Il nazionalsocialismo in Austria si diffuse come ideologia di estrema destra negli anni Venti del XX secolo per opera dei movimenti nazionalisti, pangermanisti e poi filonazisti presenti sul territorio, a partire dalla Comunità cattolica nazionalista tedesca, sezione austriaca della società segreta Deutsche Gemeinschaft, fondata nel 1919 e il proselitismo del primo leader dichiaratamente nazista Walter RiehlPhilip Rees, Biographical Dictionary of the Extreme Right Since 1890, Simon & Schuster, 1990, p. 322. In seguito, fra il 1930 e il 1938 questi movimenti confluirono integralmente nel Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, come semplice componente regionale austriaca. L'ideologia del nazismo austriaco, conforme al modello tedesco, era basata sull'antisemitismo, sul nazionalismo tedesco e sul sostegno politico nei confronti del leader del NSDAP Adolf Hitler, sostenendo l'Anschluss, l'annessione dello Stato Federale d'Austria alla Germania nazista.
Al termine del primo conflitto mondiale, durante il periodo della Prima Repubblica austriaca, i simpatizzanti erano divisi in diverse fazioni, leghe e movimenti, finché la maggior parte dei militanti nazisti confluì nel partito politico di Adolf Hitler, anche egli nato in Austria, e che già nel Mein Kampf aveva preconizzato l'unificazione dei paesi di lingua tedesca "con ogni mezzo". Negli anni '30, il movimento divenne il principale fattore di destabilizzazione, scontrandosi violentemente sia con i socialdemocratici sia con il regime austrofascista di Engelbert Dollfuß. Nel 1933, gran parte delle fazioni nazionalsocialiste furono messe al bando, ma continuarono ad operare clandestinamente e spesso con fini terroristici. Nel 1934, i nazisti tentarono un colpo di stato poi fallito, il Putsch di luglio, che causò l'uccisione del cancelliere Dollfuß. Dopo la firma dell'accordo austro-tedesco del 11 luglio 1936, i nazisti in Austria godettero di una maggiore libertà politica, fino all'Anschluss con la Germania nel 1938. Con l'annessione al Terzo Reich, tutte le strutture e le istituzioni austriache vennero integrate nell'apparato statale tedesco, portando alla totale scomparsa dell'Austria come entità sovrana fino al 1945.
Storia
Origini In Austria, le origini ideologiche poi riconducibili al nazionalsocialismo sono antecedenti alla nascita del nazismo stesso e appartengono a quel substrato antisemita e nazionalista, da sempre presente nella civiltà europea, e acuito dalla sconfitta dei paesi austro-tedeschi nella prima guerra mondiale, e in contrapposizione ai movimenti dell'internazionalismo socialista culminati nella rivoluzione sovietica. Georg von Schönerer, politico e proprietario terriero austriaco, fu tra i primi a diffondere il pangermanesimo, l'idea che tutti i popoli di lingua e cultura tedesca dovessero unirsi sotto un unico Stato controllato dall'Impero tedesco. A questo nazionalismo radicale si univa un anticattolicesimo e antisemitismo violento e sistematico. Schönerer fu tra i primi politici europei a trasformare l’antisemitismo da pregiudizio sociale diffuso a programma politico esplicito, non limitandosi a criticare l’influenza economica o culturale degli ebrei, ma proponendo la loro esclusione totale dalla vita pubblica e nazionale.
Con la fine della prima guerra mondiale nel 1918, l'Impero austro-ungarico crollò e venne diviso in nuovi stati, tra cui la Repubblica dell'Austria Tedesca a cui successe la Prima Repubblica Austriaca, uno Stato debole e politicamente instabile. Il dopoguerra fu un periodo difficile e molti cittadini e politici iniziarono a sostenere un'unione tra l'Austria e la Germania, vietata però dal Trattato di Saint-Germain-en-Laye. L'antisemitismo si intensificò e si diffuse un nazionalismo radicale che accusava gli ebrei per la sconfitta della prima guerra mondiale. Sebbene il nucleo del nazionalsocialismo si sviluppò in Germania con la fondazione del partito guidato da Hitler negli anni Venti, anche in Austria si sviluppò un nazismo locale poi confluito nel Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, che non concepiva l'Austria come Stato indipendente, ma prevedeva la sua annessione alla Germania.
