Biografia Origini e formazione Nato il 19 novembre 1929 a Napoli, figlio di un artigiano vetraio e rimasto orfano di madre nel 1941, fece un po' di tutto, anche lo sguattero e il facchino, per aiutare a mandare avanti la famiglia. L'intenso amore per la lettura, maturato precocemente, ne indirizzò il percorso"Antonio Carioti, 1929-2018 Addio al grande meridionalista. Deputato repubblicano, difese sempre i valori del Risorgimento; Galasso, passione e storia, Corriere della Sera, 13 febbraio 2018.. A Napoli, prese prima l'abilitazione magistrale, nel 1946, all'Istituto Magistrale «Pasquale Villari», poi l'anno dopo la licenza liceale al Liceo Umberto I, da privatistaGalasso Giuseppe, La mia vita fra i libri, Firenze (FI) : Le Monnier, Nuova antologia : 611, 2268, 4, 2013..

L'attività accademica Laureatosi prima in storia medievale e successivamente in Lettere, presso l'Università Federico II di Napoli, vinse nel 1956 una borsa di studio messa a disposizione dall'Istituto Italiano per gli Studi Storici, di cui sarebbe divenuto successivamente segretario. A partire dal 1963, dopo aver conseguito la libera docenza, inizia l'insegnamento universitario nelle università di Salerno, Cagliari e Napoli.

È stato ordinario di Storia Medievale e Moderna presso l'ateneo federiciano dal 1966. È stato anche eletto preside della Facoltà di Lettere e filosofia della stessa università dal 1972 al 1979. È stato quindi docente di storia moderna all'università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

È stato presidente della Società napoletana di storia patria dal 1980, e membro del consiglio scientifico della Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino. È stato presidente della Biennale di Venezia dal dicembre 1978 al marzo 1983 e della Società Europea di Cultura dal 1982 al 1988. Dal 1977, è stato socio dell'Accademia dei Lincei.

Dal 1979 al 1993 ha diretto la rivista Prospettive Settanta, ha fatto parte del comitato direttivo della Rivista storica italiana, diretto la Storia d'Italia, edita dalla Utet, e la rivista L'Acropoli, edita dalla Rubbettino.

Attività politica La cultura storiografica gli fece porre la massima attenzione sull'idea di libertà politica: «non è per caso – egli affermaGiuseppe Galasso, Liberalismo e democrazia, Salerno Editrice, Napoli, 2014. – che i modelli della moderna libertà in Europa fossero generalmente ravvisati ed esaltati nella storia delle antiche città greche e di Roma repubblicana. Soltanto quando agli inizi del XIX secolo fu istituito un confronto analitico e specifico fra la ‘libertà degli antichi’ e la «libertà dei moderni» si cominciò ad acquisire una più conveniente coscienza di ciò che il mondo moderno aveva innovato e trasformato nell’idea antica di libertà».

Esponente del Partito Repubblicano Italiano, dal 1970 al 1993 è stato consigliere comunale a Napoli, di cui è stato anche assessore alla Pubblica Istruzione dal 1970 al 1973. Nel 1975 fu incaricato sindaco della città, ma rinunciò all'incarico perché impossibilitato a costituire una giunta.

È stato deputato alla Camera per il Partito repubblicano nella IX, X e XI legislatura (dal 1983 al 1994).

Tra il 1983 e il 1987 è stato sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali e Ambientali (primo e secondo governo Craxi). In tale qualità è stato autore di una serie di decreti ministeriali che hanno imposto vincoli su diversi beni paesaggistici (cosiddetti "galassini"): successivamente diede a tale complesso amministrativo fondamento legislativo più solido di quello offerto dalla precedente legge Bottai del 1º giugno 1939, n. 1089, facendosi promotore della legge 8 agosto 1985, n. 431 per la protezione del paesaggio (detta "legge Galasso"). Dal 1988 al 1991 (governo De Mita - sesto governo Andreotti) è stato sottosegretario al Ministero per l'intervento straordinario nel Mezzogiorno. L'attività giornalistica All'attività accademica e politica, Galasso intrecciò anche un'intensa attività giornalistica, in veste di editorialista e di protagonista di dibattiti culturali: tra i tanti, quello dell’aprile 2007 sul “Corriere della Sera” attorno all’omologazione del Risorgimento – e poi della Resistenza – come brigatismo ante-litteram, da lui nettamente respintaStefano Rolando, Percezione dell'eroe: percezione della storia: vuoti di memoria, Milano: Franco Angeli, Rivista italiana di comunicazione pubblica. Fascicolo 32, 2007, p. 8.. Ha collaborato a numerosi quotidiani e periodici nazionali, tra i quali Il Mattino di Napoli, il Corriere della Sera, La Stampa, L'Espresso. Diresse la rivista Comprendre, organo ufficiale della Fondazione veneziana "Società Europea di Cultura".

