L'Insigne Collegiata di San Michele Arcangelo si trova al centro di Bagnacavallo, in provincia di Ravenna e diocesi di Faenza. È la chiesa del patrono della città e per secoli è stata il cuore della comunità bagnacavallese.
Storia L’attuale collegiata di San Michele sorge su una precedente costruzione di età bizantina, di poco successiva alla fondazione della Pieve di San Pietro in Sylvis. Probabilmente fu fondata come cappella cimiteriale del primitivo centro abitato. In diocesi di Faenza ben diciassette chiese sono dedicate a San Michele e varie di queste sorsero proprio in zone cimiteriali: l'arcangelo infatti è venerato come “accompagnatore” delle anime dei defunti nell'aldilà..
La più antica testimonianza scritta dell'edificio sacro è un documento dell'anno 1103 che menziona “Guido, presbitero di San Michele”. Al tempo di papa Alessandro III (1159-1181) la cappella fu sostituita da una chiesa a una navata Lo si legge nella lapide posta sopra la porta centrale d'ingresso.. La costruzione del nuovo tempio fu decisa dal conte di Bagnacavallo, Malvicino († 1172).
Tra il XV e il XVI secolo furono rifatti l'abside e il presbiterio, su progetto dell'architetto Giovanni di Albertino di Argenta. A conclusione dei lavori, l'altare maggiore fu consacrato il 20 ottobre 1491. Un secolo dopo furono effettuati lavori sull'intero corpo della chiesa. Iniziati tra il 1573 e il 1584, si protrassero per oltre 50 anni, sotto la direzione dell'architetto Antonio Verri di Ravenna. La nuova ed armoniosa facciata fu completata nel 1622. Nel 1661 terminò la costruzione del campanile, progettato dall'architetto Andrea Gallegati († 1679). L'11 aprile 1688 un terremoto che colpì tutta la Romagna causò gravi danni all'edificio. I danni furono restaurati nel giro di pochi anni.
Papa Benedetto XIV (1740-1758) concesse alla chiesa il titolo di collegiata (bolla del 13 maggio 1741). Onorò pure l'arciprete e il capitolo di vari privilegi.. Iniziarono nuovi lavori di ristrutturazione, terminati nel 1760. Il 15 maggio di quell'anno la chiesa fu “riconsacrata” dal vescovo di Faenza.
Da allora non si ebbero radicali trasformazioni, ma una continua opera di manutenzione e di rinnovamento.
Insieme alla Pieve di San Pietro in Sylvis, oggi costituisce la Parrocchia dei SS. Michele Arcangelo e Pietro Apostolo.
Esterno Il corpo di fabbrica è sopraelevato rispetto alla zona circostante di 1-2 metri circa. Ciò è dovuto a vari motivi: all'inizio il rispetto per l'area cimiteriale; poi l'uso della sottofondazione come spazio sepolcrale (tombe gentilizie e dei rettori-presbiteri). La chiesa conserva i segni dei vari passaggi storici di circa un millennio: nell’abside esterno si trovano testimonianze del tardo gotico, nell’abside interna e nel presbiterio lo stile del Rinascimento; nella facciata esterna e nelle navate interne i segni barocchi del XVII XVIII secolo.
La struttura è a due piani con lesene coronate da cornici e piccoli capitelli. Ha un portale centrale e due laterali (più piccoli), ornati con pietre di marmo d'Istria. Il portale centrale è sovrastato da un arco marmoreo elegantemente spezzato. Al centro vi era una statua di Michele Arcangelo, che ora è custodita in sagrestia e viene esposta in occasione delle festività del santo. La parte alta della facciata è ornata da un finestrone centrale con bifora pensile e timpano in cotto con lo stemma della città (cavallo a rilievo in pietra). Sopra il tutto svetta un pinnacolo dominato da un San Michele in metallo.
L'abside ha forma poligonale. L'esterno è caratterizzato da tre grandi finestre ogivali di epoca quattrocentesca. Sopra la finestra centrale è posta una croce formata da piastrelle di maiolica policroma. Al fianco destro dell'abside vi è il monumentale campanile a quattro piani (alto 43 metri) disegnato da A. Gallegati in stile barocco.
Interno L'interno è a pianta basilicale diviso a tre navate da dodici pilastri e colonne su alti basamenti per lato. Le navate sono lunghe 28,70 m; sono larghe: 7,82 m la mediana e 4,05 m le laterali. Gli altari laterali sono quattro per lato. Appena entrati si vedono le due pile in marmo rosso di Verona per l'acqua santa. Guardando verso il fondo della chiesa, si nota che il presbiterio e l'abside sono rialzati di tre gradini rispetto alle navate. Tre grandi finestre ogivali lasciano entrare la luce. Sono ornate da splendide vetrate policrome con simboli religiosi; in quella centrale domina la figura del patrono San Michele nell'atto di sconfiggere il demonio. Le finestre-vetrate dell'edificio sono in tutto 29 e furono realizzate nel 1931.
Dodici archi tra i pilastri e le colonne formano dodici campate nelle navate laterali, con quattro altari e quattro confessionali. Le altre campate sono ornate da tele sacre della grandezza di 3x2 metri. In una delle campate della navata destra vi è il battistero. Nella sesta campata della navata di sinistra è una pala d'altare dipinta a tempera del 1540, la cui fattura è attribuita alla scuola-bottega di Bartolomeo Ramenghi. La cupoletta che sovrasta il presbiterio, di forma emisferica, è posata su quattro pinnacoli di appoggio, sui quali sono posti quattro grandi medaglioni che rappresentano i busti dei Padri dell'Occidente cristiano latino: Sant'Ambrogio, Sant'Agostino, San Girolamo e Papa Gregorio Magno. Cinque elementi spiccano per il loro valore artistico: Altare maggiore. Costruito nel 1799, è formato da marmi preziosi e bronzi dorati con due alti gradini per candelieri e un tabernacolo marmoreo al centro; Organo. Il primo strumento ad essere collocato nella chiesa fu opera del veneziano Chianei (XVIII secolo). Distrutto durante la Seconda guerra mondiale, fu ricostruito ex novo da una ditta di Cornedo Vicentino ed inaugurato il 15 maggio 1964; Coro: ligneo di noce del XVII secolo, ristrutturato dopo i danni della guerra; Pala di Bartolomeo Ramenghi: il noto pittore del Rinascimento († 1542) dipinse la pala che sovrasta l'altare maggiore della chiesa. Il dipinto rappresenta Cristo risorto e glorioso con gli angeli a lato. Ai suoi piedi stanno i quattro patroni delle chiese di Bagnacavallo. Da sinistra: San Michele Arcangelo, San Giovanni Battista (patrono della chiesa delle Cappuccine), San Bernardino da Siena (che fu a Bagnacavallo l'anima di grandi missioni popolari) e infine San Pietro Apostolo (titolare della pieve); Crocifisso del vecchio altare maggiore, risalente ai secoli XIII-XIV. È l'oggetto d'arte di scultura lignea di maggior pregio della Collegiata. È conservato all'interno di una delle tre sagrestie.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
B Categoria:Chiese di Bagnacavallo Michele Arcangelo