La ribellione di Tambov del 1920-1922 fu una delle più grandi e meglio organizzate ribellioni contadine scoppiate contro il governo della neonata Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, nell'ambito dei più vasti eventi della guerra civile russa; .. La rivolta ebbe luogo nella Russia occidentale nei territori dell'odierno Oblast' di Tambov e, in parte, dell'Oblast' di Voronež, a circa 400 chilometri a sud-est di Mosca.

Nella storiografia sovietica, la ribellione fu chiamata Antonovščina () dal nome di Aleksandr Antonov, un ex funzionario del Partito Socialista Rivoluzionario russo che si opponeva al governo dei bolscevichi e che si pose alla guida della rivolta. La ribellione ebbe inizio nell'agosto del 1920 con lo scoppio di episodi di resistenza dei contadini locali alla confisca forzata del grano disposta dalle autorità, e si sviluppò successivamente in una lotta di guerriglia contro i reparti dell'Armata Rossa, le unità della Čeka e le autorità sovietiche. La maggior parte dell'esercito contadino ribelle fu annientata nell'estate del 1921 grazie all'afflusso nella regione di ingenti rinforzi dell'Armata Rossa, la quale fece uso anche di armi chimiche per avere ragione degli insorti.; gruppi più piccoli di guerriglieri continuarono la resistenza fino all'anno successivo. Si stima che circa persone furono arrestate e circa uccise durante la repressione della rivolta.

In seguito, la ribellione fu descritta dagli storici sovietici come uno scoppio di banditismo anarchico, similmente a quanto fatto per altri movimenti antibolscevichi di sinistra che si opposero al governo sovietico nello stesso periodo, come la rivolta di Kronštadt e la federazione di comuni anarco-comuniste in Ucraina.

Antefatti La regione di Tambov durante la guerra civile Situato circa a 400 chilometri a sud-est di Mosca nel pieno delle cosiddette "terre nere" (Černozëm), il governatorato di Tambov era una regione a vasta vocazione contadina: all'epoca della ribellione il 92,7% dei suoi abitanti viveva della coltivazione della terra, cosa che faceva del governatorato la regione rurale più densamente popolata di tutta la Russia. Nonostante l'elevata fertilità del suolo la massa della popolazione contadina viveva in condizioni di povertà: in media solo una famiglia su sette possedeva macchinari agricoli come seminatrici e mietitrici; la massa dei contadini arava il terreno con il soha, un aratro in legno a traino animale o umano, seminava manualmente e raccoglieva il raccolto con falci e corregiati. Nonostante le statistiche dell'epoca siano inaffidabili, si stima che il 93% delle famiglie contadine possedesse appezzamenti di meno di 15 acri di superficie (poco più di 6 ettari); la piccolezza degli appezzamenti e la popolazione numerosa portava il governatorato a disporre generalmente di lavoratori in eccesso rispetto a quanti potessero trovare impiego nelle sue coltivazioni. Il fatto che a Tambov troppi contadini si fossero affannati a coltivare terre troppo esigue con strumenti troppo arcaici favoriva il nascere di profonde tensioni economiche e politiche in tutto il governatorato..

I contadini della zona di Tambov approvarono in larga misura gli eventi della Rivoluzione d'ottobre del 1917, in particolare dopo che il Decreto sulla terra promosso da Vladimir Lenin ebbe legalizzato l'espropriazione delle proprietà terriere. Tuttavia i bolscevichi trovarono ben presto problemi a mantenere il controllo del governatorato di Tambov.: a differenza che nelle città, i bolscevichi del Partito Operaio Socialdemocratico Russo non avevano quasi nessun sostenitore nelle regioni rurali, dove invece era stato il Partito Socialista Rivoluzionario di Sinistra ad aver ottenuto ampie maggioranze alle elezioni dell'Assemblea costituente panrussa del 1917.; nel marzo 1918, i delegati bolscevichi a Tambov furono perfino espulsi dai soviet locali come protesta per la ratifica del trattato di Brest-Litovsk da parte del governo di Lenin. Il Partito Socialista Rivoluzionario si era tradizionalmente mostrato più attento alle istanze dei contadini rispetto ai bolscevichi, che invece erano più legati agli operai delle città: come riporta lo storico Bruce Lincoln, «al pari dei campagnoli, i socialisti rivoluzionari spregiavano la cultura e la politica urbane e ne condividevano l'odio per gli uomini di città, che strappavano loro il grano e li costringevano a mangiare pane fatto di radici e di corteccia»..

La situazione peggiorò quando, a seguito dello scoppio della guerra civile russa, la neonata Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa adottò la politica del cosiddetto "comunismo di guerra", in base alla quale il cibo per le città doveva essere ottenuto tramite requisizioni forzate dai villaggi rurali, senza compensazione finanziaria per i contadini; ciò incontrò la resistenza della popolazione contadina, soprattutto perché le requisizioni avvenivano spesso con modi violenti. Punto di attrito era poi il fatto che la quantità di grano da requisire non veniva commisurata all'effettiva produzione di una certa zona: piuttosto, le commissioni deputate alle requisizioni calcolavano una stima approssimativa basata sulla produzione prebellica, il che finiva per non tenere conto delle devastazioni causate dalla guerra, dei cattivi raccolti e del calo demografico. Prima della rivoluzione, i contadini di Tambov producevano circa un milione tonnellate di grano, di cui un terzo veniva esportato fuori dal governatorato; sulla base di queste cifre, che non tenevano conto degli sconvolgimenti causati dalle battaglie tra le opposte fazioni della guerra civile nelle campagne del governatorato, fu quindi fissato un obiettivo elevato per l'approvvigionamento di grano che la regione di Tambov doveva fornire. I contadini spesso reagirono a ciò riducendo la superficie da loro coltivata, poiché non avevano più l'incentivo economico a produrre eccedenze; questo finì però con il rendere le confische ordinate dall'alto ancora più pesanti per le famiglie..

