Il massacro di Alchan-Jurt fu un episodio avvenuto nel dicembre 1999 nel villaggio di Alchan-Jurt, vicino alla capitale cecena Groznyj, che coinvolse truppe russe sotto il comando del generale Vladimir Šamanov. Gli abitanti dell'insediamento sostennero che circa 41 civili furono uccisi durante la serie di violenze, mentre organizzazioni per i diritti umani confermarono e documentarono 17 casi di omicidio e tre casi di stupro.
Secondo Human Rights Watch, nel perpetrare il massacro ad Alchan-Jurt i militari russi hanno indubbiamente commesso atti che costituiscono crimini di guerra. L'articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra, che si applica ai conflitti armati interni, vieta severamente le esecuzioni sommarie. Il Protocollo II aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra, inoltre, tutela anche l'immunità dei civili nei conflitti armati interni e vieta specificamente la violenza contro le persone protette dalla legge.
Contesto Il massacro di Alchan-Jurt si inserisce nel quadro della seconda guerra cecena, iniziata nell'autunno del 1999 quando la Federazione Russa lanciò una vasta offensiva militare contro la Repubblica cecena di Ichkeria, con l'obiettivo dichiarato di ristabilire il controllo federale sulla regione e di combattere i gruppi armati islamisti. L'operazione seguì alcuni anni di indipendenza de facto della Cecenia dopo la prima guerra cecena (1994-1996) e fu caratterizzata da bombardamenti intensivi e da una progressiva avanzata delle truppe russe verso la capitale Groznyj.
Nel corso dell'autunno 1999 le forze russe avviarono una campagna militare su larga scala nel territorio ceceno, basata su bombardamenti aerei e di artiglieria contro città e villaggi, seguiti dall'ingresso delle truppe di terra. Questa strategia causò un elevato numero di vittime civili e la distruzione diffusa di infrastrutture e abitazioni, mentre centinaia di migliaia di persone fuggirono verso le regioni vicine, in particolare l'Inguscezia.
Il borgo di Alchan-Jurt si trova circa sette miglia a sud di Groznyj, lungo la strategicamente importante autostrada Baku-Rostov, uno dei principali assi di comunicazione che attraversano la Cecenia. Prima della guerra aveva una popolazione di circa abitanti e circa unità familiari. Durante l'offensiva russa nella seconda guerra cecena dell'autunno del 1999, l'area attorno al borgo divenne teatro di intensi combattimenti tra le forze federali russe e i combattenti ceceni, che avevano stabilito posizioni difensive alla periferia dell'abitato, in particolare in un gruppo di edifici incompiuti fortificati con trincee, sacchi di sabbia e postazioni scavate nel terreno. Le truppe russe tentarono più volte di conquistare l'insefiamento, ma gli attacchi iniziali furono respinti dalle forze ribelli, causando anche perdite significative tra i militari russi. Nel novembre 1999, mentre le forze federali avanzavano verso Groznyj nel tentativo di accerchiare la capitale e di tagliare le linee di rifornimento provenienti da sud, i soborghi situati a sud della città, tra cui Alchan-Jurt, furono teatro di combattimenti particolarmente intensi. In questo contesto militare, caratterizzato da ripetuti tentativi di assalto e da forti scontri tra le parti, le truppe russe riuscirono infine a prendere il controllo dell'insediamento all'inizio di dicembre 1999. Poiché i combattenti ceceni, tra i cui ranghi figuravano anche molti combattenti stranieri e che sarebbero stati guidati da Achmed Zakaev, abbandonarono il villaggio poco prima dell'arrivo delle truppe russe, quando i soldati federali entrarono ad Alchan-Jurt il 1º dicembre 1999 non incontrarono resistenza da parte della popolazione civile.
Secondo testimonianze raccolte da organizzazioni per i diritti umani, una volta assicurato il controllo dell'abitato i soldati russi avviarono delle ispezioni casa per casa per individuare combattenti e armi. In questo contesto, come avvenne anche in altre località della Cecenia durante la stessa offensiva, si verificarono saccheggi sistematici, distruzioni di proprietà e violenze contro la popolazione.
Il massacro Nonostante il bombardamento dell'insediamento fosse cominciato il 6 novembre precedente, con picchi l'8 novembre e nei giorni finali del mese, le perdite tra i civili fino al 1º dicembre erano state relativamente poche in quanto, grazie all'esperienza maturata durante la prima guerra cecena, gli abitanti di Alchan-Jurt erano riusciti ad adottare precauzioni che si rivelarono efficaci nel limitare le vittime.
Il 1º dicembre 1999, una volta assicuratisi il controllo dell'insediamento grazie alla ritirata dei ribelli, le forze russe vi entrarono e iniziarono immediatamente operazioni di perquisizione casa per casa con l'obiettivo di eliminare eventuali combattenti rimasti e consolidare il controllo della zona. Nel corso di queste operazioni si verificarono però numerosi abusi contro la popolazione civile, con i militari che, senza preavviso, lanciarono addirittura granate all'interno delle cantine e dei seminterrati dove molti abitanti si erano rifugiati per proteggersi dai combattimenti.
Contemporaneamente iniziarono episodi diffusi di saccheggio: alcuni soldati entrarono nelle abitazioni, forzarono porte e lucchetti e si appropriarono di beni appartenenti agli abitanti, in particolare cibo e altre provviste, lasciando spesso le famiglie senza viveri, mentre molti civili furono costretti ad abbandonare temporaneamente il borgo e a dirigersi verso Kulary, un insediamento situato un paio di chilometri ovest.
