Il medico provinciale era un funzionario pubblico italiano preposto alla direzione dell'ufficio sanitario provinciale.

Previsto inizialmente dalla legge nel 1888, fu riformato dal governo Mussolini, per essere infine soppresso con la riforma sanitaria del 1978.

Storia La figura del medico provinciale fu introdotta nell'ordinamento italiano dall'articolo 12 della legge 22 dicembre 1888, n. 5849, sull'ordinamento dell'amministrazione e dell'assistenza sanitaria del Regno.

Il testo unico delle leggi sanitarie lo inserì nell'organizzazione sanitaria periferica dello Stato, attribuendogli la direzione dell'ufficio sanitario provinciale, con numerose altre funzioni di vigilanza, alle dipendenze del prefetto.

Con l'istituzione del Servizio sanitario nazionale, la legge n. 833 del 1978 affidò alle regioni il compito di dettare le norme per l'esercizio delle funzioni attribuite precedentemente al medico provinciale; generalmente, esse sono ora gestite dalle aziende sanitarie locali.

Funzioni Il medico provinciale sovrintendeva ai servizi sanitari di competenza provinciale, ed in particolare tra le sue attribuzioni rientravano: la vigilanza in materia di igiene e sanità pubblica, tenendosi informato per mezzo degli ufficiali sanitari; il controllo sull'applicazione delle norme sanitarie e la sovrintendenza sugli uffici sanitari marittimi, di frontiera e aeroportuali. Poteva anche compiere ispezioni e controlli sul territorio.

Egli sovraintendeva al laboratorio provinciale, usato dagli ufficiali sanitari per l'esercizio della vigilanza igienica e della profilassi.Articolo 83 del T.U.L.S.

Nel corso di ciascun biennio, ispezionava le farmacie, assistito da un farmacologo designato dal prefetto.

Note

Voci correlate Ufficiale sanitario Medico condotto Professioni sanitarie in Italia

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