Il Palazzo Fontana-Dardanelli, noto anche come Palazzo del Contadore, è un edificio storico situato a Breolungi, frazione di Mondovì (Cuneo), in via Bertini 2. Edificato per la famiglia Fontana, marchesi di Cravanzana, passò successivamente alla famiglia Dardanelli; attualmente appartiene alla Casa Benefica Giovanna Roatta ved. Dardanelli.

Costruito verso la fine del XVII secolo dalla famiglia Fontana, fu ricostruito nel 1720 per iniziativa di Giovanni Giacomo Fontana, marchese di Cravanzana, il quale poco tempo dopo fece edificare la cappella di San Maurizio. All’inizio del XX secolo il palazzo passò alla famiglia Dardanelli, che nel 1957 lo donò per la creazione di un ente benefico con sede nei locali dell’edificio.

Storia

Erezione del palazzo dai Fontana Il palazzo fu costruito alla fine del XVII secolo su commissione della famiglia Fontana, all'epoca imprenditori tessili residenti a Mondovì Piazza e proprietari di estesi possedimenti terrieri a Breolungi.

Il primo a risiedere abitualmente nel Palazzo Fontana-Dardanelli fu Matteo Fontana, che ricoprì la carica di Contadore Generale del Ducato di Savoia; tale incarico valse alla residenza l'appellativo di Palazzo del Contadore. Nonostante fosse percepito socialmente come un borghese, grazie alla sua buona rete di relazioni era riuscito ad entrare in Consiglio di Mondovì verso la fine del Seicento.

Dal suo matrimonio con Maria Maddalena Rota nacque Giovanni Giacomo Fontana, con il quale la famiglia entrò a far parte della nobiltà titolata. Dopo essere stato Contadore Generale, Ministro di Stato e Segretario di Guerra dei Savoia, il re Vittorio Amedeo II lo nominò conte di Monastero Vasco nel 1722 e marchese di Cravanzana nel 1731. Fontana di Cravanzana ristrutturò il palazzo per trasformarlo in una dimora signorile, consona al prestigio di una famiglia dell'aristocrazia piemontese.

Ampliamento del Marchese di Cravanzana Verso il 1720, Giovanni Giacomo Fontana, marchese di Cravanzana, diede inizio ai lavori di ricostruzione del proprio palazzo. Completata nel 1725, grazie a tale opera la residenza fu trasformata in palazzo signorile con la facciata rivolta verso la strada reale Mondovì-Fossano, viale di accesso alberato e ampio giardino.

Terminata la ricostruzione, Fontana di Cravanzana ordinò anche l'edificazione di una cappella all'esterno del muro di cinta, dedicata a san Maurizio, patrono della Casa Savoia. Secondo uno storico dell'arte monregalese, tale cappella è degna di essere notata perché rappresenta il migliore esempio di una architettura nobile, unica nel monregalese.

Uso successivo I Fontana di Cravanzana continuarono a risiedere nel loro palazzo di Breolungi durante i secoli XVIII e XIX. L'ultimo rappresentante maschile della famiglia fu il conte Filippo Nepomuceno Fontana († 1793), fratello di Giovanni Giacomo, che prestò servizio come ambasciatore del Regno di Sardegna presso le corti di Berlino, Madrid e Lisbona.

Dal suo matrimonio con la nobile tedesca Amalia Sofia Enrichetta, contessa von Redern (1753-1810), nacque a Berlino l'unica figlia Luigia Sofia Carlotta, contessa Fontana dal 1809. Ella trascorreva lunghi periodi nel palazzo, contribuendo al contempo alla ricostruzione della pieve di Santa Maria in Bredolo. Alternava tuttavia il suo soggiorno a Breolungi con periodi di residenza nel suo palazzo di Golßen, in Germania, ereditato dalla madre.

Alla sua morte, avvenuta nubile nel 1870, la contessa Luigia Sofia Fontana lasciò tutti i suoi possedimenti alla cugina di primo grado Paulina, contessa di Stolberg, sposata con il barone Wilderich von Ketteler, fratello del vescovo Wilhelm Emmanuel von Ketteler. Da quel momento i baroni von Ketteler furono proprietari del palazzo per quasi cinquant'anni. Nonostante avessero ereditato numerose proprietà, tra cui il palazzo Fontana di Cravanzana a Torino, i nuovi proprietari continuarono a frequentare con assiduità Breolungi.

Famiglia Dardanelli

Dalla metà del XIX secolo i Fontana, e in seguito i Ketteler, avevano delegato l'amministrazione del palazzo e delle sue proprietà storiche ai Dardanelli, una famiglia appartenente alla nobiltà locale con presenza nella regione almeno dal XVI secolo e il patronato della vicina cappella della Fusentà sin da allora. Inizialmente ricoprì l'incarico di fattore Matteo Dardanelli; dopo la sua morte, avvenuta nel 1868, gli succedette la vedova Giovanna Roatta e, alla scomparsa di quest'ultima nel 1906, il figlio Antonio Dardanelli.

Nel 1919, nel contesto della prima guerra mondiale, lo Stato italiano confiscò ai cittadini tedeschi tutte le loro proprietà, compreso il palazzo di Breolungi, ancora in mano ai baroni von Ketteler. Sebbene i terreni agricoli fossero stati acquistati da famiglie di coltivatori benestanti della frazione, il palazzo, la cappella e la cascina attigua passarono nelle mani del dott. Matteo Dardanelli, appartenente alla famiglia dei loro precedenti fattori.

