Basato in Australia, dove era noto anche come Bartholomew Dardanelli, operò come console e viceconsole del Regno di Sardegna a Melbourne, guidando progetti che lo portarono a rappresentare la comunità italiana locale davanti a Giuseppe Garibaldi, Vittorio Arminjon e altre figure dell'epoca.

Stabilitosi a Melbourne nel 1855, si dedicò lì al commercio, introducendo l'industria della seta nel continente. I suoi pronunciamenti in difesa del Risorgimento e le sue campagne di raccolta fondi per progetti legati all'indipendenza italiana lo portarono a mantenere i contatti con Garibaldi, che ringraziò per i suoi servizi in lettere pubbliche. Biografia Nascita e famiglia

Bartolomeo Dardanelli nacque nel 1830 nella località di Centallo, Cuneo,Archivio di Stato di Torino, Registro degli atti di morte di Ingria (1887), Fascicolo degli allegati N. 193: "Urietti Giovanni". come figlio di Giuseppe Dardanelli e di Maria Vivalda, discendenti di antiche famiglie del Monregalese. Tuttavia, i suoi genitori non erano radicati in quella località da molti anni: nel 1826 era nato Francesco Dardanelli, fratello maggiore di Bartolomeo, nella vicina Roccaforte.

I Dardanelli erano un'antica famiglia della nobiltà locale, insediatasi a Breolungi e Mondovì fin da almeno il XVI secolo, dove furono proprietari del Palazzo Dardanelli e patroni della Cappella della Fusenta. Le armi di questa famiglia sono d'azzurro, allo scaglione d'oro accompagnato da tre crescenti d'argento, due in capo ed uno in punta.

La famiglia Vivaldi (o Vivalda) era anch'essa una famiglia di rilievo nel patriziato locale, con le sue armi raccolte nella Collezione di armi gentilizie di Mondovì: troncato da una fascia d'azzurro, in capo d'oro all'aquila spiegata di nero coronata in abisso dello stesso, e in punta partito di rosso e d'argento.

Da parte sua Francesco Dardanelli, fratello di Bartolomeo, avrebbe intrapeso la carriera delle armi fino a raggiungere il grado di colonnello, distinguendosi nelle guerre d'indipendenza e nell'assedio di Gaeta, ad essendo nominato da Vittorio Emanuele II primo comandante dei suoi Corazzieri Reali

Radicazione in Australia Nel contesto della corsa all'oro australiana e delle nuove opportunità commerciali che cominciavano a sorgervi, Bartolomeo Dardanelli si stabilì nella città di Melbourne, dove risulta già menzionato in avvisi governativi e commerciali a partire da gennaio 1855 Mesi più tardi pubblicava già annunci commerciali per la B. Dardanelli and Co., Brokers and Commissions Agents, con sede al 121 di Flinders Street West nella suddetta città.

Tuttavia, al suo arrivo a Melbourne la sua attività non si limitò all'ambito commerciale, ma iniziò ben presto a esprimersi pubblicamente in difesa del Regno di Sardegna e della comunità italiana locale. Fu così che in quello stesso anno, il 1855, pubblicò una lettera indirizzata al direttore del quotidiano The Argus, rispondendo a una missiva di John Pascoe Fawkner, in cui evidenziava l'operato delle truppe italiane sul fronte di Crimea nei seguenti termini:Con il tempo il suo prestigio sociale cominciò a consolidarsi a Melbourne, al punto che tre anni più tardi un residente della città affermava sul quotidiano The Age di aver raccolto determinati fatti da gentiluomini di indubbio onore, aggiungendo poi mi basta menzionare il nome del signor Dardanelli come garanzia.

Attività diplomatica

Bartolomeo Dardanelli andò affermandosi come figura di riferimento locale dell'ancora incipiente comunità di italiani nel Victoria. Quando nel 1858 fu organizzato un incontro di patrioti a Melbourne per festeggiare i repubblicani Felice Orsini e Giuseppe Pierri per il loro attentato contro Luigi Napoleone, Dardanelli tenne un acclamato discorso che si concluse esortando tutti i patrioti a essere fedeli all'Italia e alla libertà

Un anno dopo, con l'inizio della seconda guerra d'indipendenza italiana, il 12 luglio 1859 fu creato un comitato per raccogliere sottoscrizioni con lo scopo di aiutare le famiglie indigenti di quei soldati italiani [...] sul campo di battaglia per l'indipendenza del paese. Bartolomeo Dardanelli fu eletto per farne parte insieme ai signori G. Corradini e A. Martelli. Nell'agosto dello stesso anno, in un incontro patriottico di italiani e francesi presso il Café des Étrangers di Melbourne, Bartolomeo Dardanelli propose la costante alleanza tra Inghilterra, Francia e Sardegna.

