La scuola polacca del manifesto () ebbe origine agli inizi degli anni cinquanta del XX secolo e cessò negli anni ottanta dello stesso.
La scuola polacca del manifesto si caratterizzò per le sue opere che, tramite la sinteticità del mezzo cartellonistico, commistionavano pittura, linearità, colori vivaci, umorismo ed elementi fantastici, allegorici, metaforici o attingevano all'arte popolare con un approccio sperimentale e lasciando ampia libertà individuale; molte opere della scuola polacca del manifesto presentavano delle critiche, sebbene velate, al regime sovietico. La scuola polacca del manifesto esercitò un impatto significativo sullo sviluppo della grafica e dell'arte cartellonistica internazionali.
Tra i molti esponenti della scuola polacca del manifesto vi furono Henryk Tomaszewski, Jan Lenica, Jozef Mroszczak, Andrzej Krajewski, Jan Młodożeniec, Janusz Stanny, Ewa Frysztak, Waldemar Świerzy, Wojciech Fangor, Jerzy Jaworowski, Franciszek Starowieyski, Roman Cieslewicz, Hubert Hilscher, Maria "Mucha" Ihnatowicz, Emilia Piekarska-Freudenreich, Ryszard Kiwerski, Hanna Bodnar-Kaczyńska e Daniel Mróz.
Storia
Agli inizi della sua storia, la Repubblica Popolare di Polonia (1947-1989) era impegnata nella ricostruzione delle sue istituzioni. Nell'economia del dopoguerra, che era sottoposta a censura e regolamentazione burocratiche, gli artisti polacchi non godevano di grande libertà di espressione, ma potevano servirsi dell'arte cartellonistica come ripiego. Alcune delle ragioni per cui l'arte pubblicitaria ebbe modo di prosperare durante questo periodo, furono la riapertura di istituzioni culturali come teatri per cinema e spettacoli, nonché i massicci investimenti statali finalizzati alla realizzazione e diffusione di poster.
Durante il regime staliniano, prima della nascita della Scuola del manifesto, il realismo socialista (da non confondere con il realismo sociale) era l'unica espressione artistica riconosciuta nelle belle arti e nella grafica pubblicitaria in Polonia. A causa dei controlli sulle arti, gli artisti non potevano esporre opere astratte o non finalizzate alla propaganda, questo sebbene potessero esprimere le loro idee tramite simboli, metafore e allusioni.
Durante la metà degli anni cinquanta, con l'allentamento delle repressioni che avevano caratterizzato l'epoca staliniana, i cartellonisti acquisirono maggiore libertà artistica. Inoltre, diversamente dalle loro controparti occidentali, che producevano contenuti pubblicitari a scopo di lucro in un contesto di mercato libero, gli artisti polacchi, e più in generale quelli dell'Europa centrale e orientale, non erano vincolati dall'obbligo di ottenere alcun profitto. I manifesti polacchi dell'epoca non avevano necessariamente fini pubblicitari quanto piuttosto.
Il termine "scuola polacca" venne usato per la prima volta negli anni sessanta da Jan Lenica in un articolo per la rivista statunitense Graphis. Nel 1966 Jozef Mroszczak inaugurò la Biennale dei poster di Varsavia. Due anni più tardi, sempre nella capitale polacca, venne aperto il museo del manifesto ().
La scuola polacca del manifesto ebbe fine negli anni ottanta con la caduta del comunismo e la nascita della pubblicità globalizzata.
Note
Bibliografia
Categoria:Collettivi e gruppi di designer Categoria:Grafici polacchi