Biografia Giovanni Federico nacque nel 1530 o nel 1531, figlio maggiore di Nicolò Madruzzo (1507?-1570), signore di Nanno, un guerriero al servizio della monarchia asburgica contro la Francia, e di sua moglie dal 1530, Helena von Lamberg.

Era inizialmente destinato alla carriera ecclesiastica. Nominato canonico presso la cattedrale di Trento, fu mandato a studiare con il fratello Giovanni Lodovico Madruzzo, futuro cardinale, a Lovanio e Parigi. Nel 1548 rinunciò ai suoi benefici ecclesiastici per intraprendere una carriera secolare e militare, in realtà una successione di campagne militari e incarichi diplomatici e di corte. Già nel 1547 accompagnò lo zio, il cardinale Cristoforo Madruzzo, alla Dieta di Augusta, prima di arrivare nel 1551 alla corte imperiale di Vienna.

Nel 1552, la flotta turca minacciò le coste napoletane. Gian Federico si imbarcò con l'altro fratello, Giorgio, al posto del padre, in una spedizione marittima durante la quale furono fatti prigionieri dai turchi. Grazie ai buoni uffici dello zio Cristoforo, Gian Federico e suo fratello furono usati come merce di scambio: i turchi li consegnarono ai loro alleati francesi.

Per due anni, dal 1554 al 1556, Gian Federico fu costretto a risiedere al castello di Vincennes vicino a Parigi prima di essere rilasciato, durante la tregua di Vaucelles, in cambio di François de Coligny d'Andelot, nipote del connestabile di Francia Anne de Montmorency e fratello dell'ammiraglio Gaspard II de Coligny, caduto nelle mani delle truppe imperiali e detenuto a Milano. Durante questi due anni di prigionia dorata in Francia, Gian Federico, attraverso il contatto con altri prigionieri, divenne un principe rinascimentale e un bibliofilo esigente, che avrebbe sviluppato la sua passione per la legatoria.

Nel 1557, sempre grazie all'intervento dello zio cardinale, si aprì una nuova fase nella vita di Gian Federico Madruzzo che, ormai con i titoli di conte d'Avio e marchese di Soriano, sposò Isabella di Challant, figlia ed erede del prestigioso Renato di Challant, 5° conte di Challant, 16° e ultimo maresciallo di Savoia, governatore del Ducato di Aosta.

Questo matrimonio aprì nuovi orizzonti alla famiglia Madruzzo, fuori dal Trentino, portando a Gian Federico, che francesizzò il suo nome e cognome in Jean-Frédéric de Madruze o Madrus per compiacere i suoi sudditi francofoni, oltre alla contea di Challant, alla morte del suocero, proprietà in Valle d'Aosta (castello di Issogne), in Piemonte e in Savoia, ma anche in Francia e in Lorena (baronia di Beaufremont).

Gian Federico, che parlava fluentemente italiano, tedesco e francese, avrebbe ora intrapreso una carriera al servizio del duca di Savoia, Emanuele Filiberto I. Fu nominato colonnello della milizia del duca di Savoia nel 1562, anno in cui Emanuele Filiberto trasferì la sua capitale da Chambéry a Torino, in Italia.

Nel 1569, quando Emanuele Filiberto I restaurò il prestigioso Ordine supremo della Santissima Annunziata, nominò Gian Federico, come da tradizione per i membri più importanti della Casa di Challant, uno dei cavalieri di quest'Ordine. Da allora in poi, le legature di Gian Federico di Madruzzo avrebbero portato il suo stemma circondato dal collare dell'Ordine dell'Annunziata, un dettaglio che ha contribuito a confermare l'attribuzione della collezione di legature ritrovate a Gian Federico, poiché era l'unico Madruzzo a detenere quest'Ordine.

Nel 1574 iniziò un terzo e ultimo periodo nella vita di Gian Federico: il suo periodo romano. Questo coincise con un deterioramento dei suoi rapporti con la moglie, poiché la coppia ora viveva separatamente. Nominato ambasciatore del duca di Savoia presso la Santa Sede, partì per Roma senza la moglie. Nel 1581, all'apice della sua carriera diplomatica, divenne rappresentante del Sacro Romano Imperatore Rodolfo II d'Asburgo presso il papa.

Morì a Roma l'11 aprile 1586 nel moastero di Sant'Onofrio.Pompeo Litta, Famiglie celebri di Italia. Madruzzo di Trento, Torino, 1841.

Discendenza Scelto come genero dal suocero Renato di Challant, Gian Federico fu inizialmente fidanzato con la figlia maggiore Filiberta, ma lei fu diseredata alla vigilia delle nozze dal padre per cattiva condotta, e Gian Federico alla fine sposò il 1* ottobre 1557 a Torino la più giovane Isabella di Challant (morta a Torino il 14 febbraio 1596).

Nonostante la nascita di nove figli – tre maschi e sei femmine (Cristina, Elena, Margherita, Isabella, Caterina ed Eleonora) – questa unione fu tutt'altro che felice. Isabella di Challant è descritta dai contemporanei come altezzosa, capricciosa e stravagante. Convinta dell'antichità della sua famiglia, considerava il marito un vero e proprio arrivista e ne criticava la venalità e la francofobia.Tra i loro discendenti figurano: Emmanuele Renato Madruzzo (1558-1614), 7° conte di Challant, sposò Emmanuelle-Philiberte de Seyssel-La Chambre nel 1598, dalla quale ebbero: Carlo Emanuele (1599-1658), vescovo di Trento dal 1629 al 1658, unico dei quattro vescovi della sua famiglia a non aver ottenuto la porpora cardinalizia, 8° conte di Challant; Carlo Gaudenzio (1562-14 agosto 1629), principe vescovo di Trento dal 1600 al 1629 e cardinale nel 1604; Ferdinando Gabriele (1564-1618), sposò Bonne de Livron nel 1603 (morta nel 1623), con la quale ebbe: Carlo Enrico, morì nel 1630; Francesco morì nel 1619; Carlotta Cristiana, morta nel 1669, sposò il marchese Charles II de Lenoncourt in Lorena nel 1621 ed ebbe i seguenti figli: N.N. Enrico, morto nel 1669, fu il 9° conte di Challant, dal quale nacque Carlo Giuseppe Maria, 10° conte di Challant,Genealogia Challant. celibe, ucciso il 4 ottobre 1693 durante la battaglia della Marsaglia.

Onorificenze

Note

Bibliografia Laura Dal Prà, Madruzzo e l'Europa, 1539-1658: i principi vescovi di Trento tra Papato e Impero, Castello del Buonconsiglio, Trento, 1993. Luigi Bruzzo Ascendenti e discendenti di Renato di Challant e di sua moglie Mencia di Portogallo, Gonevra, 1974. Pompeo Litta, Famiglie celebri di Italia. Madruzzo di Trento, Torino, 1841. Joseph-César Perrin, Inventaire des archives des Challant, Aoste, Archives historiques régionales, 1974-1976. Orphée Zanolli, Les testaments des seigneurs de Challant, Aoste, Archives historiques régionales, 1979.

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