Cristo risorto appare a santa Teresa è un dipinto a olio su tela (298 × 202 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, intorno al 1634. Appartenente alle collezioni del Museo del Louvre, dove è registrato con il numero d'inventario B 51, è conservato in deposito a lungo termine presso il Museo Granet di Aix-en-Provence, dove compare con il titolo Le Christ apparaissant à sainte Thérèse.
Il dipinto fu eseguito nel 1634 su commissione di Barthélémy Lumague, uomo d'affari italiano residente a Lione, attivo come finanziere e mercante, per la cappella di famiglia nella chiesa dei Carmelitani scalzi di Lione.. Storia Nella Felsina pittrice, Malvasia cita il dipinto sotto l'anno 1634: «Una tavola nella quale N.S. mostra a S. Teresa la gloria del Paradiso al sig. Gio Lumaga, & è in Lione di Francia nella chiesa degli Scalzi.».. L'identificazione del committente con Giovanni Lumague fu tuttavia corretta da Mahon, che riconobbe nel committente il fratello Barthélémy, fondatore della cappella nel 1627.
La commissione dell'opera è documentata anche nel Libro dei contiIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore del pittore, Paolo Antonio Barbieri, dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666., dove sono annotati due pagamenti. Il primo, in data 5 gennaio 1634: «Dal Sig:r Lodovico Mastri si è riceuto ducatoni cento per caparra di una Santa Teresia per il Sig:r Lumaga di Lione di Francia dacordo in ducato:ni 400 et detta caparra, fano di nostra moneta Schudi 1311/2»..
Il secondo pagamento è registrato in data 18 agosto 1634: «Dal Sig:r Ludovico Mastri di Bologna si è riceuto duc.ni 300 per intiero pagamento del Quadro della Santa Teresia fatto per il Sig:r Bartolomeo Lumaga di Lione di Francia, dacordo in ducat:ni 400 questi fano in tutto Schudi 405»..
La scheda del Louvre precisa che il dipinto fu eseguito nel 1634 su commissione di Barthélémy Lumague per ornare la cappella della sua famiglia nella chiesa dei Carmelitani scalzi di Lione. In seguito l'opera entrò nelle collezioni statali francesi: fu concessa alla città di Aix con decisione del 10 luglio 1821, registrata nell'inventario supplementare B del 1824 con il numero 51 e nuovamente iscritta nell'inventario MR del 1832 con il numero 4908. Fu catalogata nel Museo Granet da Henri Pontier nel 1900.. Di proprietà del Département des Peintures del Louvre, è attualmente in deposito a lungo termine presso il Museo Granet di Aix-en-Provence.. Il committente La scelta del Guercino come autore del dipinto fu probabilmente suggerita a Barthélémy Lumague dal cardinale Bernardino Spada. Lumague, uomo d'affari italiano residente a Lione, attivo come finanziere e mercante, era già entrato in rapporto con Spada in occasione dell'acquisto del Ratto di Elena di Guido Reni. Il dipinto era stato eseguito per Filippo IV di Spagna, ma, non essendo stato raggiunto un accordo sul prezzo con gli emissari del sovrano, era rimasto invenduto. Spada ne aveva allora suggerito l'acquisto alla regina madre Maria de' Medici; le trattative furono seguite da un «mercante di Lione», che anticipò il denaro per conto della sovrana e che Mahon identifica con lo stesso Barthélémy Lumague..
Dopo l'esilio di Maria de' Medici nel 1631, il Ratto di Elena rimase nelle mani del mercante lionese. Lo stesso Spada aveva inoltre suggerito alla regina di affidare al Guercino l'esecuzione della Morte di Didone, destinata a fare da pendant al dipinto di Reni. In questo contesto appare plausibile che Lumague, dopo aver predisposto la cappella di famiglia nella chiesa dei Carmelitani scalzi di Lione, si sia nuovamente rivolto al cardinale per la scelta del pittore..
Il dipinto, commissionato nel 1634, rimase presso il cardinale Spada fino al 1638, prima di giungere a Lione; fu il primo dipinto del Guercino di cui sia documentato l'arrivo in Francia e rimase visibile e apprezzato a Lione fino alla Rivoluzione francese. Descrizione Il dipinto raffigura Cristo risorto che appare a santa Teresa d'Avila. Cristo occupa il centro della composizione, in piedi, avvolto in una veste rossa e in un ampio mantello azzurro; con la mano destra sollevata indica la visione celeste che si apre nella parte superiore della tela. Ai suoi piedi, santa Teresa è inginocchiata in abito carmelitano, con le mani raccolte sul petto e lo sguardo rivolto verso Cristo in atteggiamento orante.
La visione celeste è introdotta dall'angelo di sinistra, sospeso a mezz'aria con il braccio levato, mentre a destra un'altra figura alata assiste all'apparizione. Nella parte alta del dipinto, tra le nubi, compare la gloria del Paradiso, con Dio Padre, la colomba dello Spirito Santo e gruppi di angeli e cherubini. Sullo sfondo, a sinistra, si intravede una struttura in pietra, forse allusiva al sepolcro di Cristo, coerente con il tema dell'apparizione del Risorto. Stile Il dipinto appartiene a una fase in cui il Guercino appare progressivamente attratto da un approdo classicista, pur senza aderirvi ancora in modo pieno. Cesare Gnudi descrive questo momento come un avvicinamento a una sponda alla quale il pittore sembra non voler giungere, ma alla quale finirà fatalmente per approdare.. In questo passaggio si inserisce anche il confronto con Guido Reni, che Luigi Salerno considera centrale per comprendere l'evoluzione stilistica del pittore negli anni trenta del Seicento.
L'opera rientra nella prima fase del periodo tardo del Guercino, che Denis Mahon fa coincidere con il decennio 1632-1642,. ed è stata definita da David M. Stone un'importante pala d'altare.. L'avvicinamento agli ideali classici non comportò tuttavia una piena adesione al modello reniano: Daniele Benati ha sottolineato il carattere autonomo di questo percorso, richiamando il giudizio attribuito allo stesso Reni, secondo cui Guercino era un grande colorista, ma non «raffaellizzava»..
Si ricava l’impressione che quel carattere che potrebbe quasi apparire come una nota francese derivi in realtà dal classicismo sobrio e relativamente austero della composizione; non si può inoltre escludere che alcuni artisti francesi, potendo vedere pubblicamente il dipinto, lo abbiano osservato con particolare interesse. È però significativo che la prima idea concepita da Guercino per questo soggetto, poi presto abbandonata, prevedesse una soluzione più drammatica e barocca: l’episodio dell’angelo che trafigge il cuore della santa con una freccia, motivo che sarebbe stato reso celebre più tardi da Bernini.. Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti ad Aix-en-Provence Categoria:Dipinti su santa Teresa d'Avila Categoria:Dipinti sulla resurrezione di Gesù