletta, sebbene ancora diffusa, dovette confrontarsi con l'avvento della motorizzazione di massa, in particolare nelle grandi città. L'utilizzo declinò rapidamente tanto che già nei primi anni '60 era vista come un mezzo nostalgico, oramai destinato a essere soppiantato da automobili e scooter. Di fronte al cambiamento nelle abitudini di mobilità degli italiani, la bicicletta venne riabilitata come mezzo di svago e resa appetibile ai più giovani grazie anche a modelli come la Saltafoss e la Graziella, decretandone di fatto la fine come mezzo di trasporto quotidiano diffuso.

Le crisi energetiche degli anni '70

Nel 1973 il gruppo Opec, composto dai paesi produttori di petrolio, raddoppiò i prezzi del greggio durante la guerra del Kippur, costringendo i paesi importatori a ricorrere a misure drastiche.

Il 2 dicembre 1973 il governo italiano presieduto da Mariano Rumor impose il divieto di circolazione nei giorni festivi ai mezzi privati motorizzati. La crisi rappresentò un momentaneo rinascimento della bicicletta nelle strade italiane.

Nelle città di tutta Italia furono imposte restrizioni alla mobilità e alla velocità dei mezzi.

Anche dopo la fine delle restrizioni, l'evento ebbe ricadute importanti sulla sensibilità verso il traffico e la sostenibilità.

Anni 2000

Anni 2020

Normativa e infrastrutture

Normativa La normativa italiana sulle infrastrutture ciclabili è regolata dal codice della strada che nel 2020 e nel 2024 ha subito una serie di riforme che hanno introdotto nuove indicazioni per la mobilità ciclistica.

La definizione generale delle caratteristiche delle infrastrutture ciclabili è fornita dal decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

La normativa prevede l'obbligo di servirsi ove presenti delle infrastrutture ciclabili e in assenza di queste di occupare la carreggiata, mentre è vietato circolare sui marciapiedi salvo indicazioni contrarie.

All'interno della normativa italiana viene usato il termine velocipedi per riferirsi alle biciclette. Sebbene questo termine sia corretto, dato che indica la categoria dei veicoli a cui la biciletta appartiene (assieme alle bici cargo o ai tricicli), esso viene contestato dalle associazioni ciclistiche che ritengono che influisca su una percezione antiquata e negativa del mezzo.

Le infrastrutture ciclabili in Italia comprendono:

Pista ciclabile Corsia ciclabile Percorso ciclopedonale Zona pedonale con possibilità di accesso in bicicletta Zona ciclabile Zona scolastica Strada urbana ciclabile Controsenso ciclabile nelle Zone 30 con corsia ciclabile.

Pista Ciclabile Nell'ordinamento italiano la pista ciclabile viene definita come: la parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione dei velocipedi.

La pista ciclabile è dunque una porzione della strada al livello della carreggiata (pista ciclabile in sede propria) o del marciapiede (pista ciclabile su marciapiede) separata fisicamente dai pedoni e dal traffico motorizzato.

Le piste ciclabili possono essere bidirezionali o monodirezionali.

Molte associazioni lamentano che la definizione attuale è generica e che non dà indicazioni pratiche sulla realizzazione di queste infrastrutture.

Corsia Ciclabile

Percorso Ciclopedonale Il percorso ciclopedonale è un tratto in cui biciclette e pedoni condividono lo stesso spazio.

I percorsi ciclopedonali sono soluzioni valide per proteggere in rapidità i ciclisti ma spesso pongono problemi per quanto riguarda la convivenza con i pedoni.

Strada Urbana Ciclabile La riforma del codice della strada del 2020 ha introdotto la strada urbana ciclabile definita come: strada urbana ad unica carreggiata, con banchine pavimentate e marciapiedi, con limite di velocità non superiore a , definita da apposita segnaletica verticale ed orizzontale, con priorità per i velocipedi.

In queste strade urbane le biciclette hanno la precedenza sulla carreggiata su tutti gli altri veicoli.

La segnaletica orizzontale prevede la realizzazione stilizzata di una bicicletta con dietro un'automobile.

Zona 30

Zona Scolastica

Segnaletica La segnaletica verticale è articolata in tre cartelli rotondi con sfondo blu di inizio, che indicano il punto da cui vige l'obbligo di utilizzo, e tre di fine pista, dove l'obbligo decade.

cartello con sola bici bianca, che viene utilizzato per le piste ciclabili in sede propria (fisicamente separate dal traffico motorizzato), e per le corsie ciclabili su carreggiata, queste ultime solo unidirezionali, nello stesso senso del traffico e collocate a destra. cartello con bici e pedone bianchi affiancati con linea separatoria verticale, usato per le piste ciclabili contigue al marciapiede. cartello con pedone e bici bianchi sovrapposti, senza linee separatorie, ad indicare un percorso promiscuo ciclopedonale. La segnaletica orizzontale, applicata sulla pavimentazione di carreggiate e marciapiedi è costituita da: linea separatoria bianca destinata ad indicare due flussi distinti di ciclisti e pedoni nel caso di pista contigua al marciapiede. La fascia destinata alle biciclette è di regola quella esterna, verso la carreggiata linea separatoria bianca e gialla utilizzate per le corsie ciclabili (solo separazione visiva) sul margine destro della carreggiata e analoga a quella delle corsie preferenziali di trasporto pubblico, mezzi di soccorso ecc. Nella segnaletica orizzontale rientrano anche i pittogrammi bici, da applicare sul fondo delle piste ciclabili, allo scopo di evidenziarne il carattere di viabilità riservata, ed in particolare sugli attraversamenti ciclabili, per aumentarne la visibilità e segnalarne la precedenza. Infine il fondo delle piste e degli attraversamenti ciclabili è frequentemente di colore rosso, anche in questo caso per aumentarne la visibilità e innalzarne dunque la sicurezza. L'uso del fondo colorato è utilizzato massicciamente ovunque ci sia esigenza di visibilità particolare, sia nei confronti del traffico motorizzato, sia di quello pedonale. In casi di separazione univoca si rinuncia spesso al fondo colorato, che può essere verniciato (analogamente alle strisce bianche pedonali, di stop o di mezzeria) oppure in bitume pigmentato, spesso con maggiore ruvidità dell'asfalto ed applicato sopra di esso in leggero rilievo. Casa avanzata usata per permettere al ciclista di posizionarsi davanti ai mezzi motorizzati prima di un semaforo, in modo da essere chiaramente visibile agli altri utenti della strada.

Sicurezza

Intermodalità

Cicloturismo Il cicloturismo è un settore in forte ascesa in Italia. Nel 2024 ci sono stati 84 milioni di cicloturisti, più del 10% di tutti i turisti nel paese, che hanno portato introiti pari a 9,8 miliardi di euro. Il cicloturismo fa parte del cosiddetto turismo lento e interessa prevalentemente i borghi e le zone rurali.

Note

Categoria:Mobilità ciclistica