Nittimo () è un personaggio della mitologia greca. Fu re della Pelasgia e visse durante il Diluvio universale.

Genealogia

Figlio di Licaone.

Fu il padre di Perifete.

Da Arcadia ebbe Filonome.

Mitologia

Il ruolo di Nittimo e le vicende del suo regno variano sensibilmente a seconda delle fonti mitografiche, oscillando tra il dramma del banchetto sacrilego ed una tradizione più storica e pacifica.

La tradizione di Apollodoro e il Diluvio Universale

Secondo Apollodoro, i cinquanta figli di Licaone si distinguevano tra tutti gli uomini per la loro arroganza ed empietà. Desideroso di metterli alla prova, Zeus si presentò alla loro mensa sotto le spoglie di un comune lavoratore giornaliero ed i fratelli, su istigazione del maggiore di loro (Menalo), sgozzarono un bambino e mescolarono le sue viscere alle altre pietanze del banchetto per mettere alla prova l'onniscienza del re degli dèi.

Zeus, scoperto l'inganno, ribaltò la tavola nel luogo che da quel momento prese il nome di Trapezunte ( tavolo ribaltato, oggi un sito archeologico vicino a Kyparissia) e fulminò Licaone e tutti i suoi figli. L'unico a salvarsi fu Nittimo, il più giovane dei fratelli, poiché la Terra (Gea) fu abbastanza rapida da afferrare la mano di Zeus, placando la sua ira prima che colpisse l'ultimo rimasto e così Nittimo, ora l'unico erede della stirpe, salì al trono succedendo al padre.

Durante il suo regno si verificò il Diluvio universale (il cataclisma di Deucalione) che, nella mentalità e nella cultura greca antica, fu voluto da Zeus come punizione finale per l'estrema empietà dimostrata dai fratelli di Nittimo, di cui il banchetto sacrilego era stato l'apice. Inoltre, altre tradizioni collegano il cataclisma a una generale corruzione dell'umanità dell'Età del Bronzo, ormai divenuta empia e incurante delle leggi dell'ospitalità.

Secondo la linea cronologica di Apollodoro, a Nittimo succedette comunque Arcade, sopravvissuto alle devastazioni del diluvio.

La tradizione storica di Pausania

Secondo Pausania (che era solito raccogliere le opinioni degli abitanti delle terre che visitava), Nittimo era il primogenito ed alla morte del padre Nittimo ereditò il trono e la reggenza sulla capitale, mentre gli altri quarantanove fratelli si sparsero per la regione fondando ciascuno una nuova città nei territori considerati migliori.

Nittimo governò la Pelasgia fino alla vecchiaia e, non avendo lasciato figli maschi, alla sua morte il trono passò a suo nipote Arcade, il quale riorganizzò il regno e ne mutò il nome in Arcadia.

Pausania propone quindi una versione opposta e priva di elementi tragici e punizioni divine. Probabilmente, e considerando che Pausania descriveva i fatti e la realtà di ciò che visitava nel suo tempo (e non i racconti mitologici più antichi), annotò che gli Arcadi preferivano raccontare della propria stirpe reale come una dinastia legittima e pacifica ed in puro contrasto con la versione che li vedeva come i discendenti di chi commise il crimine del banchetto sacrilego verso Zeus.

Pausania però si contraddice, perché nello stesso libro poi cita il nome di un figlio maschio (Perifete).

La variante di Clemente Alessandrino

Una tradizione alternativa e decisamente più cupa viene riportata in seguito dagli scrittori cristiani di epoca romana, in particolare da Clemente Alessandrino nel suo Protrettico. In questa versione, utilizzata in chiave fortemente polemica e apologetica per denigrare i culti pagani tradizionali e dimostrare l'immoralità degli dèi olimpici, la dinamica del sacrificio viene ribaltata in quanto Nittimo non fu il sopravvissuto del banchetto, bensì la vittima sacrificale stessa.

Secondo tale variante, il giovane fu sgozzato dal padre Licaone e servito a Zeus come "piatto prelibato". Clemente sfrutta questo episodio per attaccare la figura del re degli dèi, definendolo disumano e ipocrita per aver frequentato una simile tavola, concludendo la sua dissertazione con l'affermazione provocatoria della morte dello stesso Zeus.

Discendenza

La discendenza di Nittimo è legata principalmente a tradizioni locali arcadiche che cercavano di connettere le grandi famiglie della regione e i nomi di fiumi o città importanti direttamente alla stirpe reale originaria.

Eponimia d'Erimanto e Psofi

Dal figlio Perifete nacque Portaone, che fu il padre di Arista, che ebbe Erimanto (eponimo di un fiume e della montagna su cui Eracle svolse la sua quarta fatica), e da cui nacque Arrone che ebbe il figlio Psofi, che divenne eponimo della città di Psofi.

Note

Collegamenti esterni

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