Tractatus contra curiales et officiales clericos è un pamphlet presentato in forma di lettera indirizzata al vescovo di Ely Guglielmo di Longchamp, scritto da Nigello di Longchamp presumibilmente tra il 1193 e il 1194. In questo breve trattato Nigello condanna gli abusi del clero secolare a danno degli ordini monastici.

Per la sua lunghezza, tenore e tono gli è stato successivamente attribuito il titolo di Tractatus contra curiales et officiales clericos, ma nei primi cataloghi della biblioteca di Christ Church il pamphlet era invece registrato o come semplice Tractatus, o Epistola o De eruditione prelatorum “Sull’istruzione dei chierici”. Le sue posizioni, retoricamente ben esposte, sono supportate anche da ricerche storiche, esempi contemporanei e aneddoti, il tutto abbellito da echi e allusioni classiche per mezzo di un latino stilisticamente posato.

Contesto storico Nel clima di instabilità che interessò Canterbury per i 40 anni successivi all’assassinio di Thomas Becket, avvenuto il 29 dicembre del 1170, i monaci di Canterbury si scontrarono con i loro arcivescovi sui loro privilegi e le loro prerogative, coinvolgendo in questi scontri inevitabilmente anche i re e i chierici. Ad esempio le Epistolae CantuarensisIl ms. Londra, Lambeth Place 415 contiene le 445 Epistulae Cantuarienses che documentano queste controversie mostrano un intenso conflitto nato dalla decisione dell’arcivescovo Baldovino di Exter di stabilire un collegio di canonici secolari ad Hackington, non lontano dalla cattedrale di Canterbury.

Nel trattato Nigello inserisce coraggiosamente alcuni di questi scontri che interessarono il suo ordine, ad esempio esprime il suo sommo rammarico per l’espulsione dei monaci benedettini da Coventry avvenuta tra il 1190 e il 1191, evento a cui lui assistette di persona (oculis propriis aspexi, “ho visto con i miei stessi occhi”)ms. Londra, Lambeth Place 415.

Destinatario Il trattato in particolare indirizza le sue critiche a un personaggio specifico, ossia Guglielmo di Longchamp, un uomo che occupava una posizione di spicco sia nella Chiesa che nella direzione dello Stato. Guglielmo infatti ricopriva sia il ruolo di vescovo di Ely sia la carica di cancelliere d’Inghilterra. Sebbene degli scontri con la nobiltà inglese schierata a sostegno del fratello del re Riccardo I lo avessero costretto a ritarsi sul continente nel 1191, non perse mai l’appoggio del re, al seguito del quale ritornò in Inghilterra nel 1194Roger of Howden, Chronica ed. W. Stubbs, Londra 1868-71, vol. 3 pp. 247.

Guglielmo cercò di bilanciare i suoi poteri secolari ed ecclesiastici, una dualità che Nigello ben riassume nella formula utroque homine all’inizio del suo trattato, sebbene la sua influenza e la sua personalità gli procurarono l’ostilità della nobiltà inglese, come mostrano le cronache e gli storici dell’epoca, dai quali Guglielmo viene ridicolizzato per la sua incapacità di parlare in inglese, per alcuni suoi tratti fisici nonché per i suoi modi tiranniciD. Boyle, The troubador’s song: the capture and ransom of Richard Lionheart, New York 2005 pp. 106-07, 113, 185, 222-224.

Ad esempio fanno un ritratto negativo di Guglielmo Giraldo CambrenseGiraldo Cambrese, De vita Galfridi 2.12 e Guglielmo di NewburghGuglielmo di Newburgh, Historia rerum anglicarum 4.2 nella sua Historia rerum anglicarum.Ciò nonostante Nigello indirizza a questa figura il suo trattato, rivolgendo al vescovo di Ely il suo malcontento e le sue critiche. Non è chiarito quali fossero i suoi rapporti con il destinatario, e nemmeno la ragione di questa dedica.

Si consideri che Nigello dedica a un Guglielmo anche lo Speculum stultorum, salutandolo con l’espressione oraziana maxima pars animae dimidiumque meaeSpeculum stultorum v. 4; cfr. Orazio, Ode I 3.8, II 17.5, “metà della mia anima, e la parte migliore”. Nella lettera di spiegazione al poema rende chiara l’identificazione con Guglielmo di Longchamp, apostrofandolo con toni molti affezionati: dilecto et in Christo semper diligendo frati Whillelmo, “amato e sempre da amare in Cristo, fratello Guglielmo”Nigello di Longchamp, Epistola ad Willelmum, ed. J. H. Mozley, “Medium aevum, society for studies of medieval languages and literature” 39 vol. 1 (1970), p. 13-20. Sebbene i toni sembrino suggerire uno stretto legame, al punto che la tradizione successiva ha ipotizzato un legame di parentela tra i due, per il quale anche a Nigello è stato attribuito erroneamente il cognome de LongchampA. G. Rigg Nigel of Canterbury: what was his name? “Medium aevum, society for studies of medieval languages and literature” 57 (1987), pp. 304-06, queste espressioni potrebbero essere semplicemente convenzionali e finalizzate a una captatio benevolentiae.  Potrebbe essere plausibile che il vescovo di Ely e il monaco di Canterbury siano stati studenti insieme, ma si resta sempre nel campo della supposizione.