Nel 1860 il re Vittorio Emanuele II riconobbe gli sforzi di Bartolomeo Dardanelli, nominandolo rappresentante diplomatico del Regno di Sardegna a Melbourne. È così che il Ministero degli Affari Esteri conserva documenti datati tra il 5 gennaio e il 17 febbraio 1860 nei quali Dardanelli figura come console in tale città, e il 7 agosto di quell'anno partecipò in veste di viceconsole sardo a una presentazione dinanzi a Henry Barkly, governatore del Victoria. Il consolato con sede a Melbourne aveva allora la responsabilità per il Victoria, l'Australia Meridionale, la Tasmania e, in seguito, la Nuova Zelanda.

Rapporto con Giuseppe Garibaldi

A causa del suo attivo sostegno alla causa del Risorgimento italiano, nonché del suo ruolo di leadership all'interno della comunità italiana di Melbourne, Bartolomeo Dardanelli entrò in contatto in due occasioni con Giuseppe Garibaldi. Da un lato, organizzò la donazione di una spada commemorativa da parte degli italiani residenti in Australia, e dall'altro prese parte a un dibattito giornalistico per i cui interventi Garibaldi lo ringraziò direttamente in una lettera pubblica.

Presentazione della spada d'onore Il 20 agosto 1860 si tenne presso il Mechanic's Institute di Melbourne una riunione di ammiratori del generale Garibaldi, presieduta da Bartolomeo Dardanelli, nella quale si decise di avviare una sottoscrizione per finanziare l'acquisto di una spada d'onore da donare al leader del Risorgimento. Dardanelli lo descrisse allora come uno dei più grandi uomini dei nostri giorni, affermando inoltre che poteva essere giustamente paragonato a Washington e Guglielmo Tell.

La campagna del Garibaldi Testimonial Committee, con Bartolomeo Dardanelli in veste di segretario, culmina con l'incarico a Chevalier di progettare una spada d'oro puro australiano, con modanature emblematiche dell'Italia affrancata, infine forgiata dal gioielliere Eicke. La reliquia, che presentava sull'impugnatura una figura femminile a personificazione della libertà e numerose pietre preziose incastonate, ebbe un valore totale di 358 sterline, una cifra considerevole per l'epoca.

Dardanelli, insieme a James Smith e A. Martelli, inviò il dono al generale Garibaldi con una lettera datata 25 maggio 1861, sottoscritta dai vostri ammiratori in Australia. Lo stesso Garibaldi rispose ai tre sopra menzionati il 19 agosto 1861 da Caprera nei seguenti termini

Controversia con il padre Bleasdale Poco tempo dopo la consegna della spada d'oro, Giuseppe Garibaldi fu vittima di un'aspra critica rivolta a lui e al dono ricevuto da parte di John Bleasdale, un influente sacerdote inglese. In una nota indirizzata al quotidiano The Tablet, il presbitero affermava che Garibaldi era un ribelle italiano, che avrebbe dovuto essere impiccato molto tempo fa, e accusava Dardanelli, Smith e Martelli di non aver raccolto un numero significativo di sottoscrizioni e di trovarsi in debito per la realizzazione della spada.

La risposta del segretario onorario Dardanelli arrivò il 27 novembre successivo, in una lettera aperta nella quale dichiarò che le azioni di Garibaldi possono essere giudicate meglio appellandosi a tutta l'Europa illuminata [...], piuttosto che dalle opinioni del Rev. John Bleasdale e della sua cricca, difendendo così il generale del Risorgimento. Per quanto riguarda il numero di sottoscrittori e di fondi raccolti, evidenziò che il comitato era composto da quattro membri della Camera Alta, tre della Camera Bassa, influenti banchieri e commercianti, e oltre millecinquecento sottoscrittori.

