Vive e lavora tra Londra, Algeri e Parigi, dove è rappresentata dalla Galleria Kamel Mennour.

Biografia I genitori di Zineb Sedira sono emigrati da Bordj Bou Arreridj, in Algeria, a Gennevilliers, in Francia, nel 1961. Ha studiato a Londra presso la Central Saint Martins, dove nel 1995 ha conseguito il Bachelor of Arts in Critical Fine Art Practice, e la Slade School of Fine Art, dove nel 1997 ha conseguito il Master of Fine Arts in Media. Successivamente ha trascorso cinque anni come ricercatrice presso il Royal College of Art.

I primi lavori di Sedira si concentravano sulle immagini di donne nel mondo musulmano, con fotografie di sua madre e di sua figlia. Vedere sua madre indossare l'haik al suo arrivo ad Algeri ha avuto un impatto significativo su Sedira. «Ricordo che appena scese dall'aereo e arrivate a casa sua, [mia madre] apriva la custodia e lo tirava fuori», ha detto nel 2013. «Si trasformava in esso. Diventava esso».

Nel 2004, anno della sua prima grande mostra personale, Sedira è ritornata in Algeria per la prima volta dopo 15 anni. Sedira considera questo viaggio un punto di svolta nella sua vita e nella sua carriera, questa esperienza si è immediatamente tradotta nelle sue immagini, non si concentra più sulle donne della sua famiglia, il suo sguardo si è spostato e il Mar Mediterraneo diventa centrale nel suo lavoro.

Nel 2011 ha fondato aria (artist residency in Algiers), un programma di residenza artistica che ha lo scopo di sostenere la scena artistica contemporanea in Algeria.

Opere Il video Silent Sight (2000), uno dei suoi primi avori, mostra solo gli occhi di una donna velata, mentre in sottofondo una voce femminile riflette su intimità, sicurezza, paura della perdita e differenze culturali vissute direttamente. Il video riflette sul rapporto tra una donna migrante di seconda generazione e sua madre e mette in discussione il concetto stesso di casa.

Il video Self-Portrait or the Virgin Mary (2000) è un ritratto quasi monocromatico di una donna velata, fotografata di spalle allo spettatore. La semplicità di forma e colore è tipica di Sedira. Il suo uso del colore è spesso limitato a grandi superfici monocromatiche, principalmente in bianco e blu.

Il video Mother Tongue (2002) mostra lei, sua figlia e sua madre che parlano nelle loro «lingue madri», rispettivamente francese, inglese e arabo, con Sedira che funge da intermediario linguistico tra sua madre e sua figlia che non hanno una lingua in comune.

A partire dal progetto video Saphir (2006), il suo repertorio visivo ha spesso incluso immagini del mare, dei porti e delle navi mercantili, quei mezzi attraverso i quali persone e cose si spostano da un luogo all'altro.

L'installazione Floating Coffins (2009) (e il suo complemento fotografico, The Death of a Journey), composta da quattordici schermi, ritrae le navi arrugginite e le petroliere abbandonate che affollano la costa della Mauritania.

Nel video Gardiennes d'images (2010) intervista Safia Kouaci, vedova del fotogiornalista algerino Mohamed Kouaci, che conserva l'archivio del marito. Questo archivio documenta il lavoro di Kouaci nella Parigi degli cinquanta, dove era coinvolto con il Fronte di Liberazione Nazionale Algerino, e la sua vita in esilio a Tunisi, dove ha lavorato per il ministero dell'informazione del Governo provvisorio della Repubblica algerina. Traccia anche il suo ritorno in Algeria dopo l'indipendenza, dove è stato fotografo ufficiale del governo. Il video di Sedira tocca diversi eventi storici chiave che hanno influenzato la vita dell'artista e dell'intervistata.

L'installazione For a Brief Moment the World Was on Fire... and We Have Come Back (2019) riuniva una collezione di archivi e cimeli, dalle copertine dei dischi ai ritagli di giornale, che rende omaggio a un momento storico significativo: il Festival panafricano tenutosi ad Algeri nel 1969. Questo festival ha celebrato la cultura e la solidarietà africana e consacrato Algeri come epicentro di fratellanza e rivoluzione, accogliendo i paesi oppressi dell'Africa e di tutto il mondo nello spirito di unità e resistenza contro l'imperialismo.

Nel settembre 2020 è stato comunicato che Sedira avrebbe rappresentato la Francia alla LIX Esposizione internazionale d'arte di Venezia del 2022. Per l'occasione ha creato un'installazione intitolata Les rêves n'ont pas de titre in cui ha trasformato il padiglione francese in uno studio cinematografico e in una sala di proiezione, rendendo omaggio ai film militanti degli anni sessanta e settanta e facendo riferimento anche alla storia della sua famiglia di immigrati in Francia. Sedira è affascinata da un titolo in particolare: Les Mains libres del 1964 del regista italiano Ennio Lorenzini, il primo documentario algerino realizzato dopo l'indipendenza, in cui racconta la vita di un paese che ha conquistato la libertà da appena due anni. L'installazione era completata dalla proiezione del video Dreams Have No Titles di 24 minuti.

Riconoscimenti Esposizione internazionale d'arte di Venezia 2022 – Menzione speciale alle Partecipazioni nazionali per Les rêves n'ont pas de titre / Dreams have no titles

Note

Collegamenti esterni

Categoria:Videoartisti Categoria:Studenti della Slade School of Fine Art Categoria:Studenti del Royal College of Art