Biografia Soprannominato "l'avvocaticchiu". Di lui si riporta del periodo di studi all'Università degli Studi di Messina, e dei legami con ambienti di estrema destra, insieme con il suo compaesano Rosario Pio Cattafi e con il mistrettese Pietro Rampulla. Ritenuto vicino dagli anni '80 ad ambienti di criminalità organizzata legati alla famiglia barcellonese. Lo si menziona tra gli associati alla loggia "Corda Frates" di Barcellona, frequentata da avvocati, medici, imprenditori e politici.
Si sposa con Venera Rugolo, figlia di Francesco Rugolo, ritenuto uno dei vecchi capi della criminalità organizzata barcellonese. Testimone di nozze fu Rosario Pio Cattafi.
Intorno agli anni '90 prende le redini dell'organizzazione criminale barcellonese, sotto la protezione di Nitto Santapaola. Proprio a Barcellona Santapaola trascorse gran parte della sua latitanza, sotto la tutela dei mafiosi locali.
Il pentito Antonio Cariolo nel corso del processo Orsa Maggiore I parla di un incontro nell'estate del '92 a Porto Rosa, chiesto da Gullotti a Luigi Sparacio, al quale doveva partecipare anche Leoluca Bagarella, per parlare di affari di grossa portata. Cariolo chiarisce di non sapere se questo incontro avvenne o meno.
Nel 1993 è ritenuto responsabile dell'uccisione del giornalista barcellonese Beppe Alfano, che stava indagando sulle vicende criminali della zona del Longano. Secondo gli inquirenti, sotto il comando di Gullotti sarebbero stati eseguiti decine di omicidi nel territorio di Barcellona e nei dintorni.
Nel 2008 a causa di Gullotti è emerso che il regime del 41-bis avesse delle falle. In quanto egli pare avesse dei contatti epistolari con altri esponenti criminali, quali: Giuseppe Graviano (boss palermitano del quartiere Brancaccio), Francesco Sergi, Domenico Paviglianiti e Domenico Papalia (boss di Buccinasco).
Dal quotidiano "l'informazione", si legge che secondo Antonio Ingroia, legale della famiglia Manca ed ex pubblico ministero antimafia di Palermo, sarebbe stato Giuseppe Gullotti, a raccontare in carcere all’ex leader del clan dei Casalesi, Giuseppe Setola, che l’urologo siciliano Attilio Manca non sarebbe deceduto per due iniezioni “autoinferte” di eroina al braccio sinistro (come sostiene da undici anni la Procura di Viterbo), ma sarebbe stato assassinato dalla mafia (e forse non solo) perché a conoscenza di segreti delicatissimi legati all’intervento per un tumore alla prostata cui, nell’autunno 2003, si sarebbe sottoposto il boss Bernardo Provenzano a Marsiglia. Proprio nel territorio del Gullotti, a Barcellona, Provenzano trascorse parte della sua latitanza.
Condanne Nel 2006 è stato condannato in via definitiva a trent'anni di carcere come mandante dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano. Nel 2022 Gullotti ha chiesto la revisione del processo, che è stata rigettata dalla Corte d'assise d'appello di Reggio Calabria. Nel 2011 la Cassazione lo condannò in via definitiva a 14 anni di carcere per associazione mafiosa nell'ambito del maxi-processo "Mare Nostrum", cancellando una precedente condanna all'ergastolo per un duplice omicidio avvenuto nel 1992. Nel 2019 è stato condannato all'ergastolo nell'ambito del maxi-processo "Gotha 6" per 17 omicidi e un agguato commessi da Cosa nostra barcellonese tra il 1993 e il 2012. Nel 2025 è stato condannato all'ergastolo con il rito abbreviato per aver ordinato sei omicidi avvenuti nel barcellonese a cavallo tra il 1992 e il 1998.
Note