Il cavaliere avaro () è un dramma in versi scritto da Aleksandr Sergeevič Puškin nell'autunno del 1830 e pubblicato nel 1836. L'opera è una delle quattro Piccole tragedie di Puškin e, così come gli altri tre "microdrammi", anche Il cavaliere avaro si concentra su un vizio capitale, in questo caso l'avarizia.

Ettore Lo Gatto ha scritto che "questa storia di avarizia e di cavalleria è presentata da Puškin con tanta forza e pienezza, con tale maestria e ispirazione che Il cavaliere avaro può veramente considerarsi una delle sue più felici creazioni drammatiche".

Trama

Il giovane e prodigo Albert si lamenta con il servo Ivan dell'avarizia dell'anziano padre Philip. Tenta quindi di farsi prestare del denaro da un usuraio, l'ebreo Solomon, che rifiuta di dargli altri soldi ma insinua che Albert potrebbe ereditare la fortuna del padre più rapidamente del previsto avvelenando il vecchio barone.

Intanto Philip scende nei sotterranei della sua tenuta per ammirare le sue ricchezze, anche se il pensiero che un giorno il figlio erediterà la fortuna che lui ha accumulato così faticosamente lo turba profondamente.

Albert si reca a palazzo per lamentarsi con il Duca dell'atteggiamento del padre, ma qui origlia una conversazione tra l'aristocratico e il genitore, che accusa il figlio di tramare contro di lui per ucciderlo e impadronirsi della sua fortuna. Furioso, Albert irrompe nella stanza in cui il Duca e il barone stanno parlando e l'alterco che segue tra padre e figlio degenera a tal punto che Philip sfida a duello il figlio, che accetta.

Il Duca impedisce il duello e bandisce Albert dalla sua corte. Philip, intanto, viene colpito da un malore fatale a causa della concitazione e, morente, si mette a cercare e chiedere a gran voce le chiavi dei forzieri in cui sono custoditi i suoi tesori.

Composizione e stampa Puškin scrisse Il cavaliere avaro (insieme ai capitoli finali dell'Eugenio Onegin e alle altre tre Piccole tragedie) durante i tre mesi trascorsi a Boldino nell'autunno del 1830. L'opera è forse ispirata al rapporto di Puškin con il suo stesso padre, notoriamente avaro. Il testo, completato il 23 ottobre 1830, fu pubblicato nel 1836 sul primo numero di Sovremennik, venendo firmato da Puškin con la sola iniziate "R". Inoltre, Puškin tentò di far passare il testo per un estratto di un'opera di William Shenstone ("una scena dalla tragicommedia di Chenston [sic], Il cavaliere avaro"), che però non scrisse mai un'opera con questo titolo.

Rappresentazioni Il debutto dell'opera era previsto al Teatro Aleksandrinskij di Pietroburgo il 13 febbraio 1837. Tuttavia, la morte di Puškin a pochi giorni dal debutto spinse la direzione del teatro (forse a causa anche di pressioni governative) a cancellare la première e portare in scena uno spettacolo di vaudeville al suo posto.

Il "microdramma" raggiunse le scene soltanto nel 1852, nel medesimo teatro, e ottenne un grande successo l'anno successivo quando Michail Semënovič Ščepkin interpretò il vecchio barone nella prima moscovita dell'opera in cartellone al Teatro Malyj. Nel 1888, Konstantin Sergeevič Stanislavskij portò in scena l'opera per la sua Società delle Arti e delle Lettere e, pur avendo solo venticinque anni, interpretò personalmente il ruolo dell'anziano barone Filippo.

Adattamenti

Sergej Vasil'evič Rachmaninov ha riadattato il "microdramma" di Puškin nell'opera lirica omonima, portata al debutto al Teatro Bol'šoj di Mosca nel 1906.

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Note

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