Secondo Emanuele Macaluso, Giuseppe Galasso «fu una delle personalità della cultura italiana che si impegnarono nell’agone politico non solo attraverso i libri, le riviste, e i giornali, ma nei partiti e in parlamento. Questo impegno assunse un carattere particolare nel Mezzogiorno. A questo proposito basti ricordare due riviste, Nord e Sud di ispirazione laica e repubblicana diretta da Francesco Compagna, intellettuale e parlamentare repubblicano e Cronache meridionali diretta da Giorgio Amendola, Mario Alicata e Francesco De Martino. Rileggere i nomi (tra cui Galasso), i contributi culturali e le polemiche che si intrecciarono tra le due riviste aiuta a capire cosa significarono non solo per il Mezzogiorno ma per tutto il Paese»Galasso e i bei tempi del confronto culturale, Em.Ma. in corsivo, 13 febbraio 2018..

Gli ultimi anni e la morte Sabino Cassese ha dichiaratoIntervento di Cassese alla Presentazione del libro di Mario Pacelli e Giorgio Giovannetti "Il Colle più alto. Ministero della Real casa, Segretariato generale, Presidenti della Repubblica", 12 febbraio 2018, minuto 31:24 e seguenti. che Galasso ha lavorato ad un testo storico-politico ancora la sera prima del decesso, avvenuto nella notte nella sua casa di Pozzuoli il 12 febbraio 2018; aveva 88 anni.

Contributo storiografico Giudicato "degno e agguerrito successore del crociano di stretta osservanza Carlo Antoni"Franco Ferrarotti, La rivincita del nulla, Pisa: Fabrizio Serra, Critica sociologica : 184, 4, 2012., fu in effetti autore di saggi filosofici e di studi su Benedetto CroceBattaglia Adolfo, Liberalismo e democrazia in Giuseppe Galasso, Firenze (FI): Le Monnier, Nuova antologia: 612, 2270, 2, 2014., del quale ha curato la riedizione delle opere per la casa editrice Adelphi.

La pubblicistica storiografica ha attraversato tutto il prolifico arco della vita di Galasso, che per l'editore Laterza ha curato una Storia d'EuropaGiuseppe Galasso, Storia d'Europa, Laterza, Roma, 1996, 3 vol.. Peraltro, le sue pagine sul RisorgimentoVarvalo Paolo e Attal Frédéric, La circularité de l'horizon historiographique : l'histoire italienne entre Europe et Mezzogiorno. Entretien avec Giuseppe Galasso (avril 1998), Roma : École française de Rome, MEFRIM: Mélanges de l'École française de Rome : Italie et mediterranée : 112, 1, 2000. hanno delineato "le specificità e le particolarità della nostra storia nazionale, rivisitano le tappe fondamentali che hanno permesso la creazione dello Stato nazionale unitario": il «nuovo ordine italiano» conferma, secondo Galasso, «che le apparenze di precarietà, di ambiguità, di contraddittorietà, di debolezza di questa storia non ne inficiavano il dinamismo, per quanto diversi per consistenza e qualità potessero essere gli approdi di tale dinamismo. Forza della debolezza, inevitabile, e al tempo stesso preziosa»Giovanni Busino, Note di storia economica e storia delle dottrine economiche, Revue européenne des sciences sociales 2010/1 (XLVII), pp. 107-108..

