La sindrome della morte improvvisa da inalazione (SSDS) consiste in una morte improvvisa dovuta all'abuso di inalanti. L'insorgenza avviene entro poche ore o minuti dall'assunzione della sostanza. Uno spavento improvviso o lo svolgimento di attività fisica dopo l'inalazione possono essere fattori scatenanti.
A causare la sindrome più di frequente è l'assunzione di butano, propano o aerosol. Può verificarsi anche dopo aver inalato le sostanze chimiche una sola volta, essendo il 20% circa dei casi attribuibile alla prima assunzione. La sindrome si manifesta spesso attraverso una frequenza cardiaca alterata, in particolare con una fibrillazione ventricolare dovuta al rilascio di catecolamine. Altri casi possono derivare dalla mancanza di ossigeno o da una reazione allergica.
Il trattamento è simile a quello usato per altre cause di fibrillazione atriale, prevedendo il ricorso a RCP e defibrillazione, ma nel caso della SSDS la somministrazione di epinefrina è sconsigliata; è invece possibile fare uso dei betabloccanti (come l'esmololo). La defibrillazione, tuttavia, inizialmente potrebbe non essere efficace, e i risultati del trattamento sono generalmente scarsi.
Negli Stati Uniti, gli inalanti causano dai 100 ai 200 decessi circa ogni anno, di cui la metà è dovuta alla SSDS. Sempre negli Stati Uniti, a essere maggiormente colpiti sono i giovani maschi bianchi, nonostante i tassi di utilizzo tra i sessi siano simili. La condizione è stata descritta per la prima volta nel 1970 da Millard Bass.
Note
Categoria:Cause di morte