Il mammut di Adams è stato il primo esemplare di mammut lanoso il cui scheletro è stato rinvenuto con ancora attaccati tutta la pelle e la carne. I resti, quasi del tutto completi, furono scoperti nel 1799 da Osip Šumakov, un cacciatore di etnia evenca nei pressi di Bykovskij, in una penisola sul delta del fiume Lena, nell'estremo nord dell'attuale Repubblica di Sacha, in Russia. I resti furono poi recuperati nel 1806 nel corso della spedizione guidata dal botanico russo Johannes Michael Friedrich Adams. Attualmente lo scheletro è in mostra al Museo zoologico dell'Accademia delle scienze di San Pietroburgo.
Scoperta Le prime notizie su rinvenimenti di resti di mammut in Siberia giunsero in Europa già intorno al 1690. Nel 1728 il naturalista britannico Hans Sloane pubblicò sulle Philosophical Transactions of the Royal Society quella che può essere considerata la prima pubblicazione scientifica sui mammut. Il lavoro di Sloane si basava principalmente sul racconto di alcuni viaggiatori e su alcune ossa raccolte in Siberia e in Gran Bretagna. In particolare, ragionò sul fatto se il mammut potesse considerarsi un elefante, ma non giunse a una conclusione definitiva.
Nel 1739 il paleontologo e zoologo tedesco Johann Philipp Breyne ipotizzò che i fossili di mammut fossero una qualche forma di elefante, ma non riuscì a giustificare il fatto che un animale tropicale come l'elefante potesse trovarsi in un'area così fredda come la Siberia. Suggerì che potesse essere stato trasportato lì dal diluvio universale. Tra il 1692 e il 1806 soltanto quattro descrizioni di mammut congelati furono pubblicate in Europa. In tutti i casi si trattava di scheletri con resti di pelle e carne attaccati. All'epoca nessuno dei resti dei mammut era stato raccolto dal luogo del ritrovamento e nessuno di essi aveva uno scheletro completo. Entro la fine del secolo il naturalista Georges Cuvier riuscì a dimostrare che il mammut siberiano era una specie diversa rispetto alle due specie conosciute di elefanti.
In questo contesto Adams venne a sapere della scoperta di Šumakov: all'epoca faceva parte della spedizione scientifica aggregata alla fallita missione diplomatica in Cina del conte Jurij Aleksandrovič Golovkin. Dopo il fallimento della missione, diversi membri della spedizione scientifica rimasero in Siberia per condurre varie ricerche sul campo. Mentre si trovava in Jacuzia nell'estate del 1806, un commerciante d'avorio raccontò ad Adams del mammut congelato ritrovato nei pressi del delta del fiume Lena. Dopo aver assoldato quattro cosacchi, navigò sul fiume Lena fino al suo delta sull'Oceano Artico. Arrivò al villaggio di Šumakov alla fine di giugno e alla fine di luglio si recò con lui e una decina di persone del villaggio verso la zona del rinvenimento del mammut.
Inizialmente Adams rimase deluso dal fatto che gli animali selvatici avessero mangiato la maggiore parte degli organi e della carne del mammut. Dopo aver esaminato la carcassa si rese comunque conto che, nonostante le numerose parti molli mancanti, si trattava ugualmente del più completo mammut recuperato fino ad allora. Adams recuperò tutto lo scheletro ad eccezione delle zanne, che Šumakov aveva già venduto, e una zampa anteriore. Recuperò inoltre la maggior parte della pelle e circa 20 kg di pelo. Durante il viaggio di ritorno comprò una coppia di zanne che pensava fossero quelle originali.
A San Pietroburgo il compito della ricomposizione dello scheletro venne affidato al naturalista tedesco Wilhelm Gottlieb Tilesius. Il suo compito fu facilitato dal fatto che alla Kunstkamera era presente uno scheletro di elefante indiano, che venne preso come riferimento. Le ossa della zampa mancante vennero sostituite con repliche in legno. Nonostante si trattasse di uno dei primi tentativi in assoluto di ricostruire un animale estinto, la maggior parte della ricostruzione è corretta, ad eccezione delle zanne montate al contrario. Vennero infatti montate curvate verso l'esterno invece che verso l'interno. L'errore venne corretto soltanto nel 1899, ma la corretta disposizione delle zanne del mammut rimase dibattuta per tutto il XX secolo.
Il resoconto del viaggio di Adams fu pubblicato alla fine del 1807 e venne tradotto in molte lingue, diffondendosi in Europa e nelle Americhe. Tilesius produsse una serie di acqueforti della propria ricostruzione del mammut e le inviò ad altri naturalisti così che potessero esaminarle. Nel frattempo continuò a lavorare a un resoconto dettagliato sullo scheletro che venne pubblicato nel 1815.
L'esemplare venne inizialmente esposto alla Kunstkamera, per poi essere spostato ed esposto nel Museo zoologico dell'Accademia delle scienze di San Pietroburgo. Grazie al metodo del carbonio-14 si è potuto stimare che lo scheletro risale a circa anni fa.
Note
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