La nascita dell'"Armata Verde"

Se per la maggior parte i contadini si erano mostrati inizialmente indifferenti all'ideologia bolscevica, giunsero ben presto a odiare i nuovi governanti per le loro requisizioni forzate dei raccolti, che li avevano portati al limite della sopravvivenza; ulteriore motivo di attrito fu poi l'arruolamento obbligatorio degli uomini abili nei ranghi dell'Armata Rossa, che spinse in molti a fuggire e nascondersi per evitare di andare sotto le armi; ..

Per secoli, in Russia, la forma tradizionale di sopravvivenza adottata dagli uomini ostili all'autorità centrale e disposti a vivere di espedienti era consistita nel nascondersi nelle grandi foreste di betulle, salici e abeti che dagli Urali si estendevano attraverso il medio corso del fiume Volga fino alle parti settentrionali del paese, e che caratterizzavano anche la parte orientale dello stesso governatorato di Tambov; foreste ancora fitte e incontaminate, che consentivano a un uomo di percorrere chilometri rimanendo costantemente al coperto.. Dopo lo scoppio della guerra civile, ai tradizionali "banditi" nascosti nelle foreste iniziarono a unirsi disertori fuggiti dai ranghi degli eserciti belligeranti e contadini entrati in urto con le autorità per via delle requisizioni di grano; questa massa di uomini, spesso dotati di formazione militare, fu ben presto ribattezzata "Armata Verde" o "i Verdi", per via del fatto di vivere dentro le foreste e per distinguerli tanto dall'Armata Rossa bolscevica quanto dall'Armata Bianca dei sostenitori del deposto zar. I "verdi" erano ostili tanto ai "rossi" quanto ai "bianchi", ma per il resto era difficile ricondurli a una qualche categoria politica, salvo una condivisione di punti di vista di massima con i socialisti rivoluzionari; per quanto tra di loro non mancassero soggetti con progetti di ampia portata, lo sguardo di molti dei "verdi" non andava oltre i confini del proprio distretto o della propria provincia.

Tra i numerosi "capi" dell'Armata Verde, emerse nella zona di Tambov la figura di Aleksandr Stepanovič Antonov, assunto al rango di una specie di "Robin Hood" per i contadini della zona. Antonov era un noto agitatore politico, iscritto al Partito Socialista Rivoluzionario e condannato nel 1904 a vent'anni di prigione dalle autorità dell'allora Impero russo per aver fatto saltare in aria un treno; dopo lo scoppio nel 1917 della Rivoluzione di febbraio e l'abdicazione dello zar Nicola II di Russia, Antonov beneficiò dell'amnistia per i prigionieri politici decretata dal nuovo Governo provvisorio russo e fece ritorno nella sua città natale, Tambov appunto, prestando poi servizio nelle unità della milizia locale nella cittadina di Kirsanov; .. Dopo che il Governo provvisorio ebbe rifiutato di discutere l'attuazione di una riforma agraria, Antonov si unì al Partito Socialista Rivoluzionario di Sinistra..

Nell'estate del 1919 una sollevazione organizzata dai socialisti rivoluzionari a Mosca venne stroncata dalle autorità bolsceviche. Lo stesso Antonov fuggì allora nella foresta, dove formò una banda armata che si macchiò dell'assassinio di diversi attivisti bolscevichi; questo gettò la base per i primi movimenti di guerriglia antibolscevichi della regione di Tambov, composti da disertori dell'Armata Rossa, socialisti rivoluzionari e contadini che si nascondevano nelle foreste della zona per scampare alle ricerche disposte dalle autorità bolsceviche. Le prime azioni armate intraprese da queste bande improvvisate furono l'assassinio di funzionari statali impopolari e l'assalto alle fattorie statali; .: i ribelli uccisero più di 200 esattori di grano governativi e, nel corso del 1920, le loro forze crebbero costantemente passando da un numero iniziale di 150 uomini a circa all'inizio dell'estate del 1920; oltre ad Antonov, altri leader della rivolta emersi in questo periodo furono il fratello minore di questi, Dmitrij Antonov, e il socialista rivoluzionario Pëtr Mihajlovič Tokmakov.. Per circa due anni le azioni dei ribelli di Antonov rimasero comunque relativamente circoscritte.; la ribellione di massa iniziò solo dopo la sconfitta delle forze bianche di Anton Ivanovič Denikin da parte dell'Armata Rossa..

La ribellione Lo scoppio

Il 19 agosto 1920, nella piccola città di Chitrovo scoppiò una rivolta dopo che un distaccamento di requisizione dell'Armata Rossa si fu appropriato di tutto ciò che poteva ed ebbe «picchiato anziani settantenni in piena vista della popolazione»; .. Per anticipare ulteriori azioni dell'Armata Rossa volte a imporre le requisizioni di grano, i contadini del villaggio iniziarono ad armarsi; poiché erano disponibili solo pochi fucili, gli insorti si armarono principalmente con forconi e bastoni. Contadini di altri villaggi vicini si unirono presto alla rivolta contro le autorità sovietiche, e gli insorti riuscirono a respingere i soldati dell'Armata Rossa.