Il Pietro Micca (noto inizialmente come Dilwara) è un piroscafo varato nel 1895 nel Regno Unito e battente bandiera italiana, considerato come la più antica nave mercantile italiana ancora in classe nonché tra le più antiche imbarcazioni a vapore in servizio attivo.
Realizzato nel 1895 presso il cantiere navale JP Rennoldson & Sons di South Shields come rimorchiatore d'alto mare, il piroscafo fu venduto nel 1905 all'Impresa Fogliotti-Merlino, venendo poi registrato col nome di Pietro Micca presso il porto di Napoli. Durante la seconda guerra mondiale il Pietro Micca fu requisito dall'Ammiragliato britannico e impiegato come dragamine ausiliario fino al 1946.
Nel 1996 l'imbarcazione, a rischio demolizione, fu acquistata dall'Associazione Amici delle Navi a Vapore G. L. Spinelli e restaurata presso il cantiere navale TecnoMar di Fiumicino. Il Pietro Micca viene utilizzato soprattutto per attività didattico-scientifiche, tra cui la Goletta Verde di Legambiente.
Storia L'imbarcazione fu varata il 4 settembre 1895 presso il cantiere navale JP Rennoldson & Sons di South Shields, entrando in servizio col nome Dilwara l'anno successivo presso la United Steam Tug Company di Londra, operando come rimorchiatore fino al 1903.
Nel 1905 la nave fu venduta all'impresa Fogliotti-Merlino e affrontò il viaggio tra oceano Atlantico e mar Mediterraneo per giungere al suo nuovo porto di registrazione a Napoli, dove fu registrata nel locale compartimento marittimo col numero 33 come "Piro Rimorchiatore Goletta Pietro Micca"; il nome fu scelto probabilmente per rimarcare le origini piemontesi dell'armatore. Insieme ai rimorchiatori Iolanda e Utile fu impiegato nella costruzione di scogliere e porti, trasportando i pontoni carichi di massi provenienti dalla cava di Puolo a Massa Lubrense.
Durante la seconda guerra mondiale la cava di Puolo fu requisita dagli Alleati e il Pietro Micca fu impiegato come dragamine ausiliario agli ordini dell'Ammiragliato britannico. Nel dopoguerra fu impiegato come rimorchiatore al porto di Civitavecchia, svolgendo la medesima funzione presso i porti di Salerno e Castellammare di Stabia.
Nel 1975 l'imbarcazione fu venduta alla Società Armamento Gestione Navi Agenzia Marittima (SARGENAVI), rimanendo ormeggiata presso il Molo del Carmine al porto di Napoli. Il Pietro Micca era l'unico rimorchiatore a vapore nella flotta SARGENAVI e nonostante i primi segnali di un possibile accantonamento poté proseguire la sua attività grazie alla necessità di rifornire di vapore le navi da guerra della Sesta Flotta statunitense, stanziate a Napoli; queste imbarcazioni usavano ancora il vapore per alcuni servizi di bordo, come bagni e riscaldamento, ma durante la manutenzione le caldaie a vapore dovevano rimanere spente.
Dopo un fermo durato circa quattro anni, durante cui la SARGENAVI aveva cercato acquirenti per la demolizione dell'imbarcazione, la famiglia Spinelli di Monte di Procida, che per tre generazioni aveva costituito gran parte dell'equipaggio del Pietro Micca, si mosse per il suo salvataggio. Il giovane Gianluca Spinelli scrisse un articolo sulla rivista Yacht Digest intitolato Salviamo il Pietro Micca, che attirò l'attenzione del capitano Pier Paolo Giua, fondatore del cantiere navale TecnoMar di Fiumicino nonché presidente dell'Associazione Amici delle Navi a Vapore Gianluca Spinelli. Presso il cantiere navale tiberino la nave fu quindi restaurata, ottenendo il massimo del punteggio dal Registro italiano navale sia per lo scafo che per la macchina.
Subito dopo il restauro la nave, insieme alla goletta Catholica, iniziò a essere impiegata da Legambiente per la sua campagna Goletta verde, destinata al monitoraggio ambientale delle coste italiane.
Caratteristiche Il Pietro Micca è un piroscafo con armamento velico a goletta e scafo in ferro chiodato e acciaio. Da ruolino l'equipaggio è composto da: capitano, direttore di macchina, fuochista e due marinai di coperta.
Il motore a vapore è a triplice espansione, con una potenza di circa 450 cavalli, mentre la propulsione è garantita da un'elica in ghisa a quattro pale applicata direttamente all'asse che, a pieno regime e in condizioni di mare calmo, consente di raggiungere una velocità massima di 10-11 nodi. La caldaia può essere alimentata sia a carbone che a olio pesante, grazie all'aggiunta di quattro bruciatori nel 1953 (l'unica modifica strutturale effettuata dal varo).
Note
Categoria:Navi a vapore Categoria:Navi mercantili italiane