Il bagno di Psiche (The Bath of Psyche) è un dipinto a olio di Frederic Leighton, esposto per la prima volta nel 1890. L'opera fa parte delle collezioni della Tate Britain.
Descrizione Il quadro ritrae Psiche che si spoglia per farsi un bagno prima dell'arrivo di Cupido. La ragazza è totalmente assorta nell'osservare il proprio riflesso sulla superficie dell'acqua, che ne sottolinea il narcisismo. Dietro di lei si trovano una tenda scura e un colonnato di ordine ionico, mentre ai suoi piedi si trovano una veste gialla e un vaso di rame.Staley 1906, p. 140.
Il soggetto della bagnante e l'abilità nel disegno raffinata dimostrano l'influenza di Ingres, e in particolare di opere come La sorgente. La posa della ragazza, che alza le braccia per sollevare la veste, scoprendo il suo corpo nudo, deriva dalla Venere Callipigia, una celebre statua greco-romana che Leighton potrebbe aver visto e ammirato al museo di Capodimonte, a Napoli.Ash 1995, p. 75.
Contesto La leggenda di Amore e Psiche fu una fonte d'ispirazione per gli scrittori e gli artisti nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Questa storia deriva dalle Metamorfosi (o L'asino d'oro) dello scrittore romano Lucio Apuleio. Psiche abitava nel palazzo dorato di Cupido, il dio dell'amore. Ogni notte Cupido si sarebbe recato nella camera da letto di Psiche per coricarsi con lei nell'oscurità, senza rivelare la sua natura divina.
Storia
Pannello (1887)
Secondo Marion Harry Spielmann, l'opera deriva dal quadro che Leighton dipinse per decorare i muri di una stanza della casa di sir Lawrence Alma-Tadema.Rhys 1900, pp. 48–49.
Leighton faceva parte di un gruppo di più o meno 45 artisti invitati da Alma-Tadema per aiutarlo nella decorazione dell'atrio della sua casa a Grove End Road, a St. John's Wood (a Leighton venne offerto uno dei dipinti di Alma-Tadema). Ogni artista dovette dipingere un pannello alto 81 centimetri e largo tra i 6,35 e i 20 centimetri per una sala apposita.
Dopo che Leighton si offrì di dipingere uno di questi pannello, sir Lawrence gli mandò le dimensioni dell'opera da dipingere. Pochi giorni dopo i due si incontrarono per cena a casa di un amico di entrambi. Erano seduti l'uno di fronte all'altro e, prendendo un lungo coltello per i dolci, Lord Leighton si rivolse al suo collega in campo artistico e disse scherzosamente: "Mio caro Tadema, che razza di soggetto ti aspetti che io dipinga su questo?".Cordova dic. 1902, p. 617.
Dipinto (1890) Le esigenze dello spazio a sua disposizione bastavano per spiegare la natura peculiare della composizione originale. Tuttavia, quando Leighton volle ingrandire il soggetto per un dipinto su tela, tagliò buona parte dell'acqua e dei suoi riflessi e aggiunse il colonnato di marmo per allargare lo spazio.Cordova feb. 1902, p. 203. Il pannello originale misurava 81 centimetri di altezza e 16 di larghezza; il quadro è largo quasi il doppio.Cordova dic. 1902, p. 618.
Nel 1890 Il bagno di Psiche venne esposto all'Accademia Reale di pittura. Un critico del periodico The Spectator lodò molto l'opera:
La tela divenne una delle preferite dal pubblico, e probabilmente fu quella che venne riprodotta maggiormente rispetto a qualsiasi altra opera di Leighton durante la sua vita. Tuttavia, le autorità glasvegiane ritennero quest'opera "immorale", e Leighton scrisse loro una lettera di protesta. In seguito il quadro venne comprato ed entrò nelle collezioni della Tate Gallery. Rhys 1900, p. 48.
Note
Bibliografia Russell Ash, Lord Leighton, Londra, Pavilion Books Limited, 1995, p. 75. Rudolph de Cordova, "The Chantrey Bequest", in The Strand Magazine, XXIII (134), febbraio 1902, pp. 199–207. Rudolph de Cordova, "The Panels in Sir Lawrence Alma-Tadema's Hall", in The Strand Magazine. Vol. XXIV, n. 144, dicembre 1902, pp. 615–630. Stephen Jones et al., Frederic Leighton, 1830–1896. Royal Academy of Arts, Londra, Harry N. Abrams, Inc., 1996, pp. 19, 29, 82, 146, 194, 214–215. Ernest Rhys, Frederic Lord Leighton: An Illustrated Record of his Life and Work, Londra, George Bell & Sons, 1900, pp. 48–49, 59. Edgcumbe Staley, Lord Leighton of Stretton, Londra, The Walter Scott Publishing Co., Ltd., 1906, pp. 140–141, 214, 225.
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