La sede della Società Minerva Medica è un edificio situato a Torino, in corso Bramante n. 83-85 (quartiere San Salvario al confine con l'AOU Città della Salute e della Scienza del quartiere Nizza Millefonti), progettato da Gino Becker e Augusto Romano.

Storia e descrizione Realizzato nel 1949 con la doppia destinazione di sede della casa editrice Minerva Medica, attiva nel campo medico, e di residenza dei committenti, l'edificio si avvicina per tipologia funzionale alla Bottega d'Erasmo di Roberto Gabetti e Aimaro Isola, anch'essa progettata con una simile funzione. Considerata da Giovanni Astengo, al momento della sua costruzione, come una delle eccezioni nella produzione architettonica torinese del dopoguerra, periodo caratterizzato da un ruolo preminente delle imprese edili nella progettazione degli immobili e ormai lontano dal fertile clima artistico cittadino degli anni Trenta, l'opera, nel corpus di Becker, è considerata quella meno vicina e rappresentativa del suo stile personale e più vicina alle idee di Augusto Romano, con il suo disegno nitido, essenziale e privo di ostentazioni. La mano di Becker si vede soprattutto nelle finiture e nei dettagli, che si avvicinano allo spirito delle costruzioni nord europee. L'opera è stata inoltre letta come un esempio tipico del razionalismo piemontese, caratterizzata da una revisione dello stile fondata su misura, buon gusto e comfort.

La facciata è impostata su un basamento di due piani, rivestito fino al livello degli uffici e sul contorno esterno in marmo di colore verde, materiale che incornicia anche le logge dei piani superiori. Le incorniciature delle vetrine e delle finestre degli uffici sono invece in lamiera di anticorodal anodizzato, scelta che, con il cambio di colore a seconda dell'esposizione al sole, concorre a produrre un effetto mutevole sulla facciata. Ai piani superiori le pareti esterne sono rivestite in tesserine di ceramica di colore grigio chiaro. Il prospetto si fonda su una sottile intelaiatura di facciata, dove la trama degli scomparti e delle vetrate si lega in prima battuta al disegno delle balconate e, in posizione arretrata rispetto a queste, alla scansione dei serramenti.

I piani alti destinati a residenza vengono distinti dai piani dedicati agli uffici attraverso una sorta di avancorpo centrale formato da una successione di balconi continui, collegati in verticale da una griglia di montanti in ferro grigio chiaro che risultano in continuità con il disegno delle ringhiere. La distinzione tra il basamento marmoreo dei due piani degli uffici e la soluzione adottata per i piani residenziali concorre a dare l'idea di nitidezza del prospetto, idea alla quale contribuisce anche il coronamento dell'edificio, con la sua articolazione di elementi orizzontali e verticali e con il rapporto tra gli esili pilastri e le sottili travi che concorrono a dare l'immagine di un disegno spaziale all'interno del prospetto dell'edificio.

Dal punto di vista degli interni, gli ambienti della casa editrice erano organizzati autonomamente rispetto all'ingresso e all'organismo delle abitazioni: comprendevano un atrio, un grande negozio al piano terreno alto due piani, una biblioteca, uffici al primo piano e un magazzino nel seminterrato. La scala per i piani superiori fu chiusa con una vetrata composta da elementi in cemento gettato e telai metallici con sportelli apribili a bilico verticale, mentre l'ultimo piano fu sistemato come terrazza-giardino con una sala dedicata alle feste.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Categoria:Architetture di Gino Becker Categoria:Architetture razionaliste di Torino Categoria:Architetture di Augusto Romano