Tatartup (, in osseto Тæтæртупп, Tætærtupp) è stata una città dell'Ossezia del Nord (Russia); collocata vicino all'odierna Ėl'chotovo, sulla riva sinistra del fiume Terek, è andata in rovina tra il Settecento e l'Ottocento e l'ultimo suo edificio, un minareto, è crollato nel 1981.
Storia
Il primo centro abitato sul posto venne fondato dagli Alani nel X secolo; si trattava di un aul strategico, data la vicinanza al passo transcaucasico di Ėl'chotov. Alle porte del XIII secolo era diventata una fiorente cittadina mercantile ed era nota con il nome di Julat (o Džulat) Superiore (Verchnij Džulat): razziata dai Mongoli durante l'invasione del 1238-39, si riprese velocemente tanto da diventare, entro il XIV secolo, il centro principale ai confini meridionali dei terreni dell'Orda d'Oro.
Il passaggio nella gola di Darial venne riaperto da Tokta Khan (1292-1312), e la zona conobbe un certo sviluppo sotto Uzbek Khan (1313-1342), il quale rese l'Islam (che già era praticato nella regione) religione di stato; la città uscì indenne dalla grande battaglia del fiume Terek del 1395, durante la quale i Mongoli di Toktamish vennero sbaragliati dalle forze di Tamerlano. A quel tempo, come risulta dalla cronaca daghestana trecentesca Tarikhi Derbend-name ("Il libro della storia di Derbent"), la città era abitata principalmente da Tatari di Crimea, motivo per cui divenne nota con il nome di Tatartup, letteralmente "luogo di raccolta/riunione dei Tatari".
Studi archeologici hanno rilevato l'esistenza nella città di almeno due moschee e quattro chiese, tutte costruite tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, probabilmente durante il regno di Uzbek Khan. Delle due moschee, la maggiore era una moschea-cattedrale con tetto piatto e la minore, distante appena trecento metri, era dotata di due cupole. Le chiese sarebbero state costruite da maestranze musulmane e due di esse avevano cripte cupolate: queste erano una caratteristica della Chiesa cattolica romana, i cui missionari erano probabilmente giunti in zona con le spedizioni mercantili genovesi e veneziane, e allo stesso tempo richiamavano lo stile architettonico tipico delle strutture musulmane dell'area dell'Orda d'Oro. Un resoconto lasciato da Johann Schiltberger nel 1410 durante un viaggio da Derbent alla Tartaria riporta che la città fosse in effetti abitata anche da un ampio numero di cristiani, e si cita la presenza di un vescovo e di sacerdoti carmelitani che pregavano e predicavano in lingua tatara.
La città perse gradualmente importanza nei secoli successivi; nel 1745 missionari russo-georgiani documentano tre chiese ancora in funzione, mentre nel 1771 Johann Anton Güldenstädt ne segnala solo due. La città venne poi abbandonata e cadde in rovina, ma allo stesso tempo divenne un luogo considerato sacro tanto dagli Osseti quanto dai Cabardi.
Già a inizio Ottocento l'unico edificio rimasto in piedi era il minareto della moschea principale, che era il più alto di tutto il Caucaso. Esso venne descritto da Aleksandr Puškin in Viaggio ad Arzrum (1829); a quell'epoca la scala interna era ancora agibile, e lo scrittore poté salire fino alla piattaforma del muezzin. Un altro resoconto sul minareto venne pubblicato dal viaggiatore inglese John Frederick Baddeley nel 1888.
Scavi archeologici sono stati intrapresi fin dal 1958 a cura dell'Accademia russa delle scienze, e alcuni studiosi hanno identificato in Tatartup la città alana medievale di Dedjakov (che secondo altri pareri sarebbe stata invece vicino ad Alchan-Kala). Nel frattempo, nel Novecento una strada venne costruita poco distante, e negli anni 1970 le vibrazioni causate dall'aumento del traffico finirono per danneggiare il minerato che, nonostante alcuni tentativi di stabilizzarlo, crollò nel 1981 durante un maldestro tentativo di restauro.
Note
Bibliografia
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