La chiesa di San Giuliano di Lepia è una chiesa, oggi proprietà privata, ubicata nella località Lepia, appartenente al Comune di Lavagno, in provincia e diocesi di Verona.
Storia Percorrendo la SR 38 “Porcilana” nel tratto a sud dell’abitato di Vago di Lavagno, si può notare una chiesa con altre strutture vicine: è la chiesa di S. Giuliano di Lepia, dal nome della corte. Le sue origini risalgono al 1176, quando Bozolo degli Avvocati fece una donazione alla Chiesa perché sorgesse un monastero femminile benedettino, dedicato alla Beata Vergine Maria e a San Giuliano, il quale fu preso sotto la protezione di Papa Alessandro III.
Il 2 novembre 1186 l’altare maggiore fu consacrato da Papa Urbano III, allora residente a Verona.
Le costruzioni adiacenti alla chiesa e il lato di chiostro esistente è quanto rimane del monastero, soppresso nel 1431, divenuto possedimento del monastero dei Santi Nazaro e Celso in VeronaBenini, p. 212..
La chiesa subì vari danni in occasione di un’alluvione provocata dal Progno d’Illasi nel 1905.
Descrizione Esterno La chiesa presenta una facciata a capanna verso occidente con porta d’ingresso centrale, mentre sullo stesso asse, in alto, troviamo una finestra a lunetta. A coronare il tutto vi è un frontone triangolare.
L’elemento che spicca di più è l’abside in cotto, che si distingue dalla muratura in ciottoli, con decorazione ad archetti pensili e un fregio a denti di sega che Wart Arslan ha assegnato ad un’epoca successiva al 1150 (più probabile che risalga all’inizio del XIII secolo).
Interno L’aula liturgica si presenta con una pianta particolare a causa di un ampliamento avvenuto non molto tempo dopo l’edificazione del primo luogo sacro. Si è prolungato l’edificio verso occidente, edificando una nuova facciata, ma questa parte della navata è più stretta di quella verso il presbiterio a causa della presenza del campanile.
All’inizio del XVIII secolo la chiesa fu notevolmente modificata. L’altare maggiore fu incorniciato da un’intera parete barocca che occulta l’abside semicircolare retrostante, raggiungibile tramite le due porticine laterali. Sopra di esse vengono aperte delle finestrine, mentre nelle pareti laterali della chiesa vengono realizzate delle lesene leggere raccolte in alto da un cornicione su cui poggiava un soffitto piano, scomparso in tempi più recenti, che era appeso alle capriateBenini, p. 210-211..
Sempre al Settecento risalgono le finestre aperte nell’abside e sulla facciata, mentre l’attuale copertura a capriate risale al 1849Benini, p. 211..
Il pavimento è in mattoni di piatto nella zona absidale, mentre nella parte anteriore in cemento lisciato. Sono presenti poi due pietre tombali, una di fianco all’altra, per le consorelle e i confratelli dell’Ordine della Beata Vergine Maria Annunciata. Datate entrambe 1732, sono il segno di un luogo ancora vivo a quell’epoca.
Guardando il presbiterio, sulla destra, si trova la porta che conduce alla sacrestia. Risalente al XIV secolo, è coperta da una volta a botte ed è affrescataBenini, p. 210..
Gli affreschi Sicuramente l’edificio sacro era affrescato in gran parte. Affreschi sulle pareti e nella volta della sacrestia sono stati staccati nel XX secolo, tempo in cui la chiesa fu anche sconsacrata.
Restano all’interno della chiesa, seppur in condizioni pessime e in parte ancora ricoperti da intonaco, quelli della facciata, tra cui una Madonna col Bambino, risalente alla fine del XII secolo o all’inizio del XIII secolo, e un San Cristoforo, sempre del Duecento.
Anche nell’abside, seppur rovinati e incompleti, vi sono alcuni affreschi. Nel catino vi è una Maestà con il Cristo nella mandorla e il tetramorfo, di cui sono parzialmente leggibili l’Angelo e il Leone. Al di sotto vi sono due figure di Apostoli, gli unici rimasti tra quelli affrescati. Per le loro caratteristiche, come lo sguardo fisso, si ritiene che derivino da modelli bizantini della metà del XII secolo.
In alcuni affreschi si è identificata l’opera di un autore denominato Maestro di Corte Lepia, attivo nella prima metà del Trecento, del quale sono stati scoperti alcuni santi dopo il restauro avvenuto negli anni Ottanta del XX secolo nella chiesa di S. Procolo in Verona.
Campanile A base quadrata in ciottoli con spigoli in mattoni, a evidenziarne l’origine romanica, oggi si presenta nella ricostruzione avvenuta nel Settecento, con cella campanaria con una monofora per lato. In alto, agli angoli, una sorta di merli ghibellini, mentre su un tamburo a base ottagonale sorge una pigna sui cui svetta una Croce metallica.
Note
Bibliografia .
Giuliano Giuliano Giuliano di Lepia