Non tutti i civili di Alchan-Jurt furono costretti a spostarsi a Kulary il 1° dicembre, e circa cinquecento di loro rimasero ad Alchan-Jurt quando le truppe russe isolarono di fatto il borgo, impedendo l'ingresso e l'uscita ai civili, ad eccezione di alcuni che riuscirono a corrompere le autorità, e si scatenarono nell'abitato saccheggiando e incendiando le case, uccidendo sommariamente molte delle persone che avevano opposto resistenza alle depredazioni, minacciandone di morte molte di più e violentando diverse donne. Solo dopo il 10 dicembre le notizie delle uccisioni e degli altri abusi iniziarono a filtrare verso l'esterno grazie ad alcuni abitanti che riuscirono a raggiungere l'Inguscezia. Le indagini di Human Rights Watch, basate su numerose testimonianze dirette raccolte tra i residenti dell'insediamento, documentarono almeno undici esecuzioni sommarie con dettagli precisi e altre quattro con informazioni più limitate ma ritenute credibili. Complessivamente, secondo l'organizzazione, almeno diciotto civili furono uccisi da soldati russi dopo l'occupazione dell'insediamento, anche se è possibile che il numero reale delle vittime fosse più alto. Tra i morti vi furono la centenaria Nabits't Kornukaeva e il suo anziano figlio Arbi Kornukaev, trovati uccisi a colpi d'arma da fuoco nel cortile della loro casa depredata; il cinquantasettenne Chamid Chazuev, colpito nel cortile della sua abitazione mentre cercava di fermare i soldati che stavano derubandolo; Achanpaš Dudaev, di 65 anni, ucciso nella cantina e il cui corpo fu poi bruciato nella sua casa depredata; il quarantanovenne Taus Sultanov, colpito in un seminterrato e lasciato morire dissanguato mentre i soldati derubavano gli altri civili che si trovavano con lui. Le uccisioni continuarono per oltre due settimane, senza alcun apparente tentativo da parte delle autorità russe di fermarle: Aindi Altimirov, l'ultima vittima, fu ucciso e decapitato da soldati russi il 18 dicembre.
Il saccheggio di Alchan-Jurt fu sistematico e organizzato e coinvolse un gran numero di soldati che agirono con impunità per tutta la durata della loro permanenza nell'insediamento. I frutti delle rapine venivano immagazzinati nelle case occupate dai comandanti russi così come nelle tende dei soldati e venivano trasportati apertamente fuori da Alchan-Jurt su veicoli militari. Secondo HRW e le altre ONG che si sono occupate del caso, risulta impossibile da credere che un saccheggio così diffuso possa essere avvenuto in pieno giorno senza che i comandanti russi ne fossero a conoscenza e, quantomeno, senza il loro tacito consenso. Peraltro, il saccheggio avvenuto ad Alchan-Jurt non fu un episodio isolato di tale condotta da parte delle forze russe in Cecenia: fin dall'inizio del conflitto ceceno, infatti, le truppe russe depredarono sistematicamente piccoli borghi e città sotto il loro controllo e non vi sono prove che il comando russo abbia adottato alcuna misura per impedirlo.
Conseguenze Dopo la diffusione delle notizie sulle uccisioni, sui saccheggi e sugli altri abusi commessi ad Alchan-Jurt, le autorità russe negarono inizialmente che nell'insediamento si fossero verificati crimini contro la popolazione civile, sostenendo che tali accuse fossero parte di una campagna di disinformazione legata al conflitto. Nel dicembre 1999 il vice primo ministro russo e rappresentante federale per la Cecenia, Nikolaj Košman, visitò il villaggio insieme ad altri funzionari e a Malik Saidullajev, un esponente ceceno filo-moscovita originario di Alchan-Jurt. Durante la visita gli abitanti mostrarono ai funzionari le case saccheggiate e distrutte e denunciarono le uccisioni e le violenze avvenute nei giorni successivi all'ingresso delle truppe russe.
Alcuni residenti tentarono inoltre di presentare le proprie denunce direttamente al comandante delle forze federali nella zona, il generale Vladimir Šamanov, ma secondo le testimonianze raccolte furono allontanati senza che le loro accuse venissero prese in considerazione. Nonostante le promesse iniziali di un'indagine, il procuratore militare annunciò in seguito che non vi erano prove sufficienti per avviare procedimenti penali, e il caso fu chiuso senza che alcun soldato venisse incriminato per gli abusi commessi nell'insediamento. Nonostante il suo ruolo nel presiedere agli abusi ad Alchan-Jurt, il 28 dicembre 1999 Šamanov ricevette la più alta onorificenza russa, la medaglia di Eroe della Federazione Russa dalle mani dell'allora presidente russo Boris El'cin, che definì impeccabile la condotta dell'esercito in Cecenia.
L'assenza di procedimenti giudiziari contribuì a creare una situazione di impunità per le violazioni commesse ad Alchan-Jurt. Le uccisioni di civili nell'insediamento furono tra i primi episodi documentati di esecuzioni sommarie durante la seconda guerra cecena e furono seguite nei mesi successivi da altri massacri di civili in diverse località della regione, come quello avvenuto a Novye Aldy, un sobborgo di Groznyj, circa due mesi dopo, il 5 febbraio 2000.
Note
Voci correlate Massacro di Novye Aldy Massacro di Samaški Massacro di Staropromyslovskij
Categoria:Storia della Cecenia Categoria:Eventi del 1999 Categoria:Stragi commesse in Russia