Le stragi delle Filippine è un romanzo d'avventura dello scrittore Emilio Salgari, pubblicato a Genova nel 1897 dall'editore Anton Donath.

È il primo episodio di un ciclo minore, quello del Mar Giallo, seguito dal romanzo Il Fiore delle Perle; i due titoli appartengono alla fase della collaborazione di Salgari con Donath, editore col quale lo scrittore pubblicò trentasei romanzi tra il 1895 e il 1906.

L'azione si svolge durante l'insurrezione filippina contro la Spagna, sullo sfondo dei conflitti coloniali nelle Filippine di fine Ottocento.

Storia editoriale Le stragi delle Filippine uscì a Genova presso l'editore Donath nel 1897, nel quadro della collaborazione che Emilio Salgari aveva intensificato con l'editore genovese a partire dal 1896. La collaborazione con Donath si consolidò ulteriormente nel periodo genovese dello scrittore, iniziato nella seconda metà del 1898 con il trasferimento a Sampierdarena (Salgari arrivò a scrivere per Donath oltre 30 romanzi tra il 1895 e il 1906); in questo contesto il romanzo conobbe nuove emissioni e ristampe presso lo stesso editore ancora nei primi anni del Novecento.

A partire dagli anni venti il titolo passò soprattutto nel catalogo Vallardi e, dal secondo dopoguerra, fu riproposto anche da Viglongo, Edizioni Paoline, Mondadori e Mursia. Nel XXI secolo il romanzo ha continuato a circolare in ristampe presso Fabbri e altri editori.

Trama La storia è incentrata sulle vicende personali del filippino Romero Ruiz, dell'amata Teresita (figlia di un maggiore spagnolo e nemico dei rivoltosi) e di Than-Kiù, chiamata “il Fiore delle Perle”, una guerrigliera cinese bella e intrepida, innamorata in segreto di Romero.

Il romanzo si apre con una scena sconvolgente, in cui un gruppo di ubriachi d'oppio, drogati da perfidi preti maomettani per vendicarsi degli infedeli, fanno strage tra la popolazione di Manila e stanno per fare scempio di Teresita, una giovane diciassettenne, quando intervengono a salvarla due valorosi: il meticcio Romero Ruiz e il cinese Hang Tu. Romero è innamorato della ragazza, figlia di uno dei principali comandanti dell'esercito spagnolo, ma di Romero è innamorata Than Kiù, eroina della rivoluzione e sorella di Hang Tu.

Le vicende personali s'intrecciano con la storia, con personaggi realmente esistiti e fatti realmente accaduti; si citano i rivoltosi Andrés Bonifacio ed Emilio Aguinaldo, e dall'altro lato i generali spagnoli Ramon Blanco, Polavieja e Primo de Rivera.

Personaggi Than-kiù Giovane cinese detta "il Fiore delle Perle", guida Romero fuori da Manila e si dichiara sua devota servitrice. Romero Ruiz Meticcio filippino innamorato di Teresita, decide di unirsi agli insorti e di combattere contro gli spagnoli. Teresita d'Alcazar Giovane spagnola amata da Romero, è la figlia di un comandante spagnolo e si trova divisa fra l'amore e la guerra. Hang-Tu Compagno di Romero, condivide la lotta contro i bianchi e mostra un patriottismo intransigente.

Capitoli Capitolo I - Los juramentados di Solú Capitolo II - Il «Giglio d'acqua» ed il «Lotus bianco» Capitolo III - Le società segrete dei chinesi Capitolo IV - Teresita d'Alcazar Capitolo V - Il «Fiore delle Perle» Capitolo VI - I Misteri di Than-Kiú Capitolo VII - La congiura di Manilla Capitolo VIII - Le due rivali Capitolo IX - L'odio di Hang-Tu Capitolo X - Attraverso i paesi dell'insurrezione Capitolo XI - La prima scaramuccia Capitolo XII - Nel campo degl'insorti Capitolo XIII - La battaglia di Salitran Capitolo XIV - La caccia ai fuggiaschi Capitolo XV - La ferita del meticcio Capitolo XVI - Il rifugio in mezzo alla foresta Capitolo XVII - L'assalto alla fattoria Capitolo XVIII - Un eroe dalla pelle gialla Capitolo XIX - Due formidabili nemici Capitolo XX - Un supplizio spaventevole Capitolo XXI - Sulle rive dello Zapatè Capitolo XXII - Fra il fuoco e l'acqua Capitolo XXIII - Le tristezze del «Fiore delle Perle» Capitolo XXIV - Fra coccodrilli e serpenti Capitolo XXV - Il «padewakan» di Hang-Kai Capitolo XXVI - La caccia al «padewakan» Capitolo XXVII - Il bombardamento di Malabon Capitolo XXVIII - L'ultima lotta Capitolo XXIX - Gli eroi dell'insurrezione Capitolo XXX - Viva la libertà! Conclusione

Critica Armando Bisanti ha definito Le stragi delle Filippine «uno dei più mossi, tumultuosi e drammatici romanzi salgariani», soffermandosi in particolare sulla scena iniziale dei juramentados di Solú, letta come una rappresentazione del fanatismo religioso costruita con forte intensità drammatica e con evidente distanza dal punto di vista europeo e positivista dello scrittore. Sempre Bisanti ha evidenziato come Le stragi delle Filippine e Il Fiore delle Perle, nel breve "ciclo delle Filippine", siano legati ai conflitti coloniali e di guerriglia di fine Ottocento.

In una prospettiva storico-ideologica, Gianluca Bascherini ha indicato in Le stragi delle Filippine, Il fiore delle perle e La capitana del Yucatan il nucleo del "ciclo di guerriglia" salgariano nel quale emerge con maggiore evidenza l'intonazione anticoloniale dello scrittore.

Il gusto dell'esotico di Salgari si avvale di descrizioni paeggistiche e naturalistiche; le fonti più propriamente storiche sono filtrate attraverso un occhio particolare: gli eroi che si scontrano sono eroi ottocenteschi, dominati dal senso dell'onore e della libertà romantica. Salgari, a differenza di molti dei suoi contemporanei, non utilizza toni razzisti, anche se traspaiono in vari punti stereotipi colonialisti: gli insurrezionisti sono eroici ma sanguinari e crudeli, sono privi di effettive capacità militari a fronte dei valorosi e abili ufficiali spagnoli. Si pensi alla descrizione del campo degli insorti: "era un caos di tende piantate senza regole, di capannucce improvvisate, di tuguri d'ogni forma e dimensione, di semplici tettoie, di ripari assolutamente primitivi". Oppure quando elenca le "svariate razze dell'Estremo Oriente": dai meticci, incrocio di sangue europeo con popoli asiatici, e quindi "di carattere vivace, dall'intelligenza svegliatissima e costituivano il nerbo dell'insurrezione", ai cinesi, "colle loro facce color dei limoni maturi", sino ai malesi, "dalla bocca larga armata di denti acuti come quelli delle fiere", ai tagali, "dal volto quasi romboidale, ossuto ma simpatico".

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