In questa fase, il nazismo austriaco restò politicamente marginale. I principali movimenti politici erano la socialdemocrazia durante il periodo della Vienna Rossa e il cattolicesimo politico rappresentato dal Partito Cristiano-Sociale. Nel primo dopoguerra nacque la Heimwehr, organizzazione paramilitare di estrema destra che, nonostante alcune somiglianze, si scontrò violentemente con i nazisti di Walter Riehl proprio sul tema dell'indipendenza dell'Austria, così come contrario lo sarà anche il Vaterländische Front. Prodromi del nazionalsocialismo furono la "Deutsche Gemeinschaft", fondata nel 1919, la "Lega popolare austro-tedesca" (Österreichisch-Deutschen Volksbund), nata nel 1925 e la "Lega per la protezione della patria stiriana" (Steirischen Heimatschutz).Ernst Klee: Das Personenlexikon zum Dritten Reich. Wer war was vor und nach 1945. 2., aktualisierte Auflage. Fischer Taschenbuch Verlag, Frankfurt am Main 2005, ISBN 978-3-596-16048-8, pag. 580.
Il conflitto tra l'austrofascismo di Dollfuß e il nazismo
Nel 1932, Engelbert Dollfuß, politico austriaco nazionalista di estrema destra, conservatore e profondamente cattolico, divenne Cancelliere federale dell'Austria. Il suo mandato coincise con una fase di acuta crisi economica, che Dollfuß sfruttò per consolidare il proprio potere; infatti, attraverso il ricorso a decreti d'emergenza smantellò progressivamente le istituzioni democratiche per instaurare un regime autoritario a partito unico. Nel maggio 1933 fu ufficialmente sciolto il Partito Comunista d'Austria, cui seguì a giugno la messa al bando del Partito Socialdemocratico e, infine, dello stesso Partito Nazionalsocialista, a favore di un sistema monopartitico, il Fronte patriottico (in tedesco Vaterländische Front)
Il divieto non fu un gesto isolato, ma parte di una strategia più ampia. Dollfuß era convinto che la sopravvivenza dell’Austria dipendesse dalla creazione di uno Stato autoritario e centralizzato, in grado di resistere sia alla minaccia rivoluzionaria socialista sia a quella nazionalsocialista. Questa visione porterà alla nascita dello Stato Federale d'Austria, ispirato al modello fascista italiano. Il divieto del nazismo, tuttavia, non eliminò la sua presenza, ma al contrario intensificò le sue attività illegali, la propaganda sotterranea e soprattutto le azioni terroristiche, che culminarono in attentati, sabotaggi e tentativi di destabilizzazione del governo.
Dopo l'ascesa di Adolf Hitler nel 1933, i nazisti aspiravano a un progetto politico più ampio che mirava all'annessione dell'Austria al Reich. Hitler, pur mantenendo formalmente una certa ambiguità diplomatica, favoriva e incoraggiava l’attività dei nazisti austriaci, intensificando ulteriormente attentati, sabotaggi e propaganda illegale. Il 25 luglio 1934, un gruppo di nazisti austriaci, molti dei quali appartenenti alle Schutzstaffel e infiltrati nelle strutture statali, mise in atto un tentativo di colpo di Stato. Un commando armato fece irruzione nella cancelleria federale a Vienna, mentre altri gruppi cercarono di prendere il controllo di punti strategici, tra cui la radio nazionale. Durante l'irruzione, Dollfuß fu gravemente ferito da colpi di arma da fuoco, e non ricevendo cure mediche immediate, morì a causa delle ferite riportate. Intanto, i golpisti riuscirono a occupare la radio di Stato, da cui annunciarono falsamente le dimissioni del governo e la formazione di un nuovo esecutivo filonazista. Tuttavia, il colpo di Stato, noto come Putsch di luglio, fallì. Le forze governative rimasero fedeli allo Stato, schierandosi contro i nazisti.
