L'omicidio di Pamela Genini è un caso di cronaca nera avvenuto a Milano il 14 ottobre 2025. La vittima, una modella e imprenditrice di 29 anni, è stata uccisa dall'ex compagno Gianluca Soncin.
La vittima Pamela Genini nasce a Brembilla il 23 agosto del 1996, cresce in una realtà familiare complessa ma unita: il padre Sergio, operaio edile rimasto tetraplegico a causa di un grave incidente sul lavoro, e la madre Una, di origini russe. Nonostante le difficoltà economiche e di salute che gravavano sul nucleo familiare a Strozza, la giovane aveva manifestato fin da subito una forte determinazione a realizzarsi professionalmente e a raggiungere una solida indipendenza economica.
Spinta da questa ambizione, Pamela aveva intrapreso la carriera nel settore della moda e dei servizi di lusso, muovendosi tra Milano, Montecarlo e Dubai. Il suo obiettivo principale era affermarsi come imprenditrice. Aveva infatti avviato un'agenzia immobiliare specializzata in immobili di pregio e, poco prima della sua morte, stava concentrando tutte le proprie energie nel lancio e nell'espansione internazionale di "EP SheLux", un marchio di costumi da bagno Made in Italy da lei ideato e gestito.
Il 5 novembre 2019 a Sant'Omobono Terme, Genini conosce Francesco Dolci, un imprenditore edile locale. L'incontro è avvenuto all'interno dell'abitazione dell'uomo in occasione della festa di compleanno di un'amica comune. Mentre Dolci ha pubblicamente sostenuto la tesi di una relazione sentimentale profonda e continuativa.
Nel marzo del 2024 Genini conosce Gianluca Soncin, 52 anni, imprenditore di Biella, senza un lavoro fisso, che era mantenuto dal padre, un altro imprenditore. Soncin era già noto alle forze dell'ordine per atti di violenza contro la precedente compagna e nel 2010 era stato arrestato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all'importazione illecita di auto di lusso. Anche con Soncin la relazione non prosegue bene, in quanto l'uomo si dimostra violento e possessivo. Già nel settembre del 2024, circa un anno prima del femminicidio, Genini era fuggita da Soncin dopo una grave aggressione avvenuta in un hotel a Cervia. Nonostante i segnali, i referti medici e gli interventi delle forze dell'ordine, la macchina del Codice Rosso non scattò e non vennero attivate le necessarie misure di protezione urgenti. Sulle cause e sulle sottovalutazioni di questo cortocircuito del sistema la Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo d'indagine parallelo per accertare le responsabilità delle falle nella tutela della vittima.
L'omicidio In seguito agli eventi, Genini si trasferì in un appartamento del quartiere Gorla a Milano. Qui, la sera del 14 ottobre 2025, Gianluca Soncin si introdusse nell'appartamento, utilizzando una copia delle chiavi in suo possesso. La relazione tra i due, durata pochi mesi, era stata interrotta dalla donna a causa dei comportamenti persecutori dell'uomo.
Allertati dai vicini e da un amico della vittima, gli agenti della Polizia di Stato giunsero sul posto mentre l'aggressione era in corso sul terrazzino dell'abitazione. Soncin colpì ripetutamente la donna con un coltello da caccia prima di essere bloccato e arrestato dalle forze dell'ordine, che avevano sfondato la porta d'ingresso. L'autopsia rilevò successivamente che sul corpo della vittima erano state inferte 76 coltellate.
Procedimenti giudiziari Il processo a carico di Gianluca Soncin si è aperto davanti alla Corte d'Assise di Milano nel giugno 2026 con il rito immediato. La Procura della Repubblica contesta all'imputato il reato di omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà e futili motivi, reati per i quali l'uomo rischia la pena dell'ergastolo.
Sviluppi successivi e profanazione della salma Nell'inverno successivo al funerale, celebrato il 24 ottobre 2025 a Strozza, la tomba di Pamela Genini è stata profanata e la testa del cadavere è stata asportata dal cimitero. Le indagini degli inquirenti si sono concentrate su Francesco Dolci, (INNOCENTE) conoscente ed ex fidanzato della vittima, indagato per vilipendio e sottrazione di cadavere. Nel giugno 2026, lo stesso Dolci ha consegnato alla polizia giudiziaria un telefono cellulare appartenuto alla vittima e precedentemente scomparso, dichiarando di averlo sottratto in precedenza per sottrarlo all'assassino. Attualmente le ricerche della testa sono ancora in corso.
In seguito gli avvocati di Francesco Dolci hanno chiesto di anticipare la data ufficiale di iscrizione dal 6 maggio al 26 marzo 2026, richiesta poi che non è stata accolta, in quanto la retrodatazione avrebbe potuto invalidare e rendere inutilizzabili diverse attività di indagine svolte dai militari in quel lasso di tempo. Il giudice ha ritenuto corretti i tempi della Procura di Bergamo, sottolineando secondo quanto riportato dal Corriere della Sera che l'indagato avrebbe cercato di "ritagliarsi subito un ruolo da protagonista"
Il caso del telefono bianco
Nel quadro delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Bergamo sulla profanazione della tomba di Pamela Genini, un ruolo centrale è stato assunto dal cosiddetto "telefono bianco" di Francesco Dolci. L'apparecchio, descritto dall'indagato come la propria «cassaforte dei segreti», conterrebbe l'archivio completo delle chat e dei messaggi scambiati con la vittima a partire dal 2020, oltre a presunti elementi probatori che l'uomo asseriva di voler presentare per fare luce sul delitto.
Il 6 maggio 2026, nel corso delle perquisizioni domiciliari eseguite dai Carabinieri che hanno portato al sequestro di altri due telefoni cellulari e di un grosso coltello da lavoro, il dispositivo mobile di colore bianco non è stato rinvenuto. Dolci ha inizialmente giustificato la mancanza dichiarando agli inquirenti di averlo smarrito fortuitamente all'interno di un bar di Bergamo per via dello stato di forte agitazione legato alla notifica del proprio avviso di garanzia. La versione dello smarrimento è stata accolta con scetticismo dagli investigatori e contestata pubblicamente dai familiari della vittima, che l'hanno considerata un tentativo di inquinamento delle prove.
Dopo essere risultato introvabile per circa tre settimane, il 5 giugno 2026 Dolci si è spontaneamente presentato presso la Questura di Milano per consegnare il telefono bianco, in concomitanza con l'avvio degli accertamenti tecnici irripetibili sugli altri dispositivi già sequestrati. L'indagato ha negato di aver occultato deliberatamente lo smartphone, dichiarando a mezzo stampa di averlo voluto sottrarre alla disponibilità dei consulenti legali dell'omicida Gianluca Soncin per tutelare la memoria della vittima. Il dispositivo è stato posto sotto sequestro giudiziario per essere sottoposto ad analisi forense a partire dall'11 giugno 2026.
Note
Voci correlate Femminicidio Codice Rosso (legge)
Genini Genini Genini