Sant'Andrea apostolo è un dipinto a olio su tela (116,5x95) di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino realizzato intorno al 1656 e conservato presso la collezione Koelliker - BKV Fine Art a Milano.
Storia L'opera è registrata nel Libro dei contiIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. alla data del 16 marzo 1656, con la seguente annotazione: «Dal Ill:mo Sig:r Governatore di Cento si è ricevuto ungari n:ro 32, che fanno ducatoni n:ro 55, per il pagamento del San: Andrea, di mezza figura; e questi fanno L. 275, cioè scudi 68 - L. 3.». Non risulta pubblicato.
Nel Libro dei conti è menzionato un pagamento per un altro Sant'Andrea apostolo al giorno 14 gennaio 1643: «Dal Pre R.mo Generale di San Martino di Bolog.a, si è riceuto ducat.ni 50 per una mezza figura di un Santo Andrea Apostolo, quali farci L.264 di moneta di Cento, che sono Scudi 66.». Non risulta pubblicato.
Il governatore di Cento in quegli anni era Pietro Mancurti, originario di Imola. È verosimile che il dipinto abbia sostato per qualche tempo in tale città, dove nella sagrestia della chiesa di Sant'Agata si conserva una copia..
Il dipinto comparve sul mercato antiquario il 17 dicembre 1998, quando fu posto in vendita presso Sotheby's (lotto 63).
Descrizione Il dipinto raffigura l’apostolo Andrea a mezza figura, con il volto incorniciato da una folta barba e segnato da un’espressione pensosa e leggermente afflitta. La testa, parzialmente calva, emerge contro uno sfondo di cielo nuvoloso, rischiarato da una luce diffusa. Il santo è rappresentato in posa statica, senza riferimenti narrativi, secondo una tipologia iconografica che lo identifica attraverso i suoi attributi: accanto a lui si riconosce infatti la croce, solida e squadrata. L’abbigliamento è costituito da una tunica scura e da un ampio mantello, le cui pieghe sono articolate e profonde. Particolare attenzione è riservata alla resa dell’incarnato, visibile nel volto e nelle mani, dove sono accuratamente descritte le rughe e i segni dell’età.
Stile La figura si inserisce nella tradizione bolognese delle cosiddette “teste di vecchio”, sviluppata dai Carracci e in particolare da Ludovico, ma nel caso del Guercino mostra affinità più strette con modelli di Annibale e con la sensibilità devota di Guido Reni. L’opera è riferibile alla fase tarda dell’attività dell’artista, caratterizzata da un linguaggio più pacato e meditativo, lontano dagli accenti più energici della produzione giovanile. La composizione rinuncia a ogni dinamismo narrativo per concentrarsi sulla resa psicologica e devozionale del personaggio. Dal punto di vista pittorico, emergono una stesura controllata e una raffinata modulazione tonale: il mantello passa da sfumature violacee e ametista a bruni profondi, fino ai toni quasi neri della tunica. L’incarnato è costruito con grande finezza, attraverso una trama di luci che mette in risalto la consistenza della pelle e i dettagli anatomici. L’insieme è dominato da un equilibrio misurato, in cui la qualità pittorica si esprime attraverso passaggi graduali e controllati, piuttosto che mediante effetti di forte contrasto.
A conferma della datazione, Massimo Pulini osserva: «Lo stile del dipinto è perfettamente compatibile con la data del 1656. Risulta ancora dispersa l'opera che doveva in origine costituire il pendant del Sant'Andrea, un San Giovanni Battista nel deserto che era stato pagato dallo stesso Governatore il 16 dicembre dell'anno precedente».
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su sant'Andrea Categoria:Dipinti a Milano