In ogni caso Nigello nel suo trattato esprime un aspro rimprovero nei confronti di Guglielmo e un’esortazione a cambiare la condizione presente. Le sue intenzioni sono esposte sin dall’inizio della lettera, nella citazione al proverbio di SalomoneProverbi 27.6: meliora sunt amici vulnera quam inimici blandientis oscula “sono meglio le ferite di un amico che i baci di un nemico che lusinga”, con cui mostra la sua volontà di criticarlo per correggerlo in segno di amicizia, al contrario di altri che lo adulano lasciandolo nell’errore.

Contenuti La lettera si apre con una salutatio che mostra la reverenza verso Guglielmo nei suoi ruoli istituzionali, esaltando il contrasto con l’autore, il quale si presenta come l’ultimo dei frati di Canterbury, un peccatore, un prete, indegno nella bontà di conoscere Dio.

Cantuarensis ecclesiae fratrum minimus frater Nigellus veste monachus, vita peccator, gradu presbyter, sed indignus sentire de Domino in bonitate et in simplicitate cordis quaerere illum.

Nigello, il confratello meno importante dei frati della Chiesa di Canterbury, monaco nella veste, peccatore nella vita, prete, ma indegno per bontà di sentire la presenza di Dio e di chiedere di lui per la semplicità del cuore.

Nigello di Canterbury, Miracles of the Virgin. Tract on Abuses, (trad.) J. M. Ziolkowski – Ronald E. Pepin, Cambridge-London, Harvard University Press 2022

Nigello prosegue mostrando la sua angoscia per l’amico e per gli insopportabili fardelli che è costretto a portare; spera che così tanti oneri e vessazioni però possano dare a Guglielmo saggezza e comprensione. Propone da subito Thomas Becket come esempio e modello di coraggio nelle avversità, e implora Guglielmo di perdonare le sue critiche audaci e il suo stile poco educato. Nigello nota che spesso gli uomini ricchi non ammettono critiche o correzioni, ma si appella al suo più caro amico, che è in grado di guardarsi la coscienza e accogliere i consigliTractatus contra curiales et officiales clericos par. 9. Fonti dell'opera Il modello diretto di questo trattato è senza dubbio l’opera polemica più famosa dell’Inghilterra del XII secolo, ossia il Policraticus di Giovanni di Salisbury, scritta nel 1159 e indirizzata a Thomas Becket, come si è visto personaggio già caro a Nigello. Non è chiaro se Nigello abbia conosciuto Giovanni di Salisbury, anche se potrebbe averlo incontrato prima che quest’ultimo diventasse vescovo di Chartres nel 1176.

Si possono identificare alcuni tratti in comune tra le due opere:

Come Giovanni, anche Nigello antepone al suo trattato un’introduzione in versi, in metro elegiaco su imitazione dell’Entheticus in PolicraticumGiovanni di Salisbury, Entheticus maior and minus ed. J. Van Laarhoven, Leida 1987. Anche Nigello usa la figura retorica della prosopopea, lasciando parlare in prima persona il libretto, che viene inviato e si affida a un patrono, il vescovo di Ely. Molti versi dell’introduzione sono indirizzati alla corte reale, definita come vitii schola, “una scuola del vizio”, espressione del Policraticus. Inoltre sono visibili molti parallelismi ed echi verbali con l’opera di Giovanni, ad esempio i giochi di parole sul verbo cancellare, un richiamo all’ufficio del cancelliere reale, carica che hanno ricoperto i loro rispettivi destinatari.

Il trattato inoltre è molto vicino per temi, per stile e per tono al capolavoro di Nigello, lo Speculum StultorumNigello di Longchamp, Speculum stultorum, ed. J. Mann, Oxford, Clarendon Press 2023, sebbene il trattato abbia riscosso molto meno successo. Entrambe le opere mostrano la personalità e lo spirito dell’autore, e sono entrambe finalizzate, seppur con modalità e generi letterari differenti alla critica del suo presente e a un tentativo di portarvi un cambiamento, mostrando un profilo letterario e personale molte forte.

Il trattato, con il suo maggior realismo e volontà di documentare il presente, è una lente di ingrandimento sulla vita monastica del tardo XII secolo in Inghilterra, con i suoi limiti e i suoi vizi.

Note

Bibliografia Nigello di Canterbury, Miracles of the Virgin. Tract on Abuses, (trad.) J.M. Ziolkowski – Ronald E. Pepin, Cambridge-London, Harvard University Press 2022 F. Lachaud, Filiation and Context. The Medieval Afterlife of the “Policraticus”, in A companion to John of Salisbury, cur. F. Lachaud, C. Grellard, Leida-Boston 2015, pp. 377–438 J. Mann, Does an Author understand his own text? Nigel of Longchamp and the “Speculum stultorum”, “Journal of Medieval Latin” 17 (2007), pp. 1–37