Da allora il palazzo divenne la residenza dei fratelli Dardanelli: il dott. Matteo, primario di chirurgia dell'Ospedale Civile di Biella e ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, e il sacerdote Antonio, coadiutore della parrocchia di Breolungi e canonico della collegiata di Bene Vagienna. Matteo e Antonio Dardanelli, entrambi celibi, vissero nel palazzo fino alla loro morte, avvenuta rispettivamente nel 1952 e nel 1957.

Casa benefica Giovanna Roatta ved. Dardanelli

Il 2 agosto 1949, il dott. Matteo Dardanelli, allora proprietario del Palazzo Fontana-Dardanelli, dispose nel proprio testamento olografo la creazione di un asilo infantile a favore dei bambini poveri di ambo i sessi, della frazione rurale di Breolungi, con sede nella sua stessa residenza.Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte, Determinazione N°36 del 18 febbraio 2003. Oggetto: Casa Benefica “Giovanna Roatta ved. Dardanelli" di Mondovì, frazione Breolungi. Provvedimenti in ordina al riconoscimento della personalità giuridica privata.

I fratelli Matteo e Antonio Dardanelli, non avendo eredi diretti, destinarono tutti i loro averi all'istituzionein memoria della loro madre Giovanna Roatta Dardanelli. Oltre all'affetto filiale, la scelta del nome per la casa benefica intendeva onorare il ruolo storico di Giovanna Roatta come prima maestra elementare di Breolungi.

Da allora, il Palazzo Fontana-Dardanelli è stato la sede principale dell'ente benefico senza fini di lucro, legalmente riconosciuto come ente morale con decreto del presidente della Repubblica in data 12 marzo 1963. La struttura ha ospitato la scuola materna fino al 2012 e, da quell'anno, è divenuta sede di un frequentato e apprezzato doposcuola a beneficio degli alunni delle attigue scuole dell'infanzia e primarie.

Stile

Architettura Il Palazzo Fontana-Dardanelli si presenta come un edificio di impianto compatto e severo, sviluppato su più livelli fuori terra, con volumetria semplice e priva di articolazioni monumentali evidenti.

La facciata principale, intonacata e di colore chiaro, è caratterizzata da una disposizione regolare delle aperture, con finestre rettangolari allineate verticalmente e piccoli oculi ellittici nella parte superiore, elementi tipici dell’edilizia civile piemontese tra XVII e XVIII secolo.

La presenza di balconcini in ferro battuto e di una nicchia votiva sopra l’ingresso principale contribuisce a definire il carattere sobrio ma rappresentativo dell’edificio. Il piano terreno presenta aperture più contenute, alcune con griglie, suggerendo un uso originariamente funzionale e di servizio, mentre i piani superiori erano destinati alla residenza.

L’insieme è riconducibile a un’architettura civile piemontese di impianto barocco rurale, caratterizzata da sobrietà formale e funzionalità distributiva.

Descrizione Secondo una pubblicazione sul complesso, il Palazzo Fontana-Dardanelli nel 1725 «fu trasformato in Palazzo signorile con la facciata rivolta verso la strada reale Mondovi-Fossano, viale di accesso alberato e ampio giardino. L'edificio, di cui è ignoto il progettista e che, all'esterno, non ha subito modifiche, si presenta sobrio, misurato, armonioso e pure nella sua imponenza, di raffinata eleganza».

Piano superiore Il piano superiore di Palazzo Fontana-Dardanelli, originariamente destinato agli ambienti privati della residenza, conserva una decorazione pittorica corrispondente a una fase successiva alla costruzione dell'edificio, databile alla seconda metà del XIX secolo.

Il soffitto di una delle stanze presenta un ciclo decorativo di carattere eclettico, composto da quattro medaglioni figurati disposti sui lati, con scene a tema paesaggistico, marittimo e montano — tra cui una veduta dello Stretto dei Dardanelli — e un motivo floreale centrale in corrispondenza del punto luce.

Allo stesso livello si conserva inoltre un ritratto fotografico ritoccato di Giovanna Roatta, vedova Dardanelli, databile tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, dalla quale prende il nome la "Casa benefica Giovanna Roatta ved. Dardanelli", l'ente benefico oggi proprietario del palazzo.

Caratteri costruttivi e materiali Le murature sono realizzate in tecnica mista, con laterizio e pietrame locale, successivamente intonacate. In più punti sono visibili fenomeni di degrado dell’intonaco che lasciano emergere la struttura originaria, elemento utile per la lettura delle fasi costruttive. La copertura è a falde con manto in coppi, secondo la tradizione costruttiva locale.

Spazi esterni e rapporto con il territorio Il complesso del Palazzo Fontana-Dardanelli si inserisce in un’area rurale articolata, organizzata attorno a un asse di accesso principale. Un viale alberato conduce dalla strada storica Mondovì–Fossano fino alla facciata del palazzo, costituendo l’elemento ordinatore dell’intero impianto. L’ingresso è segnato da pilastri in laterizio sormontati da elementi decorativi e da cancellate in ferro battuto, che introducono a uno spazio verde recintato.

Il palazzo mantiene un rapporto diretto con il contesto agricolo circostante, secondo l’impostazione tipica della residenza rurale signorile piemontese.

Elementi annessi

Sul lato occidentale, in aderenza al palazzo, si sviluppa una cascina storica, un tempo destinata alla residenza dei fattori e alle attività agricole connesse alla gestione della proprietà.

Sempre a ovest, in posizione distaccata rispetto al corpo principale, si trova la cappella di San Maurizio, edificio religioso di carattere privato, noto anche come sacello di san Maurizio martire, edificato nel XVIII secolo.

A sud del palazzo, oltre un percorso viario interno, sorge un edificio moderno realizzato dall’ente benefico proprietario, che dall’anno scolastico 2013–2014 ospita la scuola dell’infanzia locale.

Note

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