Confiteor - Come scoprii che non avrei fatto la rivoluzione è un film del 2025 diretto da Bonifacio Angius.
Il film è concepito come racconto autobiografico. La storia di una grande famiglia. Un'infanzia turbolenta che in un gioco di specchi arriva fino all'età adulta. Una storia dove il rapporto tra padre e figlio viene esplorato in profondità. L'autore si mette a nudo raccontando le contraddizioni della famiglia tradizionale, senza aver paura di mostrare i propri errori né quelli degli altri.Un'opera circolare sull'amore, sul perdono, e sulla voglia di cambiare vita.
L'opera ha avuto diversi anni di gestazione, essendo stata concepita tra il 2016 e il 2019, doveva essere realizzata durante la Pandemia di COVID-19, ma per complicanze legate alla mole organizzativa e alla crisi che subì il settore cinematografico in quel periodo, l'opera fu momentaneamente accantonata e il regista si mise al lavoro su I Giganti.
Trama È la storia di un padre, Antonio, raccontata da suo figlio Gianmaria, interpretato da Antonio Angius (nella realtà figlio del regista) durante l'infanzia, quindi nel passato, mentre nell'età adulta, nel presente, dallo stesso regista Bonifacio Angius. Impegnato in un doppio ruolo. Infatti è lui l'attore interprete del padre Antonio. Gianmaria bambino descrive la sua famiglia: madre assente e parenti anaffettivi, violenti e senza scrupoli. Mentre suo padre Antonio, in seguito a un incidente automobilistico, ha perso la memoria, inizia solo lentamente a recuperarla e ricostruire i suoi ricordi. Mettendo assieme i tasselli del passato remoto e prossimo, capisce di essere stato truffato dal padre e dai fratelli. Parallelamente, nel presente, Gianmaria adulto, diventato un regista cinematografico, decide di fare un film sulla sua vita proprio nel momento peggiore della propria esistenza. Ed è qui che comincia il gioco di specchi, il gioco cinematografico del film nel film. Gianmaria Bambino e adulto si incrociano tra presente e passato, tra infanzia e immaturità adulta. Bambino e uomo guidano il racconto diventando la chiava della narrazione. Il Virgilio che scappa dallo spettatore per poi riabbracciarlo il minuto successivo per fare chiarezza. Attraverso l'ironia, il ritmo, la colonna sonora, il sarcasmo, la violenza, il veleno e l'antidoto. Gianmaria adulto si rende conto, in ritardo, di aver instaurato una relazione tossica con una donna narcisista e manipolatrice chiamata semplicemente "Miao Miao", affetta da un disturbo di personalità, che lo riduce a essere l’ombra di sé stesso tra promesse di amore eterno e umilianti manifestazioni di disprezzo e vittimismo. In tutto ciò, prende forma un rapporto senza segreti con suo figlio, "la cosa più bella della mia vita", dice egli stesso. Un film dove passato e presente si incrociano circolarmente. Si sfiorano in un vortice di scale emotive, in cui pare impossibile per i personaggi protagonisti, poter uscire dal buio di questo ingorgo gonfio di nostalgia e dolore. Solo l'amore reciproco di un figlio per un padre riuscirà a spezzare il cerchio malefico.
Critica L'opera viene presentata alla 82ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia nella sezione autonoma Giornate degli autori, Notti veneziane, accolta da un ottimo successo di critica, e si aggiudica il Premio Carlo Lizzani assegnato dagli "esercenti più coraggiosi" al miglior film della Mostra.Bonifacio Angius, che si conferma autore fra i più interessanti e talentuosi della contemporaneità italiana con un altro lavoro semplicemente magnifico",afferma Marco Romagna su Cinelapsus, mentre Il critico Gianlorenzo Franzì dice: "Angius è un caso a parte nel panorama italiano di oggi: anzi forse un caso raro, anzi un autore rarissimo, uno dei veri ultimi artisti".
Note
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Categoria:Film commedia drammatica