Infine, l'offeso Garibaldi si pronunciò, sia per accennare brevemente alle critiche di John Bleasdale, sia per ringraziare Bartolomeo Dardanelli per il suo intervento, con le seguenti parole:

Attività commerciale Bartolomeo Dardanelli ebbe come occupazione principale il commercio, motivo per il quale si stabilì a Melbourne nel contesto della corsa all'oro australiana. Dopo una condanna per insolvenza nel luglio 1861, quando il suo patrimonio ammontava a 1861 sterline, la sua situazione economica cominciò a consolidarsi a partire dall'introduzione dell'industria della seta nel mercato australiano.

Nel quadro di questa riconversione commerciale, Dardanelli promosse attivamente la produzione locale di seta da bozzoli nati da uova importate dall'Italia. Presentò inoltre un ampio rapporto sulla fattibilità della bachicoltura all'Esposizione del Victoria del 1862, esponendo cinque diverse categorie di vari campioni di seta lavorata, con l'obiettivo di dimostrare che il prodotto australiano avrebbe potuto competere direttamente con i mercati di Francia e Italia. Secondo una cronaca locale, i suoi esemplari erano pieni di promesse per il futuro di questo ramo dell'industria.

Ricevimento della fregata Magenta Nel mese di maggio del 1867 la nave Magenta, che stava compiendo il giro del mondo al comando del contrammiraglio Vittorio Arminjon, giunse sulle coste di Melbourne. Fu così che il 23 maggio una deputazione locale, con Bartolomeo Dardanelli alla guida, salì a bordo della fregata. Dardanelli consegnò allora ad Arminjon una lettera recante la firma di 164 italiani residenti nel Victoria, esprimendo la propria soddisfazione nel vedere sventolare in questo porto la nazionale nostra bandiera, sulla nave da Voi capitanata, e rivolgendo numerosi elogi alla missione scientifica della Magenta.

L'equipaggio della Magenta rimase impressionato dalla quantità di italiani residente nella regione del Victoria, in una colonia britannica così distante dall'Italia, e specialmente dallo spirito di fraternità tra i membri della comunità. Per questo motivo, Arminjon rispose alla lettera di Dardanelli promettendo che la voce dei primi italiani che sono venuti qui a creare per i propri connazionali una nuova sorgente di ricchezza sarà ascoltata in patria.

Ultimi anni e decesso Dopo l'episodio della Magenta, la salute mentale di Bartolomeo Dardanelli cominciò a deteriorarsi rapidamente. Già l'anno successivo gli fu confermata una diagnosi di demenza, il che ne costrinse il ricovero presso il manicomio di Melbourne. Su istanza della moglie, il console Giuseppe Biagi inviò un rapporto al Ministero degli Affari Esteri italiano il 9 novembre 1868, con lo scopo di rintracciare Francesco Dardanelli, fratello di Bartolomeo, e informarlo della situazione.

Dardanelli morì infine il 5 maggio 1869 a Melbourne. Il suo funerale si tenne nella stessa città, dove i suoi resti furono tumulati presso il Melbourne General Cemetery. Il giorno seguente fu pubblicato il seguente necrologio:

Matrimonio e discendenza Bartolomeo Dardanelli contrasse matrimonio con l'australiana Mary King. Insieme a lei continuò a risiedere a Melbourne, dove crebbero almeno due figli: 1) Vittorina Martalina Dardanelli, nota come Lena Russell a seguito del matrimonio con Thomas Russell, con successione; e 2) Bartolomeo Giovanni Dardanelli, il quale fu commerciante come il padre e contrasse prime nozze con l'attrice inglese Sarah Agnes Morrison, e in seconde nozze con Norah Skeffington Carroll, celebre scrittrice australiana.

Omonimia Bartolomeo Dardanelli non deve essere confuso con i suoi parenti omonimi, che sono numerosi in quanto nella famiglia Dardanelli si è mantenuta la tradizione di tramandare il nome Bartolomeo:

Il possidente Bartolomeo Dardanelli, nato intorno al 1530, proprietario di estesi possedimenti terrieri in Breolungi e Branzola.