Palazzo Villanis è un palazzo storico di Torino in stile barocco, costruito dall'architetto Bernardo Vittone nel 1750 circa in via Santa Maria, nel Quadrilatero Romano del quartiere Centro. Edificio di valore storico-artistico e ambientale, con i palazzi Perucca della Rocchetta e Capris di Cigliè costituisce una importante sequenza di edifici settecenteschi caratterizzanti il tessuto e l'ambiente di Via Botero. https://www.museotorino.it/view/s/394a96097f124d47bd8cd73e3d563412https://www.museotorino.it/view/s/5ebd97f5c1544dab9a97c48416fb5b69.

Storia Il palazzo è un elegante esempio di casa padronale settecentesca con appartamenti da affitto, progettato dall’architetto barocco piemontese Bernardo Vittone intorno al 1750.

Il nome deriva dalla famiglia Villanis, borghesia torinese attiva tra XVII e XVIII secolo nel commercio, nell’agricoltura e negli investimenti immobiliari. Pur non nobili, i Villanis contribuirono alla crescita di Torino capitale del Ducato di Savoia. Pietro Francesco Villanis, titolare di uno studio legale molto rinomato, fu Decurione della Città di Torino, Sindaco di seconda classe nel 1841 e ufficiale dell’Ordine Mauriziano. Sua figlia Giuseppina sposò l’avvocato Riccardo Sineo, anch'egli decurione della città di Torino nonché deputato. Anche dopo il cambio di proprietà, il Palazzo mantenne il nome di famiglia https://www.facebook.com/Torinounacittatuttadascoprire/videos/palazzo-villanis-tra-via-giovanni-botero-e-via-santa-maria-a-torino-%C3%A8-un-elegant/1170353745103599/.

Nel 1973 Luciano Pistoi, già critico d’arte per l’edizione torinese de “l'Unità” e in seguito noto gallerista, inaugura i nuovi spazi di Palazzo Villanis con la mostra Idem di Giulio Paolini e chiudendoli nel febbraio 1975 con una personale dello stesso artista https://www.maconda.it/galleria/it/Galleria%20Notizie/1/557.

Descrizione Il palazzo, con facciate severe, ha portone principale su via Botero incorniciato da marmi e sormontato da un balcone in ferro. Presenta elementi tipici dell’architettura torinese dell’epoca: l’androne a volta “planteriana”, ispirato cioè a Gian Giacomo Plantery e una scala scenografica con colonne. Ha un cortile interno con accessi da via Botero e via Santa Maria. Queste soluzioni separavano gli spazi di rappresentanza dagli appartamenti.

Note

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