Il museo del tartufo di Fragno è uno spazio espositivo dedicato al tartufo nero di Fragno, collocato nel seminterrato del palazzo comunale di Calestano, in provincia di Parma.

Storia

Nel 2001, su impulso dell'amministrazione provinciale di Parma, fu fondato il "Comitato Promotore dei Musei del Cibo", dal 2003 Associazione dei Musei del Cibo della Provincia di Parma, che riuniva la Provincia di Parma, i Comuni di Soragna, Langhirano e Collecchio, i consorzi di tutela dei Prodotti Tipici, la Camera di Commercio di Parma e le associazioni economiche di categoria; a partire dal 2003, l'ente si occupò della creazione e gestione della rete di Musei del Cibo nel territorio provinciale, avviando una serie di lavori che interessarono alcuni edifici, tra cui, verso il 2024, gli spazi seminterrati del palazzo comunale di Calestano, già parzialmente ristrutturati alcuni anni prima senza completare le opere a causa della mancanza di finanziamenti.

Il museo del tartufo di Fragno fu inaugurato il 15 giugno 2024.

Percorso espositivo

Lo spazio espositivo, collocato all'interno delle antiche prigioni e delle cantine del palazzo comunale con accesso dalla strada laterale, si sviluppa in sei sezioni, suddivise in altrettanti ambienti e nel piccolo cortile d'ingresso.

La prima sezione, situata nello spazio esterno d'accesso, è dedicata al territorio comunale di Calestano, illustrato attraverso alcuni pannelli che descrivono, oltre al capoluogo, le principali frazioni e i percorsi naturalistici.

La seconda, collocata all'interno nel corridoio centrale rivestito in pietra, è intitolata alla ricerca dei tartufi, evolutasi nel tempo con l'affiancamento dapprima delle scrofe e, a partire dal XV secolo, di alcune selezionate razze di cani ammaestrati; su un lato è posizionata una vetrina, contenente alcuni strumenti utilizzati per l'estrazione dal terreno dei tuberi, mentre sul fondo uno schermo mostra un video che illustra il rinvenimento di un tartufo da parte di un lagotto.

La terza, situata in un ambiente rustico sulla destra, è dedicata alla botanica dei tartufi, di cui vengono illustrati, attraverso alcuni pannelli e uno schermo, le caratteristiche, le varietà e i terreni in cui si sviluppano; in un angolo della stanza è posizionata una grande scultura raffigurante un tartufo nero.

La quarta, collocata all'interno di una saletta in pietra a doppia altezza posta sulla sinistra, è intitolata al bosco, riprodotto a grandezza naturale sulle pareti attraverso la proiezione di video che illustrano la ricerca da parte dei tartufai.

La quinta, situata all'interno di un'ampia sala voltata a botte sulla sinistra, è dedicata alla gastronomia; al centro della stanza è collocato un grande tavolo interattivo con tecnologia touch screen, grazie al quale attraverso uno smartphone è possibile apprendere, oltre ad alcune ricette presenti e passate, le storie di una serie di personaggi storici e contemporanei rispetto al loro legame coi tartufi.

La sesta e ultima sezione, collocata in una saletta adiacente alla precedente, è intitolata alla storia dell'utilizzo alimentare del tartufo, a partire dal 1900 a.C.; una vetrina al centro dell'ambiente mostra alcuni vecchi tagliatartufi in legno e una serie di scatolette di latta risalenti alla prima guerra mondiale, utilizzate dai soldati sul fronte. Un pannello è dedicato in particolare alla storia del tartufo nero di Fragno, citato per la prima volta dal Petrarca durante la sua permanenza nel castello di Guardasone, mentre un altro illustra l'attività del consorzio del tartufo di Fragno.

Note

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