Decisivo fu l'intervento di Benito Mussolini, capo del governo italiano e leader politico del Partito Nazionale Fascista. Mussolini condannò l'attentato e si schierò a favore dell'indipendenza austriaca, minacciando anche un intervento armato con la mobilitazione di truppe al confine del Brennero.
Dopo la morte di Dollfuß divenne cancelliere dell'Austria Kurt Schuschnigg, che mantenne la politica antinazista e autoritaria del suo predecessore.
Il nazismo e il governo guidato da Schuschnigg Schuschnigg mantenne sia il sistema monopartitico sia il divieto del nazismo, nel tentativo di difendere l'indipendenza austriaca apertamente minacciata dalla Germania nazista. Tuttavia, la forte crescita economica della Germania accompagnata da una riduzione della disoccupazione e un rafforzamento nello scacchiere internazionale, esercitò una forte attrazione su parte dell'opinione pubblica austriaca, preoccupata per la crisi economica interna-
La annosa idea di un'unione tra le due nazioni, venne proibita alla fine del primo conflitto mondiale con il Trattato di Saint-Germain-en-Laye. Negli anni Trenta, questa aspirazione trovò nel nazismo il suo veicolo politico più potente. Non tutti coloro che desideravano l’unione con la Germania erano nazisti, ma il nazismo seppe capitalizzare questa aspirazione meglio di qualsiasi altro movimento.
Nel 1935, le sanzioni e l'isolamento comminate dalla Società delle Nazioni all'Italia per l'aggressione all'Etiopia, portarono Mussolini ad un ulteriore avvicinamento alla Germania nazista, sancito con la firma nel 1936 dell'Asse Roma-Berlino, e il conseguente disimpegno italiano verso la questione austriaca. Contemporaneamente e conseguentemente, Schuschnigg fu costretto a instaurare rapporti diplomatici e politici più concilianti con il Terzo Reich.
Con gli accordi firmati l'11 luglio 1936 l'Austria, formalmente, manteneva la sua sovranità, ma in pratica accettava una crescente influenza tedesca. Tra le clausole vi era l’amnistia per molti nazisti austriaci e la loro reintegrazione nella vita politica e amministrativa. Tra il 1936 e il dicembre 1937 si assiste a una trasformazione decisiva. Il nazismo passò da movimento clandestino a forza politica tollerata e sempre più influente, sostenuta apertamente dalla Germania. Il consenso per il nazionalsocialismo era cresciuto e le condizioni per una svolta decisiva erano mature.
Anschluss
Nel febbraio del 1938 Schuschnigg e Hitler si incontrarono a Berchtesgaden e, costretto dalla fortissima pressione politica e militare, Schuschnigg dovette includere nel suo governo membri del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori e sostenitori dell'Anschluss, fra cui il loro leader austriaco Arthur Seyss-Inquart, Nell'estremo tentativo di salvare l’indipendenza austriaca, Schuschnigg decise di indire un referendum per il 13 marzo 1938, in cui il popolo austriaco avrebbe dovuto esprimersi sull’indipendenza del paese. Questa iniziativa provocò la reazione immediata di Hitler, che, interpretandola come una sfida diretta, costrinse Schuschnigg alle dimissioni l'11 marzo 1938, sotto la minaccia di una invasione militare. Il presidente austriaco Wilhelm Miklas rifiutò inizialmente di nominare cancelliere Seyss-Inquart, ma, costretto dalla fortissima pressione politica e militare, nella tarda serata dell’11 marzo, acconsentì infine a nominare Seyss-Inquart che, instaurando immediatamente un regime collaborazionista, chiese ufficialmente l’intervento delle truppe tedesche per ristabilire l’ordine. Il giorno successivo, il 12 marzo, l’esercito tedesco entrò in Austria senza incontrare resistenza, accolto a Vienna da manifestazioni propagandistiche di sostegno.