È autore di numerose pubblicazioni sulla storia dell'Italia meridionale (ha tra l'altro diretto una Storia del Mezzogiorno d'Italia con Rosario Romeo)Musi Aurelio, Società e cultura del Mezzogiorno moderno nella Storia del Regno di Napoli di Giuseppe Galasso, Firenze (FI): Le Monnier, Nuova antologia : 610, 2265, 1, 2013.. Studiando il Vicereame spagnolo e il regno borbonico, affermò che "Napoli fu per il Mezzogiorno perfino di più di quel che Parigi fu per la Francia prima e dopo la Grande Rivoluzione": la «nazione napolitana», della quale si cominciò a parlare sempre più dalla fine del secolo XVI, ebbe "nella capitale del Regno il suo principale e più determinante crogiolo, e come tale per lunghissimo tempo riconosciuto e accettato; e avrebbe costituito un retaggio destinato a perdurare anche a di là dell’unificazione italiana nel 1861. Nel secolo XVII, e ancor più nel XVIII e nel XIX, la coscienza napoletana si nutrì largamente dell’orgoglio di avere una grande capitale, degna di figurare tra le maggiori città d’Europa, in posizione naturale felicissima e seducente, ricca di memorie classiche e recenti, con una vita artistica e culturale di grande spessore e per lunghissimo tempo piena di novità e di invenzioni, animata nelle sue strade da una vivacità e molteplicità cromatica e sonora della sua folla cittadina senza pari in Europa, quale apparve anche a Goethe e a tanti altri spiriti eletti della cultura italiana ed europea". Eppure, a suo modo di vedere, "Il monopolio, il centralismo e la centralità di Napoli nella vita del Regno non valse, peraltro, ad assicurare un’omogeneizzazione tale da assorbire e risolvere totalmente in sé la personalità delle dodici province del Regno"Galasso Giuseppe, La disarticolazione di Napoli dal Mezzogiorno, Rubbettino, Ventunesimo secolo: rivista di studi sulle transizioni, 20, 3, 2009, p. 15..

A proposito dell'Illuminismo napoletano, poi, Giuseppe Galasso, "riprendendo uno spunto venturiano"Capra Carlo, Repubblicanesimo dei moderni e costituzionalismo illuministico: riflessioni sull'uso di nuove categorie storiografiche, Milano : Franco Angeli, Società e storia. Fascicolo 14, 2003, p. 366., sostenne che «il terreno su cui si muove Filangieri è già, ormai, quello di un consapevole, pur se pratico, costituzionalismo, e di un costituzionalismo che non è più soltanto una questione di organizzazione e di tecnica del potere, bensì ormai di principio filosofico ed etico-politico»Giuseppe Galasso, Filangieri tra Montesquieu e Constant, in Id., La filosofia in soccorso dei governi. La cultura napoletana del settecento, Napoli, Guida, 1989, p. 478.; di Mario Pagano, poi, "Galasso ha sottolineato la profondità del dramma di «una generazione che si era ancora formata in pieno nel clima genovesiano, filangieriano, galianeo – ossia negli anni più fervidi e felici dell’Illuminismo napoletano» e che si trovò a sperimentare «la conversione ad un’idea di rivoluzione, che certamente non entrava nei canoni ispiratori della sua milizia e attività intellettuale»"Capra Carlo, Repubblicanesimo dei moderni e costituzionalismo illuministico: riflessioni sull'uso di nuove categorie storiografiche, Milano : Franco Angeli, Società e storia. Fascicolo 14, 2003, p. 370..

Vicende giudiziarie Fu coinvolto nelle inchieste di Tangentopoli e subì un lungo processo, dal quale uscì assolto dalle accuse.

Onorificenze

Premi e Riconoscimenti Nel 1979 ha ricevuto il Premio Sila sezione saggistica per Passato e presente del meridionalismo. Nel 2005 in riconoscimento della lunga carriera di storico e politico, Galasso ha ricevuto il "Premio speciale della Cultura" assegnato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per la sezione "Storia". Insieme al professore sono stati premiati, tra gli altri, l'artista Piero D'Orazio alla memoria, Alberto Ronchey per comunicazione e giornalismo, Nino Borsellino per la critica letteraria, Franco Modugno per il diritto e Giovanni Reale per la filosofia.

Principali pubblicazioni Le principali pubblicazioni di Giuseppe Galasso sonoFonte: Dipartimento di Discipline Storiche "Ettore Lepore" dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II": Mezzogiorno medievale e moderno, Einaudi, Torino, 1965 Economia e società nella Calabria del '500, Università di Napoli, Napoli, 1967 Croce, Gramsci ed altri storici, Il Saggiatore, Milano, 1969